Ha ancora senso studiare latino e greco?

Intervista al Preside del Pontificium Institutum Altioris Latinitatis

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di Antonio Gaspari

ROMA, lunedì, 20 giugno 2011 (ZENIT.org).- Di tanto in tanto sui media appaiono notizie, annunci, richiami di vario genere che riconducono l’attenzione del lettore su una lingua che si dice essere “morta” ma che dalla discussione e dall’uso si presenta più viva che mai. Si parla naturalmente del latino e del greco, anche se il latino sembra riscuotere la parte più preponderante dell’attenzione.

Abbiamo intervistato per l’occasione il nuovo Preside e Decano del Pontificium Institutum Altioris Latinitatis, il prof. Manlio Sodi, conosciuto nel mondo ecclesiale e universitario soprattutto per le sue numerose opere e attività in campo liturgico.

Perché è importante studiare il latino?

Sodi: Non si può vivere staccati dalla cultura in cui si è nati e si è sviluppato un insieme di elementi che fanno della persona la sua essenza. E la lingua è un elemento essenziale di questa realtà. Osservando le nostre lingue “neo-latine” non possiamo trascurare l’origine “latina” appunto del nostro parlare. Ma questo sarebbe di poco conto se dimenticassimo che la maggior parte del patrimonio culturale dell’antichità, che si è sviluppato attorno al bacino del mediterraneo, è giunto fino a noi in lingua latina e greca. Conoscere il latino, pertanto, costituisce la chiave per poter accedere a questo immenso patrimonio cui guardano con interesse popoli lontanissimi dal nostro ambito geoculturale e tuttavia affascinati da una lingua che racchiude tesori di cultura che inondano l’umanità ma attraverso le traduzioni.

Da dove nasce il grande interesse per la lingua latina in nazioni come la Cina e gli Stati Uniti?

Sodi: Desta sorpresa conoscere l’interesse per il latino, manifestato anche in questi giorni, da popoli e culture molto distanti da quella latina. Dalla Cina agli Stati Uniti, passando dai Paesi anglofoni per giungere in Finlandia dove esiste anche una radio che trasmette in lingua latina… rimaniamo davvero sorpresi. Al di là dell’evento “notizia” che fa parte degli obiettivi di un giornale, l’interesse per il latino è il frutto della scoperta di valori culturali che la Cina, per esempio, aveva già fatto quattro secoli fa con la presenza dei Gesuiti, e con Matteo Ricci in particolare. Per il mondo di lingua inglese poi l’attenzione è ancora più comprensibile dato che sembra essere la lingua con maggiori etimologie latine. Tutto questo interesse costituisce uno stimolo enorme per saper riscoprire e approfondire una lingua che è anzitutto portatrice di una cultura complessa e quanto mai articolata, e i cui elementi spaziano in un arco di quasi tre millenni!

Il Pontefice Benedetto XVI vuole far rinascere il latino come lingua ufficiale della Chiesa cattolica nel mondo. Perché?

Sodi: Fu Giovanni XXIII che nel 1962 firmò la Veterum Sapientia a rilanciare questa attenzione; e successivamente nel 1964 sarà Paolo VI con il documento Studia Latinitatis a istituire il Pontificium Institutum Altioris Latinitatis per preparare docenti ed esperti in lingue classiche per i Seminari, per le Facoltà e per tutte quelle Istituzioni – come le Diocesi per esempio – che hanno bisogno di esperti anche per “decifrare” i tesori di cultura che sono spesso racchiusi nella storia delle singole Chiese locali, nei documenti, nelle epigrafi, nei musei, ecc. Più recentemente Benedetto XVI ha richiamato l’attenzione da dare al latino in particolare nell’esortazione Sacramentum Caritatis. È una responsabilità culturale enorme quella che risiede nella Chiesa “latina”, soprattutto in considerazione del fatto che i suoi documenti ufficiali sono emanati in questa lingua, ed è codificata in lingua latina la sua liturgia ufficiale.

