Giusto finanziare l'aborto? In Svizzera si vota

Domenica l'elettorato elvetico si pronuncerà su un'iniziativa popolare che chiede una modifica costituzionale, nel senso di non più riconoscere la copertura con l'assicurazione sanitaria obbligatoria delle spese per aborto e embrioriduzione

Roma, (Zenit.org) Giuseppe Rusconi | 273 hits

Tra gli oggetti sottoposti domenica 9 febbraio al giudizio dell’elettorato svizzero due sono di particolare rilievo: l’iniziativa popolare “contro l’immigrazione di massa”, che tra i partiti gode in particolare del consenso dell’Unione democratica di centro (destra moderata) e della Lega dei Ticinesi (le Chiese sono contrarie) e l’iniziativa popolare denominata “Il finanziamento dell’aborto è una questione privata”. Di quest’ultima ci occupiamo nelle righe che seguono.

La situazione attuale 

Dal 1942 al 2002 l’aborto era permesso solo nel caso di minaccia grave per la vita della madre. Nel giugno 2002, con una maggioranza del 72,2%, il popolo svizzero ha approvato la “soluzione dei termini”, depenalizzando l’aborto, chiesto dalla madre, nelle prime dodici settimane di gravidanza. Le spese mediche connesse sono coperte dall’assicurazione sanitaria obbligatoria (oggi tra 500 e 900 euro in media per intervento). Il numero di aborti è restato stabile, attorno alle dodicimila unità per anno.

L’iniziativa popolare

Sottoscritta da circa 110mila cittadini, l’iniziativa chiede la modifica dell’art.117 della Costituzione federale, con l’aggiunta di un capoverso 3 nuovo, del seguente tenore: “Fatte salve rare eccezioni legate alla madre, l’interruzione di gravidanza e l’embrioriduzione non sono incluse nell’assicurazione obbligatoria” (embrioriduzione: soppressione di uno o più embrioni in caso di gravidanza multipla). E’ stata promossa da un comitato interpartitico con politici dell’Unione democratica di centro, democristiani, evangelici (i protestanti sono però divisi) e due appartenenti al partito radicale democratico svizzero (centro-destra).

Il ‘no’ del Governo e della maggioranza del Parlamento 

Per il Consiglio federale (governo nazionale) “l’iniziativa vuole rimettere in questione un’importante conquista sociale” (NdR: da evidenziare il termine usato, conquista). Affermazione ribadita nel libretto di istruzioni per il voto: “Non è auspicabile modificare un modello che funziona e che rappresenta una conquista sociale fondamentale approvata da oltre il 72% dei votanti nel 2002”.

Il Consiglio nazionale (Camera dei deputati) si è schierato contro l’iniziativa con 155 voti contro 33 e 7 astensioni. Il Consiglio degli Stati (Senato) ha fatto lo stesso con 37 voti contro 5.

A favore dell’iniziativa solo la maggioranza dell’Unione democratica di centro, deputati della Lega dei Ticinesi, alcuni democristiani, alcuni evangelici (protestanti). Da notare che il congresso del Partito democristiano svizzero si è espresso contro l’iniziativa con 180 voti contro 28 e 6 astensioni.

Il ‘no’ di ‘Amnesty International’

Molto significativo quanto dichiarato da Stella Jegher, coordinatrice dei “Diritti delle donne e questioni di genere” di Amnesty International sezione svizzera: “L’iniziativa minaccia i diritti fondamentali. Il diritto di tutte le persone di beneficiare del miglior stato di salute possibile, come è definito dall’Organizzazione mondiale della Sanità, si applica anche alla sessualità, alla gravidanza e alla maternità. Ogni Stato ha il dovere di garantirlo. Nessuno può essere oggetto di discriminazione nella sua applicazione. (…) Lo scopo dell’iniziativa è limitare il diritto delle donne all’autodeterminazione nel campo della sessualità, della gravidanza e della maternità, e stigmatizzare l’aborto legale”.

L’appello del Comitato interpartitico promotore dell’iniziativa

Si riassume in tre punti:

- L’assicurazione malattia dovrebbe guarire e salvare vite, non finanziare l’omicidio.

- In questioni di coscienza la solidarietà ha i suoi limiti: nessuno deve essere obbligato a cofinanziare l’aborto contro la propria etica o morale.

- L’iniziativa salva 1000 bambini ogni anno e ripristina la libertà di coscienza.

Domenica 9 febbraio vedremo se gli svizzeri saranno stati sensibili a sufficienza a tali argomentazioni. 

(Fonte: www.rossoporpora.org)