Guzmán Carriquiry: il Papa come lo conosco (Seconda Parte)

Vita, carisma e papato di Bergoglio tratteggiate dal segretario della Pontificia Commissione per l'America latina, suo amico di lunga data

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Giuseppe Rusconi | 368 hits

La prima parte è stata pubblicata ieri, martedì 16 aprile 2014.

***

C’è chi, come lo studioso peruviano Marcelo Gullo, ha scritto che Bergoglio va posto “nell’alveo del nazionalismo popolare latinoamericano che affonda le radici più profonde nella visione di Manuel Ugarte, Josè Vasconcelos, Juan Domingo Peron e Alberto Methol Ferré”. Di quest’ultimo già si è detto. E di Peron? Si può dire che abbia influito sul pensiero del nuovo Papa? 

Carriquiry: Peron? Sarebbe molto riduttivo parlare di un Papa ‘peronista’! Jorge Mario Bergoglio mai, mai nella sua vita si dichiarò peronista. Bisogna però capire che il peronismo, che ha pervaso l’Argentina dagli Anni '30 a'50 e anche ben oltre, è stato un fenomeno nazionale e popolare di tale portata che tutti gli argentini ne sono stati profondamente segnati. In qualche modo sono tutti ‘peronisti’, anche coloro che l’hanno contrastato…

Hanno tutti respirato la stessa aria descamisada… 

Carriquiry: Sì, hanno respirato quell’aria, che certamente non aveva nulla a che vedere con il fascismo italiano, ma che trovava invece una forte ispirazione nell’umanesimo cristiano, nella dottrina sociale della Chiesa. Anch’io posso dire di aver sentito gli effetti dell’influsso di questo grande movimento nazionale e popolare nel Rio della Plata. Però sarebbe sbagliato incasellare politicamente nel peronismo Bergoglio: sarebbe un passo ingiustificato che non si ritrova nella realtà vissuta del nuovo Papa.

Padre Antonio Spadaro, direttore de “La Civiltà Cattolica”, ha ribadito recentemente che il Papa “sta aprendo cantieri, che non chiude”. Nel mondo cattolico ritiene che quell’aprire cantieri e non chiuderli crei una certa insicurezza identitaria, in un mondo già caratterizzato dallo sradicamento della persona…

Carriquiry: Ma che cosa vogliamo? Una Chiesa che si rinchiuda nell’autoreferenzialità ecclesiale, che si rifugi nella ripetizione dei suoi principi senza confrontarsi con la realtà da evangelizzare? Non ci bastano per riaffermare la nostra identità il Vangelo meditato e condiviso tutti i giorni, la catechesi sui sacramenti della Chiesa, l’esortazione apostolica “Evangelii gaudium”… che tutto rimanda alla grande tradizione della Chiesa? Il Papa ci sta chiamando tutti a una conversione personale, pastorale e missionaria. Conversione significa cambiare vita, rivederla per conformarla alla presenza di Cristo, anche rivedere le strutture della Chiesa per evitare che si fossilizzino per inerzia, esaminando in quale misura siano al servizio del Regno di Dio. E’ una conversione missionaria, bisogna uscire, uscire… andare all’incontro! Certo questo può dare le vertigini a coloro che sono un po’ troppo seduti…

Però hanno voglia di combattere ‘hic et nunc’, qui e ora… 

Carriquiry: Il fatto è che molti di loro, molti di noi, reagiamo a volte come il fratello maggiore della parabola del figliol prodigo: “Ma come… ma io… che sono stato sempre qui…”. Questo è un Papa missionario, va a cercare le 99 pecore che sono fuggite e dunque va all’incontro con le braccia aperte verso chi è lontano, come Gesù. E fa festa con la pecorella ritrovata e si dedica a lei… Qual è la prima domanda che dobbiamo porci con questo Papa? Questa: “Che cosa ci dice Dio di cambiare nella nostra vita attraverso il ministero di papa Francesco?”

