Giunge dal carcere la Buona Novella

Don Virgilio Balducchi, ispettore generale dei Cappellani d'Italia, racconta il lavoro nelle carceri

Roma, (Zenit.org) Antonio Gaspari | 313 hits

“Bisogna smetterla di parlare delle cose che non vanno, bisognerebbe invece sottolineare le tante cose belle che stanno succedendo”. Lo ha detto a ZENIT don Virgilio Balducchi, ispettore generale dei cappellani d’Italia, in occasione del Convengo nazionale che ha riunito in questi giorni, alla ‘Fraterna Domus’ di Sacrofano, oltre 200 Cappellani carcerari. Il tema scelto per il convegno nazionale 2013 è stato “Giustizia: pena o riconciliazione. Liberi per liberare”. 

Sono circa 230 i cappellani che lavorano nelle prigioni italiane. Don Virgilio ha spiegato che ci sono tantissimi progetti per l’accoglienza ed il recupero delle persone che hanno sbagliato strada ed hanno commesso reati. Inoltre, si contanto più di 70 luoghi di accoglienza in Italia per detenuti e i loro familiari. Si tratta di centri gestiti dai cappellani, in cui lavorano persone uscite dal carcere, in affidamento, in detenzione o agli arresti domiciliari.

L’anno scorso tra familiari ed ex detenuti questi centri hanno accolto più di mille persone. I costi sono contenuti grazie alla grande partecipazione di volontari, e sono coperti al 50% dalla generosità della gente.

Nel corso dell’intervista a ZENIT, don Virgilio ha voluto sottolineare quanto le parole ed i gesti di Papa Francesco stiano aiutando molte persone a ritrovare "un padre misericordioso che gli è vicino". "Stiamo assistendo ad un fenomeno singolare", ha precisato il sacerdote, da quando è stato eletto Papa Francesco, “i detenuti hanno cominciato a scrivergli lettere”

Finora sono oltre 600 i detenuti che hanno scritto al Pontefice, in grande maggioranza persone i quali lontane dalla Chiesa cattolica, anzi… Si tratta di un grande cambiamento, una stima nei confronti del Papa e un'apertura al dialogo che porta moltissima gente ad avvicinarsi a Dio.

“In queste lettere, moltissimi raccontano di aspettare con trepidazione di vedere il telegiornale della domenica per sapere cosa ha detto il Papa prima dell’Angelus” ha affermato don Virgilio. In alcune lettere, hanno scritto che "Francesco ci riempe il cuore”

“Una certa sensibilità per le parole dei Papi c’è sempre stata – ha precisato il sacerdote – ma è evidente che il linguaggio di Papa Francesco è semplice, evangelico e tocca il cuore”. “Giovanni Paolo II era ascoltatissimo - ha ricordato - anche Benedetto XVI gode tutt’ora di grande stima, ma Francesco, con la sua attenzione verso chi non sta bene, sta facendo breccia, apre il cuore”.

Il suo approccio nei confronti delle persone ha cambiato il modo di sentire: “Sono numerose le persone che si sono allontanate dalla Chiesa - ha osservato don Virgilio - battezzati che sono però freddi, per lo più non praticanti che stanno tornando.  Ci sono agenti di custodia, giudici, magistrati, avvocati che ci dicono: con questo Papa possiamo ragionare. La semplicità evangelica di Papa Francesco li sta riconquistando”.  

“Inoltre – ha affermato don Virgilio – c’è un fenomeno che direi provvidenziale, ovvero che, essendoci all’interno della prigione persone di fedi diverse, ha fatto si che alcuni cattolici si siano sentiti sfidati a capire, approfondire e testimoniare di essere cristiani”.

“Le differenze religiose infatti ci sfidano ad essere più aperti e possono favorire il dialogo se sono aiutate” ha affermato l'ispettore dei Cappellani carcerari d'Italia. “Sono diverse le lettere di musulmani inviate al Pontefice. Gli autori dicono chiaramente di essere di un'altra fede ma confessano di sentirsi molto vicini a Papa Francesco”. “La vicinanza e la solidarietà abbattono le divisioni ideologiche, d’altro canto – ha concluso - se non si ha questa attenzione nei confronti dei credenti di altre religioni possono nascere conflitti”.