Gli insulti del Presidente venezuelano alla Chiesa sono “una coltre di fumo”

Secondo un Vescovo, Chávez porta il Paese al “modello caraibico-comunista”

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CARACAS, lunedì, 23 luglio 2007 (ZENIT.org).- Membri della Chiesa in Venezuela, Vescovi e laici hanno espresso il loro più deciso rifiuto nei confronti delle accuse che il Presidente Hugo Chávez ha rivolto ai Vescovi e hanno chiesto di discutere le differenze esistenti circa i piani di riforma costituzionale del Governo.



Il Presidente ha nuovamente insultato la Chiesa il 18 luglio scorso, nel corso dell’atto di trasmissione del mandato del Ministero del Potere Popolare per la Difesa, celebrato nel Patio d’Onore dell’Accademia Militare.

Il Capo di Stato ha detto che Cristo è stato il portatore di uno dei più radicali discorsi anti-imperialisti, anti-egemonici, umanisti e rivoluzionari. “Se Cristo comparisse qui, mio Signore presente in corpo, chi sosterrebbe in Venezuela?”, ha chiesto.

“Nessuno dubiti, io non so cosa accadrebbe ad alcuni Vescovi, ad esempio, non so cosa farebbe Cristo ad alcuni Vescovi che qui in Venezuela si schierano al fianco dei tiranni, di quelli che sfruttano i popoli, di coloro che tradiscono il pensiero e l’opera di Gesù e pugnalano Cristo alle spalle”, ha affermato.

Chávez ha tuttavia manifestato il suo sostegno “al gran numero di parroci e sacerdoti veramente cristiani, che camminano con il popolo, seguono il desiderio popolare, la speranza popolare; quelli sono veri sacerdoti, gli altri sono dei farisei, degli ipocriti, come diceva Gesù stesso”.

Monsignor Ovidio Pérez Morales, presidente del Consiglio Plenario del Venezuela, ha affermato giovedì che le critiche di Hugo Chávez nei confronti del clero “sono una specie di costume presidenziale”.

La cosa importante, ha detto, è concentrarsi sui cambiamenti “trascendentali” alla Costituzione attraverso la Riforma che vuole promuovere l’Esecutivo. “Si cerca di cambiare una Costituzione che è buona e, come ratifica l’episcopato, è una base sufficiente e adatta a promuovere lo sviluppo del Paese in giustizia e libertà. Si cerca una riforma, con dichiarazioni e atti ufficiali, che si suppone si diriga verso l’istituzione di una società socialista, più concretamente verso un modello comunista, il modello caraibico castro-comunista”.

La campagna di discredito contro la Chiesa “non è altro che una coltre di fumo per nascondere qualcosa che è davvero grave, cioè cercare di far regredire la Costituzione verso modelli di tipo totalitario; è questo quello che si sta progettando”.

Monsignor Pérez Morales ha osservato che si tratta di un modello che rappresenta un regresso storico: “stiamo tornando all’epoca degli anni Sessanta, della guerra fredda, di un marxismo che ha dimostrato la sua incapacità di costruire una nuova società”.

Da parte sua, il Consiglio Nazionale dei Laici ha emesso un comunicato in cui si pronuncia sulle critiche ai Vescovi.

Il Consiglio esprime il suo rifiuto “di fronte alle continue e ingiuste aggressioni verso la Chiesa e in sostanza verso i Vescovi” e “completo sostegno e sincera gratitudine all’intera Conferenza Episcopale e a ciascuno dei Vescovi in particolare, con l’Esortazione Pastorale ‘Urgono il Dialogo e la Riconciliazione in Venezuela’ del 7 luglio scorso”.

Questa esortazione è stata la causa scatenante degli ultimi insulti del Presidente Chávez ai Vescovi.

Secondo il Consiglio dei Laici, “quanti si sono espressi con disprezzo e anche cercando di ridicolizzare con un linguaggio denigratore i Vescovi per questo dovere che hanno esercitato, sembrano ignorare il vero significato della dimensione socio-politica di ogni persona umana e della dimensione sociale del cristianesimo e della Chiesa. Il pronunciarsi a favore della verità, della giustizia e della pace va ben oltre a una mera attuazione di partito politico e facendolo i nostri pastori stanno esprimendo il sentire di tutti noi che, come Popolo di Dio, formiamo la Chiesa”.

Viene quindi citato Benedetto XVI nel suo discorso inaugurale di Aparecida: “la Chiesa è avvocata della giustizia e dei poveri, precisamente perché non si identifica coi politici né con gli interessi di partito”, e si riafferma che “la democrazia è il sistema politico più conforme al pensiero cristiano”.

Il Consiglio esprime “profonda preoccupazione” “per la persistenza e l’incremento di gravi problemi sociali nel nostro Paese” e per “tutto ciò che attenta e ferisce i nostri valori democratici, anche disconoscendo e disattendendo la Costituzione”, come “il processo di ideologizzazione del popolo, senza rispetto della pluralità di pensiero; la pretesa di monopolizzare l’istruzione; i soprusi contro la libertà d’espressione; le consegne che esaltano l’odio e la violenza, e, soprattutto, il progetto di una Riforma Costituzionale fatta segretamente alle spalle della società venezuelana e volta al ristabilimento di un sistema socialista basato sulla teoria e la prassi del marxismo-leninismo (Esortazione n. 6-11), contrarie ai principi cristiani”.

Chiede al Governo “di esercitare responsabilmente il suo dovere di garantire le condizioni basiche che permettano alla totalità dei Venezuelani, e non solo a un settore di essi, una convivenza giusta, rispettosa della diversità, che promuova il bene comune e che salvaguardi i principi fondamentali della persona umana e della società”.

Riafferma la sua presenza con tutta la Chiesa “per rispondere all’appello alla pace, alla giustizia, al perdono e alla riconciliazione richiestoci dal Vangelo di Gesù Cristo”.

Riconosce anche “con soddisfazione che il movimento studentesco si è manifestato con coraggio a favore della libertà e della riconciliazione”: “esortiamo i giovani studenti, principali costruttori della società alla quale aneliamo, a portare avanti la loro lotta pacifica per il rispetto dei valori democratici, soprattutto della libertà, dono inerente alla dignità umana”.

Il Consiglio ratifica il suo impegno di “incrementare le attività volte all’educazione di giovani e adulti nei valori e nelle virtù del Vangelo e nei principi della Dottrina Sociale della Chiesa”.

Rivolge un appello “ai laici cattolici del Paese affinché siano attenti agli avvenimenti del futuro e si mantengano vicini alle direttrici della voce della Chiesa per poter discernere alla luce della fede e sotto la guida del Magistero i progetti che devono precedere le decisioni”.

Accoglie infine l’appello dei Vescovi “a intensificare la preghiera per la Solidarietà e la Riconciliazione in Venezuela”, proponendo, insieme ad altre istanze ecclesiali, la celebrazione di una “Giornata Nazionale di Preghiera”, del quale informerà in modo opportuno.