Greci e francescani nel Salento tardomedievale

Relazione della prof.ssa Anna Gaspari durante il Convegno di studi a Nardò dal titolo "Dalla chiesa abbaziale alla chiesa cattedrale"

Roma, (Zenit.org) | 355 hits

Nel Salento ellenofono l’insediamento dei frati Minori, fervidi assertori di un’unica liturgia, Romana, nella Chiesa, ha contribuito soprattutto nel XV secolo ad accelerare il processo di decadimento della grecità a vantaggio del rito latino, fino al definitivo tramonto della liturgia bizantina.

Testimonianze dell’incontro-scontro tra francescani e clero e popolo greco si trovano nell'iconografia locale, così come non mancano critiche accese ai mendicanti negli scritti di Antonio de Ferrariis Galateo. Eppure, proprio la sua città natale, Galatone, nell’Archivio Parrocchiale della Chiesa Matrice di Maria SS. Assunta, conserva tuttora – codex unicus – un ufficio liturgico in lingua greca per san Francesco d’Assisi (cfr. A. Gaspari, Ricco sposo della povertà. Ufficio liturgico italogreco per s. Francesco d’Assisi. Edizione critica, traduzione e commento, Ed. Antonianum, Roma 2010), tra i più noti santi occidentali, oggi patrono d’Italia insieme con Santa Caterina da Siena, il cui culto non è però mai entrato nella Chiesa bizantina.

Probabilmente l’ufficiatura è stata composta per la festa del santo umbro da un protopapa del posto, per esaudire l’esigenza di un culto di Francesco ormai dilagante, una devozione locale, resa possibile dal fatto che a Galatone nel XV secolo i due cleri, greco e latino, si erano accordati per concelebrare in determinate solennità con il risultato di una sorta di simbiosi liturgica.

L’ufficio in onore di San Francesco è pertanto un esempio di inculturazione, composto in un contesto di convivenza e interazione fra il rito della Chiesa greca e il rito della Chiesa latina, in un’area geografica in cui la grecità è sopravvissuta a lungo (e in alcuni paesi della Grecìa Salentina sopravvive ancora) e ha tenuto testa il più possibile ad un’avvolgente e progressiva latinizzazione, che ha determinato, inizialmente, reciproci influssi nei libri liturgici e, infine, la decadenza e la fine del rito bizantino.