"Ha posto la sua tenda fra noi"

Omelia del cardinale Caffarra durante la Messa della Mezzanotte a Crevalcore

Bologna, (Zenit.org) | 921 hits

Riprendiamo il testo dell’omelia del cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, pronunciata nella Santa Messa della notte di Natale, celebrata il 24 dicembre alle ore 24.00 a Crevalcore, centro colpito dal terremoto dello scorso maggio.

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Cari fratelli e sorelle, sono sicuro che la parola di Dio in questa notte penetra più profondamente nel vostro cuore, poiché quest’anno la celebrazione del Natale è accompagnata da gravi disagi. Anche voi, come Maria e Giuseppe, dovete celebrare i santi misteri natalizi fuori dalla vostra Chiesa, fuori – per molti – dalle vostre case. E’ dunque parola di consolazione quella che il profeta, l’apostolo, la narrazione evangelica intendono donarvi.

1. Avrete notato che il profeta si rivolge ad un popolo «che cammina nelle tenebre», a persone «che abitavano in terra tenebrosa». A questo popolo, a queste persone viene data una notizia straordinaria: l’accendersi di «una grande luce». Una luce che “moltiplica la gioia ed aumenta la letizia”; e che è dovuta alla nascita di un bambino: «poiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio».

Anche l’apostolo Paolo, nella seconda lettura, parla di un’apparizione, di una luce che si accende sotto forma di insegnamento donato all’uomo per «vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo».

Noi in questa notte celebriamo l’evento di luce e di grazia del quale parlano il profeta e l’apostolo. Ecco come viene narrato nella pagina evangelica: «diede alla luce [Maria] il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia». E pertanto le prime persone alle quali venne data notizia di quella nascita, sono avvolti di luce: «e la gloria del Signore li avvolse di luce».

Che cosa significa tutto questo? Perché quel bambino è la luce che illumina la nostra notte?

Partiamo da questa seconda domanda. Quel bambino è Dio stesso che nasce nella nostra natura e condizione umana. E’ Dio stesso che è venuto ad abitare fra noi. Anzi il prologo del Vangelo secondo Giovanni dice: «ha posto la sua tenda fra noi». Voi avete vissuto sotto le tende. Voi sapete come si vive sotto di esse, avendo il senso di una insicurezza, di una fragilità, di una mancanza anche di beni umani essenziali. Questa notte Dio è venuto a vivere la nostra condizione, nascendo fuori da una casa «perché non c’era posto per loro nell’albergo».

Questo fatto –Dio che nasce nella nostra condizione e natura umana – è la luce che illumina la nostra notte. In che senso? Nel senso che è la risposta alle nostre domande fondamentali.

Sono quelle domande che sono emerse nei vostri cuori durante i terribili giorni del sisma. L’uomo, ciascuno di noi è semplicemente un frammento consegnato ad una natura che ha le sue leggi inesorabili? Tutto ciò che ci è accaduto ha un senso o non ha alcun senso? Alla fine: esiste qualcuno/qualcosa su cui posso fondare la mia vita? Cari fratelli e sorelle, in questa notte all’uomo sono state donate le risposte a queste domande.

Se Dio è venuto a condividere la nostra natura e condizione umana; se Egli ha “svuotato” Se stesso assumendo la nostra vicenda umana per prendersi cura di noi: quale valore deve avere ogni persona umana davanti agli occhi del suo Creatore! Quale preziosità deve possedere ciascuno di noi davanti a Dio! In questa notte è stato rivelato all’uomo un duplice mistero: il mistero di Dio, il mistero dell’uomo.

Dio si è rivelato come Colui che ha cura di ciascuna persona umana; l’uomo ha preso coscienza della sua somma dignità. Questa presa di coscienza è causata in noi dalla rivelazione che Dio fa di se stesso; e noi introduciamo nella nostra mente la luce di questa rivelazione mediante la fede.

La fede quindi conferisce all’uomo una nuova base per la propria esistenza, un fondamento incrollabile perché vi introduce la presenza di un Amore onnipotente. La luce della fede si accende questa notte e produce nel nostro cuore frutti di adorazione di Dio, e di profonda meraviglia di fronte a se stessi.

2. Non posso terminare senza attirare la vostra attenzione su un particolare troppo importante per essere omesso.

Come avete sentito le prime persone alle quali fu data notizia della presenza di Dio in mezzo a noi, furono dei pastori. La categoria dei pastori era una classe sociale che non aveva nessun valore nella società del tempo. Nella considerazione degli uomini erano meno di niente. E’ a loro che viene data notizia; sono loro che vengono avvolti di luce. E’ in loro, nella loro coscienza, che viene generata la consapevolezza della dignità sublime della loro persona.

Certamente nella loro vita esteriore non cambiava nulla. Emarginati come prima, poveri e disprezzati come prima. Ma qualcosa di assolutamente nuovo era accaduto dentro di loro: si sentivano presi in cura da Dio stesso; sentivano che Dio stesso si interessava di loro.

Cari fratelli e sorelle, siete stati duramente colpiti. Ritornando a casa questa notte, vi ritroverete con tutte le vostre difficoltà. Ma qualcosa di grandioso si è acceso nella vostra coscienza: avete visto che Dio si prende cura di voi.

Se avete questa consapevole certezza, possedete la ricchezza più grande.