Giuseppina Suriano, una vita offerta per la santificazione dei sacerdoti

Giovanni Paolo II la beatificherà domenica prossima a Loreto

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CITTA’ DEL VATICANO, giovedì, 2 settembre 2004 (ZENIT.org).- Era bella, avvenente, radiosa, buona, voleva farsi suora ma la famiglia la voleva maritare, e lei dedicò tutta la sua vita a Cristo ed alla Chiesa.



E’ la storia di Giuseppina Suriano, conosciuta come Pina, che domenica prossima, 5 settembre, il Pontefice Giovanni Paolo II beatificherà a Loreto.

Pina Suriano nasce nel 1915 a Partinico, un paese in provincia di Palermo. Nel 1919 la mamma la affida alle cure delle suore che operano nel Collegio di S. Antonio. Nel 1925 entra nell’Azione Cattolica (AC), dove matura, nell’intero corso della sua vita, numerose ed intense esperienze formative e di apostolato.

Inizia a frequentare il corso di ricamo presso le Suore del Collegio di S. Antonio. La presenza in parrocchia, l’impegno nell’AC, la totale dedicazione a Gesù, coronata da una personale consacrazione al suo “amore”, segnano la sua vita in maniera sempre più marcata e in modo definitivo.

Il 19 maggio del 1950 muore, dopo una lunga malattia. A Partitico si diffondono le prime manifestazioni di popolo che “riconoscono” in Pina una donna straordinaria.

Nel 1948 fondò l’associazione Figlie di Maria e fu presidente di questa nuova associazione fino alla morte.

La Beata pose a fondamento del suo apostolato la preghiera, i sacrifici, la S. Messa, la comunione e la meditazione quotidiana; studiando la parola dì Dio e seguendo il magistero ecclesiastico.

A dimostrazione che l’impegno religioso di Pina scaturiva da una precisa e convintissima scelta di vita, si pone il voto dì castità che ella fece il 29 aprile 1932 nella chiesetta delle Figlie della Misericordia e della Croce.

Le parole che ella pronunciò e volle scrivere sul suo diario in quel giorno sono le seguenti: “In questo giorno solenne, Gesù mio, io voglio unirmi più a te e prometto di mantenermi sempre più pura, più casta per essere un giglio candido degno del Tuo giardino”.

La serietà del voto si deduce anche dal fatto che Pina lo rinnovava mensilmente, con il permesso del direttore spirituale, e che coerente al voto emesso, con garbo ma fermamente, respingeva le diverse proposte di matrimonio che più di un giovane, conquistato dalla sua grazia ed anche dalla sua avvenenza, le rivolse.

Diversi furono i tentativi fatti da Pina per realizzare il suo desiderio di farsi suora, ma si trovò dinanzi a insormontabili difficoltà.

Mentre pregava, sperando di ottenere la benedizione dei suoi genitori, per poter abbracciare la vita religiosa, partecipava anche con spirito ecclesiale, alla vita della parrocchia e della diocesi; sia come socia e dirigente dell’AC, sia come presidente della Pia Unione delle Figlie di Maria.

Vistasi preclusa ogni via alla vita religiosa, Pina volle dare a Gesù l’ultima prova del suo immenso amore ed il 30 marzo 1948, insieme ad altre tre compagne, si offriva come vittima per la santificazione dei sacerdoti.

Nel marzo del 1948, fu colpita da una forma di artrite reumatica così violenta da causare quel difetto cardiaco che l’avrebbe portata alla morte.

Fino all’ultimo continuò a spandere sublimi esempi di perfezione, morì improvvisamente per infarto il 19 maggio 1950.