Giuliano Ferrara ringrazia i Centri di Aiuto alla Vita

Per aver salvato 65.000 bambini destinati ad essere abortiti

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LORETO, giovedì, 25 novembre 2004 (ZENIT.org).- Intervenendo il 19 novembre a Loreto al dibattito sul tema “Laici e cattolici di fronte al valore della vita umana” organizzato dai Centri di Aiuto alla Vita (CAV), Giuliano Ferrara, direttore de “Il Foglio”, ha ringraziato i volontari del movimento, per aver fatto nascere:“Una piccola città, ma benedetta città, dove abitano decine di migliaia di bambini nati invece che non nati”.



Ferrara ha fatto riferimento a quei 65.000 bambini che erano destinati ad un’interruzione di gravidanza e che invece, grazie alle attenzioni dei CAV, sono vivi e vegeti.

I Centri di Aiuto alla Vita, nati a Firenze nel 1975, sono oggi in Italia oltre 240, e si calcola che ogni anno assistano circa 15.000 donne molte delle quali vengono ospitate nelle case di accoglienza o presso famiglie o in case in affitto.

“Questo fatto è un fatto di valore nazionale e civile, - ha continuato il direttore del quotidiano “Il Foglio” - oltre che l’espressione di una passione di fede religiosa e naturalmente fortemente integrata con la tradizione e la dottrina e la cultura dei cattolici. Queste persone dovrebbero essere ricevute al Quirinale per essere premiate…”

“E quale laico, quale istituzione laica, quale presenza laica, in una società di antichissima civiltà come la società italiana, può negare questo valore?”, ha sottolineato Ferrara.

In merito ad una certa cultura che ha cercato di respingere le argomentazioni in favore della vita Ferrara ha spiegato che “il dovere di un giornalista laico credo sia quello di alimentare il dialogo, non di negarlo, di riconoscere valore all’interlocutore, non di negarglielo a priori, pregiudizialmente, negandogli il diritto di presenza, di visibilità, di parola!”.

“Mi inquieta – ha precisato Ferrara – l’idea che la Chiesa non sia considerata, come è, una grande fabbrica di cultura e di valori a disposizione della società laica per il confronto. Insomma, una importante cattedra”.

“Se nel mondo un vescovo, un cardinale, un prefetto di una congregazione pensa e dice ciò che pensa, perché mai la cultura laica dovrebbe con condiscendenza trascurare, emarginare, considerare questo pensiero indegno di circolare, di entrare sulle prime pagine dei giornali, nelle trasmissione televisive?”.

“Trovo allarmante – ha concluso il noto giornalista – la chiusura della laicità e il suo diventare una ideologia. Trovo allarmante un mondo secolarizzato che diventa una ideologia, non una occasione di libertà di confronto fra soggetti diversi che vivono autonomamente, liberamente nella società”.