Guzmán Carriquiry: “Il laicismo vuole una graduale scomparsa del Cristianesimo”

Parla il sottosegretario del Pontificio Consiglio per i Laici

| 1079 hits

VALENCIA, giovedì, 3 giugno 2004 (ZENIT.org).- Guzmán Carriquiry, sottosegretario del Pontificio Consiglio per i Laici della Santa Sede, constata che è in atto “una rinascita aggressiva del laicismo, che differisce dalla vera laicità”.



“Noi Cristiani riteniamo vera laicità l’autentica distinzione tra la Chiesa e lo Stato. Il laicismo, però, cerca di emarginare la Chiesa dalla vita sociale, economica e culturale, come se non avesse nulla da dire; il laicismo vuole una graduale emarginazione e scomparsa del Cristianesimo”, ha affermato.

L’intellettuale uruguaiano ha rilasciato queste dichiarazioni all’agenzia “Veritas” concludendo lunedì un seminario per professori presso l’Università Cattolica di Valencia.

Approfondendo le radici del “laicismo”, Carriquiry ha spiegato che si tratta di “una concezione ottocentesca, molto vecchia, i cui argomenti non sono capaci di dare delle basi, un’anima e una mistica alla costruzione dell’Europa. E’ per questo che l’Europa appare così stanca e invecchiata”.

“Come conseguiremo l’unità dell’Europa senza basi che assicurino una forte coesione? Come costruire un soggetto politico senza una mistica che lo muova?”, si è chiesto.

“Ogni tentativo di censurare e far scomparire le radici e la tradizione cristiana che hanno costruito l’Europa non solo è un peccato contro la cultura, ma vuol dire non tener conto di un fatto storico”, ha aggiunto il collaboratore di Giovanni Paolo II.

Il professor Carriquiry, uno dei laici con maggiori responsabilità nella Santa Sede, ritiene che i Cattolici siano anche “discepoli e testimoni di Cristo” nella vita pubblica.

“L’incontro con il Signore cambia la vita, cambia tutte le dimensioni della vita, nonostante le nostre resistenze e i nostri peccati”, ha affermato. “L’incontro con Cristo cambia i rapporti con il coniuge, con i figli, il modo di rapportarci con il lavoro, con il tempo libero, con il denaro, con gli amici. Questo incontro ci cambia la vita, la fa diventare più umana”.

“Ridurre questa esperienza alla sfera privata vuol dire porre limiti impossibili alla grazia di Dio, che cambia la vita e il modo di guardare la realtà, che ci impegna a vivere in tutte le direzioni, che ci dà una particolare visione della società, della politica, della cultura e della professione”.

“Niente di ciò che è relativo all’uomo può essere estraneo a questo incontro con il Signore; coloro che vogliono ridurlo alle chiese e alle sacrestie o trasformarlo in un residuo sociale, quindi, si sbagliano”, ha continuato.

Nella società di oggi, sottolinea Carriquiry, “molti Cristiani con responsabilità nella vita politica e universitaria finiscono per vivere in modo schizofrenico”.

“Mantengono la propria fede con pratiche di carità, anche importanti, come quelle sacramentali, ma le tengono separate dai loro impegni pubblici. Non si avverte la reale incidenza della fede nella vita e si vive in modo anonimo, assimilati alla cultura ‘mondana’ degli ambienti in cui si opera”.

“Abbiamo bisogno di formare una nuova generazione che viva la santità in tutte le dimensioni della vita, che viva non con una vaga ispirazione cristiana senza contenuti, ma con una fede come novità di vita e di proposte”, ha concluso.