Gli omosessuali? Non la pensano tutti allo stesso modo

Da Franco Zeffirelli a Rupert Everett, sui gay pride, sul matrimonio e sull'adozione, le voci fuori dal coro sono numerose e significative

Roma, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 819 hits

Mentre in Italia ferve il dibattito sul progetto di legge contro l’omofobia e la transfobia, anche tra le persone omosessuali le visioni sono tutt’altro che concordanti. Non tutti gli omosessuali esigono l’acquisizione del diritto al matrimonio e all’adozione e non tutti pretendono di sbandierare pubblicamente il loro orientamento sessuale.

Anzi, sembrerebbe davvero che l’ideologia omosessualista sia portata avanti da una minoranza di persone omosessuali. Né è la prova anche il fatto che, in Francia numerosi gay si siano schierati a favore della Manif pour tous, il movimento che si oppone alla legge Taubira.

Tra questi ultimi, spicca l’associazione Homovox, la cui portavoce Nathalie de Williencourt, ha ricordato una elementare verità: “la coppia omosessuale è diversa da quella eterosessuale. Ed è diversa per un semplice dettaglio: non può dare origine alla vita, per cui ha bisogno di una forma di unione specifica che non sia il matrimonio. Ha bisogno di un’altra cosa perché la realtà delle coppie omosessuali è diversa da quella delle coppie eterosessuali” (cfr Tempi, 11 gennaio 2013).

Far crescere un bambino da un uomo e da una donna, secondo de Williencourt, significa offrirgli “il quadro più naturale e che più infonde sicurezza per crescere e diventare grandi”.

Anche nel jet-set e nel mondo intellettuale, sono molti gli omosessuali dichiarati che non condividono le rivendicazioni e i cambiamenti legislativi di questi ultimi anni.

In ambito cinematografico è emerso il caso dell’attore Rupert Everett che, pur dichiarando che il proprio outing ne aveva compromesso la carriera hollywoodiana, circa un anno fa ha ammesso che “non c’è nulla di peggio che essere cresciuto da due papà gay”, attirandosi una sciame di critiche da parte degli attivisti omosessuali.

In un’intervista al Sunday Times dello scorso settembre, Everett aveva spiegato che la sua opinione era strettamente personale, di non parlare “a nome di della comunità gay” e di non far parte di alcuna “comunità”, in quanto “l’unica comunità cui appartengo è l’umanità”, aveva aggiunto l’attore inglese.

In Italia è piuttosto nota la posizione di Franco Zeffirelli. Il regista di Gesù di Nazareth,omosessuale dichiarato, non ha mai nascosto la sua avversione per i gay pride. “Mai piaciuto mettere in piazza le mie cose segrete. Il movimento gay mi ha sempre fatto schifo”, dichiarò alcuni anni fa (cfr. Il Giornale, 7 giugno 2009).

Nella stessa intervista Zeffirelli aggiunse: “Non vorrei un mondo omosessuale. La donna ha una funzione importante. Ama più di chiunque”.

Meno conosciute al grande pubblico, almeno in Italia, sono le testimonianze del giornalista inglese Andrew Pierce e del filosofo irlandese Richard Waghorne.

In un suo editoriale, pubblicato tre anni fa sul Daily Mail, Pierce, da omosessuale dichiarato, prese le difese di papa Benedetto XVI e della Chiesa Cattolica in genere, in particolare riguardo alla legge britannica che costringe le agenzie d’azione – anche quelle cattoliche – ad affidare i bambini alle coppie gay, andando così contro la propria coscienza e i propri principi.

“Credo che la decisione del Governo di forzare la Chiesa ad adeguarsi alla nuova normativa egualitaria, possa danneggiare i membri più vulnerabili della nostra società, ovvero coloro che i ministri hanno il dovere di proteggere”, scrisse Pierce in quell’occasione, con riferimento ai bambini destinati all’adozione.

Nello stesso editoriale, Pierce ricordava di essere stato abbandonato dalla madre naturale alla nascita, e di essere stato cresciuto in un istituto di suore, prima di essere stato dato in adozione ad una famiglia ferventemente cattolica, verso la quale esprimeva la sua gratitudine per l’amore ricevuto, anche dopo aver loro dichiarato di essere omosessuale.

Pierce precisava di non essere contrario all’adozione da parte di coppie omosessuali, aggiungendo, però che tali coppie non dovrebbero avere ‘corsie preferenziali’ rispetto alle coppie eterosessuali.

Del tutto contrario a matrimonio e adozione da parte dei gay, è invece Richard Waghorne. Due anni fa, sul suo blog, Waghorne scrisse: “Spesso il messaggio, implicito o esplicito, è quello secondo cui essere contro il matrimonio gay, significhi essere in qualche modo anti-gay”.

Molti dei paladini della causa gay, spiega Waghorne, tendono a confondere il “dissenso” con il “pregiudizio”.

“Il matrimonio è di vitale importanza, trattandosi di un contesto in cui i bambini possono essere cresciuti da un uomo e da una donna – scrive ancora Waghorne -. È ovvio che non tutti i matrimoni generano necessariamente dei figli. E inoltre già vi sono coppie dello stesso sesso che hanno adottato bambini. Ma la realtà è che i matrimoni tendono verso l’educazione dei figli, mentre non si può dire lo stesso per i legami tra omosessuali”.

Waghorne afferma anche di non sentirsi “discriminato per non poter sposare qualcuno del mio stesso sesso”, concludendo che “gli interessi dei bambini devono essere prioritari” rispetto a quelli degli adulti.