Guida turistica per giovani cattolici di George Weigel

Un nuovo libro indica un modo per approfondire la fede

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WASHINGTON, D.C., 16 marzo 2004 (ZENIT.org).- Una miriade di posti e di persone hanno plasmato il modo di comprendere la Chiesa di George Weigel, il quale spera di riuscire ad aiutare i giovani cattolici condividendo con loro le tappe del suo cammino di crescita spirituale.



Il biografo papale George Weigel ha condiviso con ZENIT l’idea che è alla base del suo nuovo libro, “Lettere ad un giovane cattolico”: suggerire cioè ai giovani lettori che c’è un intero “mondo” cattolico da scoprire e che la scoperta è un modo di approfondire la propria vita spirituale e la propria comprensione della fede.

Weigel è un membro anziano dell’“Ethics and Public Policy Center”, dove occupa la cattedra di John M. Olin in Religione e Democrazia Americana.

Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro rivolto in modo specifico ai giovani cattolici?

Weigel: Non è stata tanto un’ispirazione, quanto un consiglio di Elizabeth Maguire, editrice della Basic Books. La Basic ha una serie di “Lettere” in corso – “Lettere” a giovani medici, avvocati e così via – e Liz mi ha chiesto di provare a scrivere “Lettere ad un giovane cattolico”.

Quando mi sono imbattuto nel progetto di un “tour” del mondo cattolico, o almeno di quelle parti del mondo cattolico che avevano contribuito a plasmare il mio modo di comprendere la Chiesa, tutto è venuto da sè. Mi piace lavorare con gli studenti e questo era un modo di estendere quel lavoro ad un pubblico più vasto.


Ha dedicato il libro a coloro che hanno già partecipato al Seminario Tertio Millennio, un programma che dirige a Cracovia ogni anno nel mese di luglio. In che modo i giovani che hanno già partecipato a questo programma hanno contribuito a definire la sua visione dei problemi che la Chiesa di oggi deve affrontare?

Weigel: Mi hanno dato moltissima speranza. Circa 450 sono i giovani cattolici dell’America del Nord e delle nuove democrazie dell’Europa centrale ed orientale che negli ultimi dodici anni hanno partecipato al programma. La loro determinazione a condurre una vita davvero cattolica e a dare una nuova forma alle loro società è fonte di grande ispirazione.


Qual è la forza e quali sono i doni di questa “generazione che cresce” nella Chiesa? Come può contribuire ad un futuro roseo per la Chiesa nel mondo?

Weigel: La cosa migliore di questa generazione è costituita dalle date di nascita di coloro che la compongono, cioè è una generazione che non si è formata nel calderone degli anni ’60.

Molti degli studenti che conosco oggi sono aperti ad un incontro con la pienezza della verità cattolica, e questo è incoraggiante. Questa apertura è una benedizione ed io penso che sia un fattore generazionale.

D’altro canto, però, sono pochissimi i giovani cattolici che hanno molta esperienza della cultura cattolica. “Lettere” è un invito ad esplorare alcuni dei grandi luoghi della nostra cultura, per approfondire la propria comprensione della verità cattolica.


“Lettere ad un giovane cattolico” si concentra sulla nozione di Cattolicesimo non tanto come credo, ma come “ottica”, o come un modo di guardare il mondo. Può descrivere cosa voglia dire avere un’ottica specificatamente cattolica? Dovrebbe essere la stessa per tutti i Cattolici?

Weigel: Quest’ottica specificatamente cattolica può essere descritta in molti modi. Il titolo di una collezione di lettere di Flannery O’Connor, “L’abitudine di essere”, è un modo – la vita non è solo una cosa dopo l’altra; le nostre vite stanno “recitando” all’interno del dramma cosmico della creazione, della redenzione e della santificazione.

Si può anche chiamare quest’ottica cattolica l’“immaginazione sacramentale”. E’ un modo di vedere le cose di questo mondo come i mezzi attraverso i quali si manifesta a noi il mondo veramente reale, che è quello della Verità e dell’Amore trascendenti.

In quest’ottica cattolica è sempre presente una dicotomia: il Cattolicesimo è Gerusalemme ed Atene, natura e grazia, contemplazione ed azione, istituzionale e carismatico, e così via.

Ogni Cattolico, ovviamente, vedrà le cose in quest’ottica in modo un po’ diverso, personale, ma la sensibilità di base – “il mondo trabocca della grandezza di Dio”, come ha detto Gerard Manley Hopkins – rimarrà la stessa.


Nel suo libro lei ricorda alcune persone e alcuni luoghi che l’hanno aiutata a formare la sua esperienza personale del Cattolicesimo. Oltre all’impatto di Giovanni Paolo II sulla sua vita e sul suo modo di pensare, può condividere con noi qualcuna di queste esperienze di grazia?

Weigel: Il “tour” in “Lettere” è ampio: la cultura cattolica intatta della Baltimora in cui sono cresciuto alla fine degli anni ’50 e nei primi anni ’60; gli scavi sotto la Basilica di San Pietro a Roma e la Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme; il mio pub preferito di Chesterton e le stanze del cardinale Newman nell’Oratorio di Birmingham; la tomba di un martire moderno a Varsavia e una parrocchia a Greenville, nella Carolina del Sud; Chartres e la fattoria di Flannery O’Connor.

Ognuno di questi posti speciali ci aiuta a “sentire” o a sperimentare certe verità della fede cattolica in un modo particolarmente intenso. E’ per questo che li visitiamo in “Lettere” – così che i miei lettori possano sentirli ed io possa condividere con loro ciò che vi ho imparato.


“Lettere ad un giovane cattolico” è un importante esempio di condivisione della gloria della Chiesa – e la sua visione dell’umanesimo cristiano – attraverso prodotti autentici della cultura cristiana come l’architettura, la pittura e la musica. Come possono i Cattolici usare meglio queste grandi risorse di cultura e questi strumenti di evangelizzazione?

Weigel: C’è stato un terribile annichilimento della cultura cattolica – nell’architettura, nella musica e nelle arti plastiche – negli ultimi 30 anni. Il fatto che molti Cattolici stiano scoprendo le icone come modo di pregare e di “caratterizzare” le loro case o i loro uffici ci dice che il gusto dei Cattolici per la bellezza non si è perso.

Nel libro, suggerisco che la cattedrale di Chartres è l’edificio più straordinario del mondo e che la Cappella Sistina è la stanza più straordinaria del mondo. Non c’è bisogno, però, di andare fino in Europa per trovare la bellezza dell’architettura, della decorazione o dalla musica per le celebrazioni o la catechesi; si può andare semplicemente alla parrocchia di St. Mary a Greenville, una delle tappe del mio “tour”.

Negli Stati Uniti i Cattolici tendono ad essere un po’ isolati. Spero che queste “Lettere” suggeriscano ai giovani cattolici entusiasti che là fuori c’è un intero mondo cattolico da scoprire e che scoprirlo è un modo di approfondire la propria vita spirituale e la propria comprensione della Fede.

Per ora una buona idea sarebbe inserire nella propria agenda la Giornata Mondiale della Gioventù a Colonia, e poi si potrà andare alla scoperta di altre parti del mondo cattolico. Ci si può impiegare una vita intera, ma sarà tutto tempo speso bene.