Governo, economia e libertà religiosa

Il saggio di Sam Gregg analizza cosa significhi essere cattolico in America

Roma, (Zenit.org) John Flynn, L.C. | 298 hits

L’ultimo decennio ha rappresentato un tempo difficile per i cattolici e per la Chiesa Cattolica negli USA. Lo afferma Sam Gregg nell’introduzione del suo ultimo libro.

Il titolo, per certi versi improbabile, Tea Party Catholic (Crossroad Publishing Company) è piuttosto fuorviante, poiché il saggio non è affatto un tentativo di identificare i cattolici con un gruppo politico di parte.

Se da un lato i cattolici americani sono in favore dell’economia di mercato, molti di loro sono stati dei sostenitori dell’intervento pubblico, commenta l’autore.

Gregg osserva che i principi della dottrina sociale cattolica forniscono un orientamento generale ma non si schierano per nessuno specifico programma politico o economico. Comprendere come applicare nella pratica a tali principi è, infatti, il ruolo del laicato cattolico.

Lo studioso spiega che, negli ultimi decenni, a partire da Michael Novak, è in crescita il numero di gruppi cattolici che difendono il libero mercato e argomentano a favore di un alleggerimento del ruolo del governo.

Nella sua introduzione Gregg spiega che il libro non riguarda il movimento Tea Party né alcun altro gruppo particolare ma si riferisce agli svariati milioni di americani a favore di un governo ‘limitato’.

Il dilemma del ruolo dello stato nella società è stato in primo piano nel recente, e ancora attuale, dibattito sulla riforma del sistema sanitario che obbliga molte istituzioni cattoliche a fornire copertura assicurativa per contraccettivi, sterilizzazione e farmaci abortivi.

“Molti cattolici iniziano ad accorgersi che la libertà economica e la libertà religiosa sono, per molti aspetti, indivisibili”.

La questione cattolica riguardo a un governo ‘limitato’ non equivale ad essere per principio contro il governo e non significa nemmeno appoggiare idee libertarie o una filosofia come quella di Ayn Rand, sottolinea l’autore.

Gregg ammette anche che vi sia una vasta gamma di concezioni sul ruolo del governo e sulla giustizia economica e sociale e che il suo libro non pretende di essere l’unica posizione cattolica su questi argomenti.

Gregg esordisce con una descrizione di Charles Carroll, l’unico cattolico che firmò la Dichiarazione d’Indipendenza, un grande sostenitore della libertà.

I biografi di Carroll, osserva Gregg, concordano tutti sul fatto che il suo pensiero politico ed economico sia stato influenzato dal suo cattolicesimo e da quanto la Chiesa aveva fino ad allora affermato sulla natura del governo e sui suoi limiti.

La posizione cattolica sul governo limitato è significativamente diversa dalle scuole di pensiero post-illuministe, spiega ancora Gregg.

Essa si basa su ciò che Benedetto XVI ha definito nella sua enciclica Caritas in Veritate, lo “sviluppo umano integrale” o su quello che altri hanno definito la “prosperità umana integrale”.

Perciò, il contributo dei cattolici al movimento per la libertà economica e per il governo limitato è basato sulla comprensione del perché la libertà sia importante.

Gregg identifica vari contributi specifici che il pensiero cattolico può dare al dibattito. Tra questi, afferma, figura il fatto che l’economia di mercato e il governo limitato dipendono da una forte società civile, da famiglie solide e da una robusta cultura morale.

Approfondendo la comprensione cattolica della libertà, Gregg spiega che, in primo luogo, la libertà è la liberazione dal peccato. Citando vari documenti ecclesiali, l’autore sottolinea che la libertà non equivale al libertinismo ma qualcosa di connesso alla ragione. Quindi, la libertà non è semplicemente la libertà di scelta.

In cosa consiste, allora, la prosperità umana? Essa si concretizza scegliendo liberamente tra beni umani fondamentali e optando per agire in modo virtuoso.

Ciò significa che la visione della prosperità umana da parte della Chiesa non è relativistica e non è nemmeno un esercizio solitario ma si compie all’interno della società.

L’aspetto sociale porta con sé il concetto di bene comune, che, argomenta Gregg, non è semplicemente un tipo di contratto sociale. Il fine del bene comune è la prosperità umana.

In uno dei capitoli del libro, Gregg riconosce che dal punto di vista cattolico non c’è nulla di intrinsecamente problematico sulla regolazione del governo dell’economia o dello stato che svolga funzioni di welfare.

I cattolici, comunque, non possono delegare l’assistenza dei poveri allo stato e ognuno ha una seria responsabilità di prendersi cura dei bisognosi. Il concetto di solidarietà, spesso evocato da Giovanni Paolo II, ci ricorda questo obbligo. Al tempo stesso il principio di sussidiarietà afferma che le autorità superiori non devono assumere su di sé le funzioni svolte da quelle inferiori.

In un capitolo sulla libertà religiosa, Gregg fa riferimento alla celebre espressione di Benedetto XVI “la dittatura del relativismo”. Il relativismo porta ad un concetto di tolleranza che punta ad eliminare la verità come punto di riferimento e, quindi, a limitare il libero esercizio della religione.

Non esiste alcun sistema politico o economico perfetto, osserva Gregg nel capitolo conclusivo, tuttavia una maggiore comprensione dei reciproci effetti rinforzanti del libero mercato, della libertà religiosa e della morale ecologica basate sulla verità, a lungo andare aiutano a rinforzare la dignità umana.

Come lo stesso Gregg ammette, la sua posizione è solo una tra le tante, tuttavia la portata e la profondità di questo libro, solo in parte esaminata in questa sede, è assai convincente e ben argomentata.