"Hanno dato lustro alla nostra Università"

Saluto del rettore all'incontro "Maestri della fede al Laterano"

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ROMA, giovedì, 6 dicembre 2012 (ZENIT.org).- Riprendiamo il saluto del rettore magnifico della Pontificia Università Lateranense, monsignor Enrico dal Covolo, all’incontro “Maestri della fede al Laterano”, organizzato oggi presso l’ateneo romano percommemorare le figure dei cardinali Pietro Parente e Pietro Palazzini. 

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Eminenze ed Eccellenze Reverendissime,
Autorità religiose, accademiche e civili,
Professori e Studenti. 

Nell'Anno della Fede indetto da Sua Santità Benedetto XVI, la Cattedra “San Tommaso e il pensiero contemporaneo”, diretta dal prof. Mario Pangallo, ha dato avvio a una benemerita iniziativa, finalizzata a commemorare alcuni maestri della fede, che hanno insegnato nella nostra Pontificia Università Lateranense, arricchendola in modo significativo dal punto di vista spirituale e scientifico, cristiano e umano, in diversi ambiti di ricerca e di lavoro accademico. Tale iniziativa – introdotta, ancora in sordina, dal ricordo di mons. Aniceto Molinaro nello scorso mese di novembre – parte ufficialmente oggi, con la commemorazione di due grandi maestri lateranensi, quali furono i Cardinali Pietro Parente e Pietro Palazzini,  esponenti della cosiddetta Scuola Romana di Teologia del XX secolo, accomunati dalla medesima fedeltà al Magistero della Chiesa Cattolica e al pensiero di san Tommaso d'Aquino, di cui furono entrambi intelligenti e appassionati studiosi: ambedue erano tra i  soci più autorevoli della Pontificia Accademia Romana di San Tommaso.  

1. Il Cardinale Pietro Parente, nato il 16 febbraio 1891 a Casalnuovo Monterotaro, in provincia di Foggia, è stato uno dei più eminenti teologi del secolo scorso; alunno del Pontificio Seminario Pio al Seminario Romano, si è laureato al Sant’Apollinare e al Laterano, in filosofia e teologia, e ha conseguito successivamente la laurea in lettere e filosofia all'Università di Napoli. Nel nostro Ateneo è stato professore di teologia dogmatica dal 1926 al 1938, distinguendosi per acume speculativo, chiarezza didattica, erudizione, capacità di armonizzare teologia sistematica e teologia positiva, sempre guardando con occhio profondamente critico e sinceramente amorevole ai problemi ecclesiali e culturali del tempo. I suoi classici trattati di teologia dogmatica, molti dei quali in latino, le sue opere di apologetica, la sua redazione di  dizionari teologici, e in particolare le sue opere  di ecclesiologia e di cristologia (basti pensare a quell'autentico gioiello che è il volume L’Io di Cristo), fanno del Cardinale Parente una pietra miliare della storia della teologia.  La teologia – nella prospettiva del Cardinal Parente – ha la sua unità, la sua ragione formale, la sua luce, in Cristo, Dio-Uomo, ed è un sapere vivo, nel quale il pensiero e l’amore trovano la loro perfetta sintesi, come il Parente amava sottolineare nel suo scritto Il primato dell’amore e San Tommaso del 1945. Di grande importanza fu il contributo del Parente al Concilio Vaticano II, in qualità di Assessore della Suprema Sacra Congregazione del Santo Uffizio e  di presidente della commissione che ebbe a trattare il tema della collegialità episcopale. In un volume di recente pubblicazione, curato da mons. Michele di Ruberto e pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana, sono stati raccolti le proposte, gli interventi e le osservazioni del Cardinale Parente al Concilio, che sarebbe importante riprendere per uno studio più completo della Costituzione dogmatica “Lumen Gentium”. Nell'introduzione a questo volume mons. Gherardini, che ringraziamo di cuore per la sua presenza, nota che nella visione teologica del Parente la “Lumen Gentium” rappresenta “una pietra miliare lungo il cammino compiuto dalla Chiesa, a maturazione e supporto della propria autocoscienza di realtà teandrica, Corpo mistico e comunione dei santi: una comunione che si esprime al massimo nella collegialità dei vescovi uniti al Papa”. Nell’Introduzione alla Costituzione dogmatica del Concilio Vaticano II “Lumen Gentium” del 1965, Parente, in modo sintetico quanto puntuale ed appropriato, ha saputo mettere bene in luce il teandrismo ecclesiologico come riflesso di quello cristologico, riprendendo poi il tema nel Saggio d’ecclesiologia alla luce del Concilio Vaticano II  del 1968, attento alle problematiche ecclesiali allora emergenti. Il medesimo tema venne poi di nuovo ripreso e trattato nel secondo volume della Teologia di Cristo del 1971. Ovviamente si tratta soltanto di cenni che possono appena far intravedere la grandezza dell'uomo di Chiesa, del teologo e dell'educatore. Ma esplorando l'ingente produzione del Cardinale Parente, accanto alle imponenti e pregevoli opere teologiche, troviamo ancora diverse perle del suo pensiero, forse meno conosciute ma non meno preziose, quali, per esempio, il suo scritto Esperienza mistica dell'Eucaristia, per non parlare degli scritti dedicati espressamente al pensiero dell’Aquinate: Il primato dell’amore e San Tommaso, già ricordato; Quid re vera valeat nostra cognitio de Deo secundum S. ThomamIl male secondo la dottrina di San TommasoRapporto tra partecipazione e causalitàTerapia tomistica.

