Giuseppe e Maria: un modello di coppia per tutti noi

Nel suo libro "Sulle vie della speranza", Lia Beltrami attualizza l'esperienza di vita della Sacra Famiglia

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di Gaia Bottino

FIUGGI, domenica, 29 luglio 2012 (ZENIT.org) – Come può la famiglia di oggi avvicinarsi al modello di unione e fedeltà rappresentato da Giuseppe e Maria nella Nazaret di duemila anni fa? Nel suo ultimo libro, dal titolo Sulle vie della speranza, la regista e scrittrice Lia Giovanazzi Beltrami ha dimostrato come le storie di sofferenza e di emarginazione della società contemporanea possano intrecciarsi con le vite di Maria, Giuseppe e Gesù.

Giuseppe e Maria, per poter comprendere il grande mistero della loro missione e di quella del loro Figlio, hanno percorso un cammino che ogni persona attraversa nell’arco della propria esistenza per poter arrivare alla verità.

Alla presentazione del libro Sulle vie della speranza erano presenti, oltre all’autrice, la Presidente del Fiuggi Family Festival Antonella Bevere Astrei, la responsabile dell'Ufficio Stampa delle Edizioni Paoline, Suor Beatrice Salvioni e la neuropsichiatra e parlamentare Paola Binetti.

Suor Beatrice Salvioni ha voluto porre l’attenzione su come la famiglia di Nazaret possa essere rappresentata, così come ha fatto l’autrice del libro, in maniera concreta e umana: ieri come oggi, sono tante le famiglie che provano sulla loro pelle l’esilio, l’emarginazione ma anche la possibilità del dialogo e della solidarietà con il prossimo. Il dolore, la gioia, l’amore, sono sentimenti universali e immutabili sia per gli individui di 2000 anni fa, che per quelli di oggi.

L’autrice a sua volta, ha evidenziato come tutto il Vangelo nasca grazie alla Sacra Famiglia: una famiglia provata dalla sofferenza ma che ha dato una luce diversa al concetto di amore. Per il Vangelo infatti, la famiglia prende vita ogni qualvolta si crea una comunità.

La scrittrice si è poi soffermata sul rapporto di coppia tra Giuseppe e Maria: “Si pensa alla loro unione come ad un obbligo – ha detto Lia Beltrami –. In realtà per l’ebraismo era vietato il matrimonio imposto ed era essenziale che la donna scegliesse liberamente di trascorrere il resto della sua vita con il suo futuro marito. Nel momento più difficile poi, quando Giuseppe scopre la gravidanza di Maria, l’uomo prova un dolore immenso nel dover ripudiare la sua sposa ma poi, nel cuore della notte, capisce che grazie alla forza di Dio, è possibile superare le barriere imposte dalla cultura e dalle leggi del tempo”.

Le storie di Sulle vie della speranza intrecciate con quella della Sacra Famiglia, sono testimonianze di vita attuali: il cammino di un padre e una figlia nel deserto alla ricerca del monastero di Deir Mar Musa, un luogo dedicato principalmente al dialogo interreligioso con il mondo musulmano; il viaggio di Mamadù, un giovane senegalese che abbandona il suo Paese per raggiungere l’Italia: per due anni, si ritrova a vivere all’interno di una grotta e solo dopo immani sofferenze incontra negli occhi di una ragazza italiana, lo sguardo di un amore destinato a durare per tutta la vita. Con uno stile comunicativo ed efficace, Lia Beltrami fa emergere un mosaico di speranza: se volgiamo gli occhi al cielo nei momenti di difficoltà, possiamo superare qualsiasi ostacolo.

Una nota a parte merita la copertina del libro, in cui sono ritratti due contadini: “Gli elementi della vita contadina sono presenti anche nelle esistenze di Giuseppe e Maria - ha evidenziato l’autrice -. La sapienza profonda, la pazienza, saper seminare e attendere il corso delle stagioni. Oggi le famiglie si sgretolano proprio perché non si è più disposti ad accogliere l’altro e a saperlo accettare anche nei momenti in cui l’amore lascia ferite profonde. È con questo spirito che si può trarre un finale positivo da ogni storia”.

L’on. Binetti, piacevolmente colpita dalle storie raccontate dalla Beltrami, si è dimostrata convinta che metter su famiglia non significa essere i protagonisti di un romanzo rosa: “Si pensa che un sogno d’amore sia più bello senza le difficoltà – ha detto la Binetti -. Ma la vera bellezza risiede nella consapevolezza che il modello della famiglia di Nazaret non è un modello irraggiungibile. C’è un immenso bisogno tuttavia della Grazia che permetta di superare ogni fatica. Sarebbe meraviglioso se questo libro venisse letto durante i corsi di preparazione al matrimonio per insegnare ai futuri coniugi la fiducia alimentata dalla verità”.

Al termine della presentazione, la scrittrice ha voluto condividere con i presenti un episodio significativo della sua storia personale: “I miei genitori festeggiano quest’anno cinquant’anni di matrimonio - ha raccontato -. Ma non è stato sempre rose e fiori: venticinque anni fa, mio padre se ne andò di casa e per ben dieci anni continuò la sua vita lontano da mia madre. Mia mamma, nonostante il dolore, continuò a portare la fede al dito ed aspettò che mio padre, un giorno o l’altro, tornasse dalla sua famiglia. E così è stato. L’amore paziente ha dato la forza a mia madre di far germogliare dei fiori nel deserto più arido”.