Gli Arcangeli rendono palpabile la presenza divina sulla terra

Se invocati hanno la capacità di aiutare a discernere tra il bene e il male

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di Pietro Barbini

ROMA, sabato, 29 settembre 2012 (ZENIT.org) – Oggi la Chiesa celebra la festa dei Santi arcangeli Michele, Raffaele e Gabriele. Gli arcangeli, figure presenti sia nell’ebraismo che nella religione islamica, sono una sorta di angeli “superiori”, non a caso collocati nelle sfere più alte delle gerarchie angeliche, attraverso i quali opera lo spirito Santo. Questi “angeli”, spesso nell’iconografia rappresentati con grandi ali e molti occhi, hanno il compito di “gestire, coordinare e distribuire” la luce divina, che loro stessi riflettono essendo in continua contemplazione del volto di Dio, e dunque, rendere percepibile l’azione salvifica del creatore sulla terra. Gli arcangeli, in sostanza, come indica lo stesso termine (composto dalle parole greche "archein", comandare, e "anghelos", angelo), servendosi degli angeli delle schiere inferiori, dei quali sono messi a capo, si preoccupano e dispongono che il “disegno divino” prenda concretamente forma.

L’angelologo Haziel, dopo un approfondito studio sui testi della cabala e della dottrina ebraica, riporta i nomi di 9 arcangeli (Metatron, Raziel, Binael, Hesediel, Camael, Raffaele, Haniel, Michele e Gabriele), che presidierebbero l’attività dei 9 cori celesti, più un decimo, Sandalphon, che, secondo la cabala, sarebbe preposto alla “sfera energetica” della Terra. Nonostante la Chiesa riconosca l’esistenza di migliaia di angeli, autorizza solamente il culto di Michele, Raffaele e Gabriele, in quanto sono gli unici ad essere citati esplicitamente nella Bibbia.

San Michele, infatti, è presente con molteplici nomi, “Angelo del Signore”, “Angelo dell’Eterno”, “Angelo della sua presenza”, “Angelo dell'alleanza”, solamente nella lettera di Giuda però viene definito “Arcangelo”. Tradizionalmente è considerato il capo supremo degli angeli, principe e comandante delle milizie celesti (nel libro di Giosuè si presenta come “il capo dell’esercito dell’Eterno” e nel libro di Daniele viene chiamato “il gran principe”), colui che ha sconfitto Satana e le sue schiere, precipitandole sulla terra. Il suo nome, che in ebraico significa “chi è come Dio?”, è la frase pronunciata contro gli angeli ribelli di Lucifero. Nell’Apocalisse è sempre l’arcangelo Michele a guidare gli angeli in battaglia contro il “dragone”, che simboleggia Satana; per questi fatti è considerato il sommo guerriero, protettore dei cristiani e della Chiesa, simbolo della lotta del bene contro il male, portatore della luce della conoscenza ed emblema di giustizia (nell’iconografia orientale è spesso raffigurato con in mano una bilancia, piuttosto che la spada).

Gabriele, invece, che significa “Dio è la mia Forza”, è colui che rivela a Daniele i segreti del piano di Dio (Dn 8,16), annunzia a Zaccaria la nascita del Battista (Lc 1,11) e alla vergine Maria quella di Gesù (Lc 1, 26). Inoltre, secondo la tradizione, fu lui ad apparire ai pastori, annunciando la nascita del “salvatore”, e a confortare Gesù nel Getsemani. Nell’apocalisse ebraica, invece, appare come l’angelo del castigo, o della morte (definito “principe del fuoco”), mentre la tradizione islamica lo colloca a capo di tutti gli angeli (si dice abbia dettato il Corano a Maometto).

Raffaele, dall’ebraico “Dio guarisce”, accompagna e custodisce Tobia nel suo lungo viaggio, caccia i demoni dalla futura moglie Sara e guarisce il padre cieco (appare anche con gli altri 2 arcangeli per guarire Abramo); in virtù di questi fatti è considerato l’angelo guaritore e invocato contro le malattie dell’anima e del corpo, protettore dei pellegrini, dei farmacisti e dei fidanzati.

E’ interessante notare che in origine il 29 settembre veniva celebrato unicamente San Michele arcangelo, il cui culto gode di una tradizione secolare senza pari. Don Marcello Stanzione, in un suo articolo, ci fa notare come il culto di san Michele sia legato sopratutto alla grotta (spesso i santuari a lui dedicati sono stati edificati in luoghi sotterranei o in prossimità di grotte; lo stesso imperatore Costantino fece erigere in suo onore una chiesa sulla grotta della natività, mentre sua madre, sant’Elena, ne costruì una sulla grotta del Santo sepolcro), in quanto, nella teologia cristiana la grotta è da sempre messa in relazione al mistero della presenza divina (essendo il luogo natale, la tomba e dove si manifestò Cristo) e, non a caso, l’arcangelo viene considerato come l’angelo esorcista che scaccia i demoni dalle grotte dove, precedentemente, c’era il culto dei falsi dei pagani (vedi Mitra). Il martirologio romano, non a caso, in questo giorno ricorda la dedicazione della basilica di san Michele sul monte Monte sant’Angelo, considerato uno dei luoghi di culto più antichi della cristianità, la cui montagna è considerata sacra in virtù delle molte miracolose apparizioni dell’arcangelo avvenute nella grotta del Gargano.