Quali sono le ragioni di ordine culturale, liturgico, storico, di tradizione, che spingono la Chiesa cattolica a rendere viva una lingua che viene parlata da pochi?

Sodi: Sono i fatti che scandiscono il richiamo a rendere sempre viva la lingua latina nella Chiesa “latina”. Cultura, storia, tradizione sono parole che rinviano anche all’arte e alla musica, ma rinviano pure ad una serie pressoché infinita di documenti la cui non conoscenza costituisce un impoverimento grave per l’oggi e per il domani. C’è poi l’ambito liturgico che costituisce l’humus più ordinario per invitare a conoscere il latino e per valorizzarlo in alcune parti della celebrazione. Al di là di alcune celebrazioni in latino che ogni domenica non dovrebbero mai mancare almeno nelle cattedrali, rimane l’opportunità di canti tradizionali dell’Ordinarium Missae, ma anche inni e altri testi tipici di alcuni momenti dell’anno liturgico. E senza dimenticare tutto il capitolo delle antifone, non solo mariane, che costellano i ritmi cultuali della vita cristiana. Non ultimo il capitolo della pietà popolare in cui testi latini – talvolta un po’ bistrattati – continuano a trasmettere alle giovani generazioni contenuti che la catechesi può sapientemente valorizzare. Non si tratta dunque di tornare ad una liturgia tutta e sempre in latino, ma di saper valorizzare quegli elementi conosciuti dal popolo e tenerli vivi anche in ragione dei tanti fedeli che si muovono da una nazione all’altra e che in questi testi possono ritrovare momenti di partecipazione più intensa perché espressione ed eco di quanto già posseggono nella propria cultura.

Qual è la situazione in fatto di conoscenza e pratica del latino nella Chiesa cattolica? I nuovi seminaristi studiano il latino? Come fare per i seminaristi che non hanno studiato il latino nei decenni passati? Come si fa a rinnovare e sviluppare lo studio del latino nelle Università Pontificie e nelle Facoltà teologiche di tutto il mondo?

Sodi: Domande impegnative quelle che sono poste. Domande che toccano però la radice del problema del latino nella Chiesa e nella cultura oggi. Al di là del fatto che certe nazioni hanno operato scelte imprudenti e avventate in tempi recenti abolendo lo studio del latino – salvo ripensamenti che di tanto in tanto riemergono –, restano i problemi sollevati dagli interrogativi.

Nella Chiesa cattolica abbiamo situazioni diversificate secondo le Istituzioni più o meno attente nel porre lo studio del latino e del greco nella propria ratio studiorum quasi fin dagli inizi del percorso formativo. Non si può aspettare il percorso filosofico o peggio ancora quello teologico per iniziare con rosa rosae; l’impegno va posto fin dall’inizio di un percorso formativo, cominciando proprio con i testi usati nell’Ordinario della Messa, per esempio.

Il recupero del tempo passato non può mai avvenire se non in modo serio. Certe radici vanno poste nel curriculum formativo iniziale. Ma non bisogna scoraggiarsi; anzi si può riprendere con impegno un certo cammino anche in seguito. Importante però è adottare un metodo di apprendimento che risponda a nuove istanze; e oggi abbiamo a disposizione metodologie tali che fanno davvero miracoli. In una Istituzione romana, il Vivarium novum, ho incontrato giovani che dopo otto mesi parlavano latino… anche durante il pranzo!

Rinnovare e sviluppare lo studio del latino è una delle tante sfide che si pongono oggi alle Facoltà. Siamo sollecitati tra l’altro dai tanti certamina che si organizzano in Italia e altrove da parte di licei, e per contrasto non si conosce il latino proprio da chi deve intraprendere la teologia! Credo che la soluzione più ovvia sia quella di un percorso intenso di lingua latina durante lo studio della filosofia, e quando questo manca, almeno di un intero anno di queste lingue prima di iniziare la teologia e la specializzazione ulteriore. All’inizio può sembrare arduo e forse senza senso, ma con il tempo ciò porta delle conseguenze formative e culturali di qualità.

