Hildegard Burjan, protagonista credibile ed efficace della "caritas socialis"

Un anno fa la beatificazione della prima donna deputato elevata agli onori dell'altare

Roma, (Zenit.org) Lucia Graziano | 889 hits

È trascorso un anno dalla beatificazione di Hildegard Burjan e già se ne possono vedere i frutti.

Tedesca di origine ebraica, nata da Abraham e Berta Freund il 30 gennaio 1883 a Görlitz, città di frontiera a quei tempi parte del regno prussiano, sarà tra le poche donne a frequentare l’Università ai primi del ‘900, ed a portare brillantemente a termine a Zurigo i suoi studi di germanistica e di filosofia con un dottorato, dopo aver seguito con particolare interesse quanti lungo il suo percorso andava riconoscendo come maestri, tra i quali spiccano il filosofo Robert Saitschik (autore del volume Quid est veritas?) ed il pedagogista tedesco Friedrich Wilhelm Förster, che negli anni a venire sarà perseguitato per il suo antimilitarismo ed antinazionalismo.

Anche grazie a questi incontrila Burjanfinirà con l’interessarsi, con tutta la serietà e l’intensità che sempre la contraddistingueranno, alla dottrina sociale della Chiesa di Leone XIII, aprendosi al patrimonio della cultura cristiana e della fede cattolica.

Nel 1907 sposerà Alexander Burjan, conosciuto negli anni degli studi universitari. Per esigenze di lavoro di lui, impegnato nel settore delle grandi imprese industriali, dopo una prima permanenza a Berlino, la coppia si stabilirà a Vienna, dove nell’agosto del 1910, non senza rischi per la malferma salute della madre, nascerà la loro unica figlia, Lisa.

Risale all’anno precedente, legata anche ad incontri e circostanze vissuti in occasione dell’insperata guarigione da una grave crisi dovuta ad una malattia cronica ai reni per la quale i medici non le davano più alcuna speranza, la definitiva adesione di Hildegard alla Chiesa con la richiesta del Battesimo che riceverà l’11 agosto 1909. Aquesto evento seguirà un decennio intenso, che la vedrà legarsi alla comunità cattolica viennese più sensibile a vivere e ad approfondire il magistero leonino.

Contemporaneamente, consapevole che “l’amore di Cristo ci spinge” (2 Corinzi 5,14), s’impegnerà a cercare soluzioni praticabili ai tanti problemi sociali da lei e dai suoi amici rilevati e assunti in anni drammaticamente segnati dalla guerra, dall’onda lunga della rivoluzione industriale, dal passaggio dalla monarchia asburgica alla democrazia parlamentare.

Hildegard, tesa a cercare di dare una risposta concreta ed immediata ai bisogni di tanti, pure - dimostrando una non comune attitudine organizzativa ed una grande stima dell’azione comune - si rivelerà particolarmente capace di promuovere la nascita di nuove e funzionali formazioni associative, quali l’Associazione delle operaie cristiane a domicilio, l’Assistenza sociale con funzioni di coordinamento di un ormai significativo numero di strutture, e l’Aiuto alle famiglie per le esigenze delle popolazioni dell’Erzebirge in gravi difficoltà.

Attorno ad Hildegard si andrà così consolidando un gruppo di persone impegnate ad accompagnare situazioni di difficoltà con soluzioni innovative, fortemente anticipatrici di approcci formulati alla luce delle più mature strategie di welfare incentrate sui principi di solidarietà e di sussidiarietà. La ricca trama di rapporti intessuti e la richiesta di alcune donne che, condividendo il richiamo del citato motto paolino, riconoscono in Hildegard un’affascinante per quanto discreta figura di riferimento ed una guida autorevole, nel 1919 permetteranno finalmente la nascita del primo nucleo di quella che sarà la tanto auspicata ed attesa comunità religiosa femminile, cui non a caso verrà dato il nome di Caritas Socialis. Sarà Monsignor Ignaz Seipel ad accompagnare come primo consigliere spirituale la giovane esperienza ecclesiale, attiva e fedele all’intuizione ed al carisma originali da quasi un secolo, riconosciuta come comunità di diritto diocesano dal 1936, e trasformata da Paolo VI in comunità di diritto pontificio nel 1960.

La salute compromessa di Hildegard non costituirà mai un ostacolo alle sue scelte decise e sempre supportate dai familiari e da amici autorevoli con i quali intratterrà un confronto serrato e maturo. La consapevolezza che la responsabilità personale del cristiano urge all’impegno politico, e la fede certa, da cui scaturisce un’apertura intelligente alla realtà tutta ed ai rapporti interpersonali in particolare, la porteranno a maturare la sollecitata decisione di un coinvolgimento diretto nella politica attiva, nei difficilissimi tempi segnati dalla fine del primo conflitto mondiale: così nel 1918 entrerà a far parte del Consiglio comunale viennese, e l’anno successivo accetterà la candidatura a Deputato del primo Parlamento austriaco eletto a suffragio universale, divenendo nel marzo 1919 la prima donna tra i cristiano-sociali, impegno che svolgerà con determinazione, impegno critico e non senza sofferenza, per i soli due anni di durata di quella legislatura.

La sua attività parlamentare si contraddistinguerà in particolare per diverse proposte relative alla tutela delle lavoratrici, dei fanciulli lavoratori, della maternità e dell’infanzia; si adopererà molto anche per il finanziamento e lo sviluppo dell’istruzione femminile e della formazione permanente delle donne, nonché per la parificazione dei diritti e dovere di donne e uomini nel ruolo di dipendenti dello Stato. A lei si deve anche l’approvazione della legge per le lavoratrici a domicilio che ottenne consensi di là da interessi e priorità dei singoli schieramenti politici. Di recente è stato fatto dono al Papa degli originali dei suoi interventi parlamentari.

La salute malferma, le responsabilità familiari e quelle derivanti alle opere avviate, ma anche la sua insofferenza verso i primi diffusi e già aggressivi segnali di autoritarismo ed antisemitismo, non poco amplificati e strumentalizzati negli ambienti politici ed istituzionali, la motiveranno a non più candidarsi al Parlamento ed a dedicarsi interamente agli impegni già assunti, in particolare a quelli legati alla vita della comunità religiosa della Caritas Socialis di cui lei, laica e coniugata, sarà la prima superiora sino al 1933, anno della sua morte.

L’attualità del profilo umano, cristiano e politico della prima Deputata ad essere beatificata nella storia della Chiesa risalta nella sua integrità e concretezza, offrendo una testimonianza forte anche a quanti oggi sono impegnati in politica. La carità sociale che si ritrova alla base della concezione e dell’azione di questa donna vissuta in un contesto storico estremamente drammatico, è segno, strumento e frutto di un’esperienza concreta riconducibile ad una verificata prospettiva antropologica e teleologica che ha tanto da dire ai nostri tempi. Da parte sua Hildegard - ebrea che, recuperato l’interesse per la propria tradizione religiosa, e proseguito il suo cammino attraverso la richiesta del battesimo e la piena adesione alla comunità ecclesiale - ci testimonia con la propria vita l’intensità e la lucidità della sua ricerca e del suo riconoscimento del fondamento ultimo della carità sociale.

Moglie e madre, fondatrice di una comunità religiosa e donna impegnata in prima persona nella politica attiva, Hildegard ha vissuto in modo credibile e affascinante la carità sociale, sostenuta dal rinnovare quotidianamente a Cristo quel suo proposito di non lasciarsi abbattere da nessun insuccesso, né di allontanarsi da Lui per nessun successo.