Glorificate Dio nel vostro corpo, ricorda il predicatore del Papa

Padre Cantalamessa commenta le letture di domenica prossima

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ROMA, venerdì, 13 gennaio 2006 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il commento di padre Raniero Cantalamessa OFM Cap – predicatore della Casa Pontificia¬ – alle letture della Messa di domenica prossima.



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II Domingo del Tiempo ordinario B

(1 Samuele 3, 3b-10.19; 1 Corinzi 6, 13c-15a. 17-20; Giovanni 1, 35-42)

Glorificate Dio nel vostro corpo



Il brano evangelico ci fa assistere al formarsi del primo nucleo di discepoli, dal quale si svilupperà prima il collegio degli apostoli e in seguito l’intera comunità cristiana. Giovanni è ancora sulle rive del Giordano insieme con due discepoli, quando vede passare Gesù e non si trattiene dal gridare di nuovo: “Ecco l’agnello di Dio!”. I due discepoli capiscono e, lasciando per sempre il Battista, si mettono a seguire Gesù. Vedendosi seguito, Gesù si volta e chiede: “Che cercate?”. Gli rispondono, giusto per rompere il ghiaccio: “Maestro, dove abiti?”. “Venite e vedete”, risponde. Andarono, videro e quel giorno si fermarono presso di lui. Quel momento divenne per essi così decisivo per la loro vita che ricordarono perfino l’ora in cui avvenne: erano circa le quattro del pomeriggio.

Nella seconda lettura, S. Paolo illustra un tratto che deve caratterizzare la vita del discepolo di Cristo: la purezza. “Il corpo – dice tra l’altro – non è per l\'impudicizia, ma per il Signore…Glorificate dunque Dio nel vostro corpo”. Trattandosi di un tema così sentito e vitale per la nostra attuale società vale la pena dedicare ad esso l’attenzione.

Forse chi è in grado di capire meglio il discorso sulla purezza sono proprio i veri innamorati. Il sesso diventa “impuro” quando riduce l’altro (o il proprio corpo) a oggetto, a cosa, ma questo è ciò che anche un vero amore rifiuterà di fare. Molti degli eccessi in atto in questo campo hanno qualcosa di artificiale, sono dovuti a imposizione esterna dettata da ragioni commerciali e di consumo. Non è, come si vuole far credere, “evoluzione spontanea dei costumi”, è evoluzione guidata, imposta.

Una delle scuse che più contribuiscono a favorire il peccato di impurità nella mentalità comune e a scaricarlo di ogni respon¬sabilità è che, tanto, esso non fa del male ad alcuno, non viola i di¬ritti e la libertà degli altri, eccetto, si dice, che si tratti di stupro o di violenza. Ma non è vero che il peccato di impurità finisce con chi lo commette. Ogni abuso, dovunque e da chiunque venga com¬messo, inquina l’ambiente morale dell’uomo, produce un’erosione dei valori e crea quella che Paolo definisce “la legge del peccato” e di cui illustra il terribile potere di trascinare gli uomini in rovina (cfr. Romani 7, 14 ss).

La prima vittima di tutto ciò sono proprio i giovani. Fenomeni tanto deprecati, come lo sfruttamento dei minori, lo stupro e la pedofilia, ma anche certe cose atroci commesse non sui minori ma dai minori, non nascono dal nulla. Sono, almeno in parte, il risultato del clima di esasperata eccitazione in cui viviamo e nel quale i più fragili soccombono. Non era facile, una volta che si era messa in moto, fermare la valanga di fango che tempo addietro si abbatté su Sarno e altri paesi della Campania, distruggendoli. Bisognava evitare il disboscamento e altri guasti ambientali che hanno reso inevitabile lo smottamento. Lo stesso vale per certe tragedie a sfondo sessuale: distrutte le difese naturali, esse divengono inevitabili.

Oggi però non basta più una purezza fatta di paure, tabù, divieti, di fuga reciproca tra l’uomo e la donna, come se ognuno dei due fosse, sempre e necessariamente, un’insidia per l’altro e un potenziale nemico, anziché, come dice la Bibbia, “un aiuto”. Bisogna far leva su difese non più esterne, ma interne, basate su convinzioni personali. Si deve coltivare la purezza per se stessa, per il valore positivo che rappresenta per la persona, e non solo per i guai, di salute o di buon nome, a cui espone la sua violazione.

La purezza assicura la cosa più preziosa che c’è al mondo: la possibilità di accostarsi a Dio. “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio”, ha detto Gesù. Non lo vedranno solo un giorno, dopo morte, ma già ora: nella bellezza del creato, di un volto, di un’opera d’arte; lo vedranno nel loro stesso cuore.