Altra perplessità avanzata da alcuni cattolici sull’atteggiamento di papa Bergoglio: non interviene mai puntualmente a proposito di valori non negoziabili quando in un Paese si deraglia. Si riconosce che, a livello di principi, papa Francesco riafferma con forza il valore della vita, della famiglia fondata sull’unione tra un uomo e una donna, di un’educazione scolastica basata sui valori dell’umanesimo, in cui la scuola non deve trasformarsi in campo di rieducazione sotto la dittatura del pensiero unico. Ma si lamenta che poi, quando ci sono casi concreti di decisioni aberranti – come è successo in questi ultimi tempi in alcuni Stati in particolare europei – il Papa non dica niente direttamente, implicitamente scoraggiando i cattolici militanti. E in giro a volte si sente dire: “Papa Wojtyla e Papa Ratzinger sarebbero intervenuti per esempio all’Angelus domenicale…” 

Carriquiry: Ogni contrapposizione tra i Papi è opera del Maligno che semina menzogna e divisione! Se i cantieri sono aperti, lo sono sulla base di una solida adesione alla grande tradizione della Chiesa cattolica della quale il Papa è testimone e ministro. Il Papa, nel corso di questi mesi, ha parlato con sempre più forza di questi valori fondamentali, essenziali dentro l’insegnamento morale della Chiesa. Il Papa preferisce chiamarli “valori essenziali” per la ragione e per la fede e non “valori non negoziabili”, espressione che sembra chiara, ma in realtà non lo è molto. Al corpo diplomatico, ai rappresentanti di tutti gli Stati, ha parlato dell’ orrore dell’aborto. Il comunicato-stampa dopo l’incontro con Obama ci dice che sono stati trattati temi come la difesa della vita, l’obiezione di coscienza, il matrimonio e la famiglia… non è un parlare molto concreto e circostanziato oppure si deve pensare che sia stato Obama a voler trattare questi argomenti?

Evidentemente no… 

Carriquiry: Il fatto è che il Papa non vuole restare ostaggio di continui interventi puntuali riguardanti questi valori, perché dovrebbe farlo tutti i giorni e in riferimento ai più diversi Stati. Gli italiani gli chiederebbero di farlo su ogni pronuncia legislativa o della magistratura, su ogni progetto di legge. Così come gli statunitensi, gli argentini, i francesi, un po’ tutti. Il Papa ha già detto di fidarsi degli episcopati nazionali perché alzino la loro voce profetica contro tutta questa barbarie che mette in gioco questioni fondamentali di civiltà, non semplicemente i valori cristiani. Lui stesso ha già chiarito che non vuole restare rinchiuso in una sorta di sproporzione di atteggiamenti e di discorsi che in un certo senso abbiamo vissuto precedentemente; il Papa vuole che si evidenzino subito chiaramente la verità e la bellezza della centralità dell’Annuncio… dell’essere cristiano alla luce dell’Incarnazione, Morte e Resurrezione di Cristo…

Questo era già presente anche nei pontificati anteriori a quelli di Bergoglio…

Carriquiry: Ovviamente! A volte però in molte comunità e gruppi cristiani si è concentrata l’attenzione in modo prioritario e un po’ ossessivo solo su alcuni temi. E’ stato anche comprensibile, poiché su questi temi si reagiva contro le aggressioni prodotte giornalmente contro la vita, il matrimonio, la famiglia. Però, così facendo, si rischiava a volte la riduzione morale dell’avvenimento cristiano. Considero che il Papa ha voluto in un certo senso rompere questo circolo creatosi tra aggressioni e reazioni, pur non rinunciando ai riferimenti su questi valori, anzi incrementandoli come è apparso negli ultimi mesi e in particolare negli ultimi giorni. Tenendo però ben presente che è Dio che stupisce e attira a sé – l’evangelizzazione procede dall’attrazione – certamente molto di più che le nostre pur necessarie battaglie culturali e politiche per difendere i principi morali, spesso muro contro muro. E tenendo conto anche che questi valori appaiono sempre più confusi dentro il relativismo imperante, sempre più difficili da comunicare nella loro ragionevolezza senza il loro fondamento nella Chiesa cattolica.

I prossimi due Sinodi del 2014 e del 2015 dovranno servire a fotografare la situazione e a proporre… che cosa non si sa! Uscirà dall’ampia discussione…

Carriquiry: E’ vero che si è ormai entrati nel cammino sinodale, in cui sicuramente cardinali e altri padri partecipanti all’assise si interrogheranno anche sulle domande da Lei poste, nell’ambito di quell’ampio dibattito, vero, sincero, profondo sull’evangelizzazione del matrimonio e della famiglia, chiesto – com’è nel suo stile di apertura di cantieri - dallo stesso Papa.

*

Fonte: Rossoporpora.org