Governati dall'etica e dalla solidarietà, non dall'idolatria del denaro!

Nell'Udienza di oggi agli Ambasciatori non residenti presso la Santa Sede, il Papa denuncia i mali economici e antropologici che deformano la società attuale

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 648 hits

Un semplice discorso d’accoglienza è diventato la chiara denuncia di una società che, animata da una “cultura dello scarto”, ha ridotto l’uomo a mero bene di consumo. Papa Francesco approfitta dell’Udienza di questa mattina con gli ambasciatori di Kyrgyzstan, Antigua e Barbuda, Lussemburgo e Botswana, in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali, per lanciare un campanello d’allarme al mondo, parlando di una finanza “deforme” che indebolisce i poveri e arricchisce i ricchi; di “corruzione tentacolare” e di una “volontà di potenza e di possesso” che ha superato ogni limite.

Prima di segnalare i mali che mettono in ginocchio la società del nostro tempo, il Pontefice parte dai risultati positivi raggiunti, che “concorrono all’autentico benessere dell’umanità, nei campi della salute, dell’educazione e della comunicazione”. Tuttavia, sottolinea il Santo Padre, “va anche riconosciuto che la maggior parte degli uomini e delle donne del nostro tempo continuano a vivere in una precarietà quotidiana con conseguenze funeste”.

Aumentano alcune “patologie” di “paura” e “disperazione”, secondo il Papa, le cui conseguenze vanno a toccare la psicologia e i cuori di numerose persone “anche nei Paesi cosiddetti ricchi”.  “La gioia di vivere va diminuendo – osserva - l’indecenza e la violenza sono in aumento; la povertà diventa più evidente. Si deve lottare per vivere, e spesso per vivere in modo non dignitoso”.

Una delle cause, per il Pontefice, è il rapporto malato con il denaro, l’aver accettato “il suo dominio su di noi e sulle nostre società”. È questa l’origine della crisi finanziaria che, “situata in una profonda crisi antropologica”, afferma la “negazione del primato dell’uomo”.

“Abbiamo creato nuovi idoli” afferma duramente Papa Francesco. Come un moderno vitello d’oro, il “feticismo del denaro” e la “dittatura dell’economia senza volto né scopo realmente umano” hanno deformato la finanza e ridotto l’uomo “a una sola delle sue esigenze: il consumo”.

Peggio ancora, insiste il Santo Padre, “oggi l’essere umano è considerato egli stesso come un bene di consumo che si può usare e poi gettare”. Una “cultura dello scarto”, dunque, che porta ad una “deriva” individuale e sociale, che – constata tristemente il Papa – “viene favorita!”.

In tale contesto, “la solidarietà, che è il tesoro dei poveri, è spesso considerata controproducente”, “troppo umana”, quasi una “minaccia”, perché “relativizza il denaro e il potere” e “rifiuta la manipolazione e la sottomissione della persona”.

“Dietro questo atteggiamento - afferma Francesco - si nasconde il rifiuto dell’etica, il rifiuto di Dio”. Come la solidarietà, infatti, “l’etica dà fastidio”. Essa “conduce a Dio”, il quale “si pone al di fuori delle categorie del mercato” ed è quindi “considerato da finanzieri, economisti e politici, come non gestibile” o addirittura “pericoloso”, perché “chiama l’uomo alla sua piena realizzazione e all’indipendenza da ogni genere di schiavitù”.

Il Papa incoraggia pertanto gli esperti di finanza e i governanti dei Paesi a considerare le parole di san Giovanni Crisostomo: «Non condividere con i poveri i propri beni è derubarli e togliere loro la vita. Non sono i nostri beni che noi possediamo, ma i loro» (Omelia su Lazzaro, 1, 6). Sulla scia dell’arcivescovo, Papa Francesco esclama: “Il denaro deve servire e non governare!”. Un’affermazione cruciale che si accompagna all’auspicio che si possa realizzare “una riforma finanziaria che sia etica e che produca a sua volta una riforma economica salutare per tutti”.

Ciò richiede “un coraggioso cambiamento di atteggiamento dei dirigenti politici”: il Pontefice li esorta infatti “ad affrontare questa sfida, con determinazione e lungimiranza”. E sottolinea: “Il Papa ama tutti, ricchi e poveri; ma il Papa ha il dovere, in nome di Cristo, di ricordare al ricco che deve aiutare il povero, rispettarlo, promuoverlo. Il Papa esorta alla solidarietà disinteressata e a un ritorno dell’etica in favore dell’uomo nella realtà finanziaria ed economica”.

Da parte sua, la Chiesa “lavora sempre per lo sviluppo integrale di ogni persona” rimarca il Santo Padre. Essa “ricorda che il bene comune non dovrebbe essere una semplice aggiunta, un semplice schema concettuale di qualità inferiore inserito nei programmi politici”. La Chiesa, anzi, “incoraggia i governanti ad essere veramente al servizio del bene comune delle loro popolazioni” ed “esorta i dirigenti delle realtà finanziarie a prendere in considerazione l’etica e la solidarietà”.

“E perché non potrebbero rivolgersi a Dio per ispirare i propri disegni?” s’interroga il Pontefice. Solo così, conclude, si potrà formare “una nuova mentalità politica ed economica che contribuirà a trasformare la dicotomia assoluta tra la sfera economica e quella sociale in una sana convivenza”.