L’attuale sbandamento etico, definito da Benedetto XVI “dittatura del relativismo”, e l’improcrastinabile difesa dei “valori non negoziabili” esige un recupero dell’umanesimo cristiano, espresso in lingua latina (e greca, nei primi secoli). Non è questione di esplorazione del passato, ma di protezione del futuro!

La Chiesa fiorisce in paesi e continenti “giovani” per quanto riguarda la diffusione del Cristianesimo (si pensi all’America “Latina”). Queste Chiese e i loro pastori possono trarre grande beneficio dall’ancoraggio alla tradizione umanistico-cristiana della Chiese di antica tradizione cristiana.

L’istruzione Universae Ecclesiae, per quanto concernente l’uso della forma straordinaria del rito romano, menziona la conoscenza del latino come conditio sine qua non da parte dei presbiteri che celebrano in questa forma, ma anche dei fedeli che intendono comprendere ciò che si celebra!

Quali sono le attività, i corsi, e le iniziative che il Pontificium Institutum Altioris Latinitatis intende promuovere per la conoscenza e la pratica del latino?

Sodi: L’Institutum voluto da Paolo VI e affidato all’Università Salesiana svolge essenzialmente quattro missioni.

–La prima è quella di formare docenti ed esperti di Lettere cristiane e classiche. Per questo è attivo un percorso formativo di cinque anni (3+2) per giungere alla Licenza o Laurea. Può seguire il tempo della ricerca specifica tipica del dottorato. È questo l’impegno più oneroso che coinvolge la competenza di numerosi docenti e il dialogo con altre Istituzioni in cui si praticano tali studi. I frutti sono notevoli.

–La seconda è quella delle pubblicazioni. La nuova collana edita dalla LAS ha come titolo: Veterum et Coaevorum Sapientia, e ha l’obiettivo di pubblicare opere e manuali di docenti ma anche i migliori lavori di dottorato. Il primo volume dal titolo: Sacerdozio pagano e sacerdozio cristiano è già edito e tra breve potremo finalmente avere tra mano l’opera di Arnobio e gli Atti del Convegno sul magister nell’antichità classica e cristiana. Altre opere sono in preparazione (come ad esempio un Messalino festivo latino-italiano che apparirà a cura dell’Institutum nel prossimo settembre). Le pubblicazioni sono come il fiore all’occhiello di una Facoltà, e anche in questo ambito svilupperemo una linea che nei decenni passati aveva portato frutti di grande interesse.

–La terza è quella dei Simposi. Ogni anno attorno al 22 febbraio, anniversario della fondazione dell’Institutum, si celebra un convegno attorno ad un tema che va trattato osservando la tradizione classica e cristiana. Il tema del sacerdozio è stato il primo; successivamente è stato trattato il tema del magister-discipulus… Il prossimo 23 febbraio 2012 il convegno sarà determinato dal 50° della Veterum Sapientia. Sono queste occasioni di incontro e di confronto, tra specialisti, cultori e studenti, per cogliere i valori di una traditio che continua a interpellare le menti libere da precomprensioni nei confronti di una lingua che risulta più viva che mai.

–La quarta riguarda corsi particolari di lingua. Si tratta dei corsi intensivi che si svolgono durante l’estate (quest’anno dal 22 agosto al 23 settembre) per le lingue italiano, latino e greco. Corsi aperti a chiunque desideri approfittare dell’offerta formativa sia in vista del lavoro sia come preparazione per affrontare il nuovo anno accademico. Ma ci sono poi anche i corsi durante l’anno: oltre al latino e al greco, si offrono corsi di francese, inglese, spagnolo e tedesco per tutti coloro che desiderano approfittarne.