Grazie al torchio

Chiunque "crede all'amore", in ogni dolore può provare le più appaganti attenzioni di Dio

Roma, (Zenit.org) Andrea Panont, O.C.D. | 209 hits

E’ un periodo questo in cui godo di poter esprimere a voce e per iscritto quello che sento e che penso alla luce del vangelo. Quante persone incontro o mi scrivono o mi telefonano… : “Grazie per i bei libretti che ha scritto…Quanta luce, quanto conforto, quanta serenità mi infondono!”

Ma per altro verso avverto tutta la mia distanza da quella luce, tutta la fatica di vivere quanto scrivo. La gioia che provo nello scrivere è controbilanciata dall’amarezza che soffro e che offro appena riscontro la mia inadeguatezza, la mia incorrispondenza.     

Per grazia di Dio, avverto, ma non mi soffermo a considerare i miei limiti, né mi attardo a compiangere la mia incapacità ad attuare quanto scrivo.

Ma ogni volta mi lascio illuminare e confortare dalle parole di Gesù: “nulla puoi senza di me”; parole che, nella coscienza della mia debolezza, mi fanno scattare in piedi e mi catapultano tra le braccia di papà: “…in Lui che mi dà forza, tutto posso”.

Quando mi sento stringere dalla fatica della salita, o stritolare da rapporti difficili col prossimo…il mio cuore balza nell’onnipotenza della fede. Chiunque “crede all’amore”, in ogni dolore può vedere e provare le più appaganti attenzioni di Dio.

Lo imparo dal comportamento del grappolo d’uva che, pur sentendosi soffocare e stritolare dal torchio, gli si concede e lo ringrazia: è un benefattore che dona speranza e certezza d’un ottimo vino.

Ciao da p. Andrea

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