2. Il Cardinale Pietro Palazzini è l’altro maestro della fede che oggi vogliamo commemorare. Nacque a Piobbico, nelle Marche, il 19 maggio 1912, e pertanto siamo ancora nell'anno centenario della sua nascita. Anch’egli alunno del Seminario Pio nel Seminario Romano, conseguì le lauree in teologia e “in utroque iure” nel nostro Ateneo, coronando i suoi studi con il diploma di Avvocato rotale, con i diplomi in Biblioteconomia, in Archivistica, Paleografia e Diplomatica, e conseguendo vari altri titoli, che non sto qui ad elencare. Nel 1945 entrò a far parte del corpo insegnante della nostra Università come professore di teologia morale, e fu Decano della Facoltà di Teologia dal 1954 al 1957, svolgendo diversi incarichi nella Curia Romana. Oltre l'insegnamento, Palazzini allargò il campo della sua attività mediante numerose pubblicazioni di morale, di diritto, di storia del diritto, di agiografia, e partecipando attivamente alla compilazione di dizionari e di enciclopedie con numerose voci; a lui si deve, in particolare, la grande iniziativa della Bibliotheca Sanctorum. Tra i suoi scritti,  vorrei menzionare i volumi di teologia sacramentaria, pubblicati nel 1972 con il titolo Vita sacramentale, nei quali Palazzini armonizza in modo efficace gli aspetti dogmatico, morale e giuridico della dottrina cattolica sui sacramenti. Quando, nel 1956, fu nominato Sottosegretario della Sacra Congregazione dei Religiosi, cui seguì, nel 1958, la nomina a Segretario della Sacra Congregazione del Concilio (oggi Congregazione per il Clero), Palazzini dovette lasciare l'insegnamento nel nostro Ateneo; in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico 1957-58 il Rettore  dell'epoca, monsignor Antonio Piolanti, suo compagno di seminario e suo grande amico ed estimatore, lo salutò con queste parole: “Ci duole l'animo nel vederlo sottratto a questa cattedra di teologia, dove si era affermato vigorosamente con numerose pubblicazioni, che per il numero e il valore intrinseco lo collocano tra i primi moralisti del nostro tempo. Per la sua bontà verso i colleghi e gli alunni, per il suo indefesso lavoro di Decano, per l'affetto sincero e fattivo verso l'Ateneo, gli rivolgiamo in questo momento l'espressione della nostra gratitudine”. Analoghe parole di gratitudine ebbe per  Palazzini il Beato Giovanni Paolo II, che nel 1980 lo chiamò a guidare, come prefetto, la Congregazione delle Cause dei Santi. Nel 1984, in occasione del 50º anniversario dell’ordinazione sacerdotale, Giovanni Paolo II scriveva infatti al Cardinale Palazzini: “Rendiamo grazie, con animo riconoscente, per la tua attività e per i suoi frutti. Tutto ciò che facevi  aveva il senso dello stesso zelo: procurare la gloria di Dio, ricercare la salvezza del prossimo, onorare la comune Madre Chiesa. Il che, oltre che con la virtù, hai ottenuto con la prudenza, col discernimento e specialmente con l'applicazione e la dottrina”.

Anche noi, in questa circostanza, vogliamo oggi esprimere sincera gratitudine a questi due maestri che hanno dato lustro alla nostra Università, e anche agli esimi Relatori, mons. Brunero Gherardini, per tanti anni professore di ecclesiologia qui al Laterano, e mons. Gianfranco Girotti, reggente emerito del Tribunale della Penitenzieria Apostolica, che hanno accettato l'invito a tenere oggi la commemorazione dei due Cardinali. Questo nostro far memoria dei Cardinali  Parente e  Palazzini non ha soltanto il senso di una semplice rievocazione storica, che è pure importante, perché ci riporta alle radici culturali della nostra istituzione accademica, ma vuol essere anche un invito a proseguire l’opera di questi due umili principi della Chiesa, che hanno dato la loro vita per il servizio del popolo cristiano nell'insegnamento, secondo il mandato di Gesù: “Euntes ergo docete omnes gentes”.

Nel ricordare dunque i Cardinali Parente e  Palazzini, l'Università Lateranense medita sulla propria storia e sulle proprie radici, per proseguire con rinnovato entusiasmo sulla via della fedeltà alla propria missione nella Chiesa e nel mondo.

3. A questo medesimo intento corrisponde l’inaugurazione – che terremo al termine delle due commemorazioni – dell’Archivio Storico della Pontificia Università Lateranense. Ringraziamo per questo il Cardinale Raffaele Farina, Archivista e Bibliotecario Emerito di SRC, che procederà alla benedizione del locale destinato alla Direzione dell’Archivio, e il rev.mo prof. Mario Pangallo, Direttore della Cattedra “San Tommaso e il pensiero contemporaneo”, vero artefice di tutti questi eventi.