"Ho avuto la chiamata ad essere un pastore"

Intervista con il vescovo ausiliare dell'arcidiocesi di Blantyre, in Malawi, monsignor Monfort Stima

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ROMA, venerdì, 11 febbraio 2012 (ZENIT.org) - Situato nell’Africa sudorientale, il Malawi è un Paese agricolo e conosciuto come “il cuore caloroso dell’Africa”, per via dell’ospitalità della sua popolazione di oltre 10 milioni di abitanti, composta per l’80% da cristiani e per il 14% da musulmani. L’arcidiocesi di Blantyre si trova nella parte meridionale del Paese e si estende da est ad ovest e confina con il Mozambico a sudest.

In collaborazione con Aiuto alla Chiesa che Soffre, Mark Riedemann ha intervistato per Where God Weeps (Dove Dio piange) il vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Blantyre, monsignor Monfort Stima.

Come si potrebbe descrivere la distribuzione della popolazione in Malawi?

Mons. Stima: Il Malawi è composto da villaggi isolati, spesso collegati tra loro solo da strade sterrate. Durante la stagione delle piogge è molto difficile raggiungere la gente. La moto è spesso l’unico mezzo di trasporto per spostarsi. Quand’ero un giovane sacerdote ho guidato la moto per otto anni, ma avanzando con l’età sono riuscito ad ottenere una macchina, che uso sulle strade sterrate.

Lei si chiama Montfort Stima. Può spiegarci la storia dietro questo nome singolare?

Mons. Stima: Il nome Montfort viene da San Louis Montfort, sacerdote francese. Fondò la congregazione dei Padri Monfortani, che sono stati i primi a venire nella nostra diocesi per evangelizzare. Il nome Montfort viene spesso usato nei villaggi. I miei genitori pensavano che fosse un buon nome da darmi.

Qual è il suo motto episcopale e perché lo ha scelto?

Mons. Stima: Il mio motto episcopale è: “Pasci le mie pecorelle”. Durante il mio ministero come sacerdote, ho avuto una passione per il lavoro pastorale. Ho avuto la chiamata ad essere un pastore e, subito dopo essere nominato vescovo, pensai: “Ho sempre fatto questo e ho questa passione. Quale sarebbe il miglior motto?” E mi è venuto in mente subito: “Pasci le mie pecorelle”.

La maggior parte dei cittadini del Malawi dipende dall’agricoltura, ciononostante il Paese lotta per la sicurezza alimentare. Può raccontarci un po’ di questa sfida alla povertà?

Mons. Stima: Il Malawi dipende dall’agricoltura. Abbiamo le risorse ma quando dipendi dall’agricoltura dipendi anche da Dio, chiedendogli che ti benedica con tanta pioggia. Non siamo ancora arrivati alla tecnologia dell’irrigazione. Ci sono stati anni in cui, infatti, siamo stati confrontati con la siccità. L’attuale governo ha lavorato sodo per trovare soluzioni alternative e ha incoraggiato la gente a partecipare a qualche progetto di irrigazione, ma sono ancora pochi. Ciò che ha aiutato molto, nel corso degli ultimi 3 anni, è il sussidio statale per i fertilizzanti destinato ad alcune famiglie povere.

Un’altra sfida, che ha un impatto sulla politica agricola, è la crescita dei centri urbani. Perché la città sta crescendo così rapidamente? Qual è l’impatto di questa crescita sui terreni agricoli?

Mons. Stima: La gente, in particolare chi vive nei villaggi, non ha alcuna istruzione formale e cerca una vita migliore nei centri urbani. Ciò contribuisce alla loro espansione. È, tuttavia, il dovere del governo di istituire un sistema che permetta agli abitanti dei villaggi di rimanere dove stanno, creando un ambiente in cui possono farsi un reddito e creando un mercato per i loro prodotti che consenta qualche guadagno senza dover migrare verso i centri urbani. In Malawi, più dell’80% della popolazione è cristiana e circa il 5% appartiene a religioni tradizionali africane. Che cosa capiamo della religione tradizionale africana in Malawi? Loro credono in un solo Dio, ma credono anche negli spiriti, gli spiriti dei loro genitori e degli antenati. Questi spiriti agiscono come intercessori presso l’unico Dio. La maggior parte di loro hanno altari dove offrono sacrifici. La maggioranza degli abitanti del Malawi sa qualcosa sul Dio cristiano, tranne i musulmani, ma c’è un piccolo gruppo che non si è convertito al cristianesimo. Credono ancora nel culto ancestrale, nelle divinità e nelle credenze tradizionali. Se sei un pagano e vuoi diventare cristiano, devi rinunciare a questa vita, anche se, a volte si trova un buon cristiano che va in chiesa, prega, ed è forse un anziano, ma quando gli succede qualcosa di brutto immediatamente pensa che qualcuno l’ha causato. Allora si buttano sulle credenze tradizionali e cercano di scoprire chi l’ha fatto. Questo è una sorta di sincretismo. Dovrebbero semplicemente pregare Dio.

I cattolici sono quattro milioni su una popolazione di 13 milioni. La Chiesa cattolica sta crescendo. Quanti battesimi ci sono in un anno?

Mons. Stima: Nella maggior parte delle parrocchie in cui sono stato ci sono oltre un migliaio di battesimi l’anno. Si tratta solo di bambini. Gli adulti sono probabilmente circa 200-300, una volta che hanno concluso il loro cammino di formazione come catecumeni, per essere battezzati. Ho aiutato il vescovo, anche quando ero ancora vicario generale, con le cresime e qualche volta ho avuto 1300 persone cresimate al giorno. Questo si traduce in un gran numero di cristiani all’anno.

Il Malawi ha uno dei più alti tassi di divorzio di tutta l’Africa. Forse un terzo di tutti i malawiani sono divorziati. Perché?

Mons. Stima: Il problema, al momento, è che non abbiamo istituito un centro di ricerca dove si possa fare una ricerca sistematica sui motivi di divorzio. Quindi questa è solo una supposizione. Se Lei me lo chiede, perché l’ho notato lavorando in parrocchia, direi che è mancanza di preparazione. In passato, quando abbiamo avuto i missionari, c’era una preparazione molto buona. Prima di arrivare al matrimonio, le famiglie erano state preparate e formate per questo impegno a vita, ma oggi, in particolare i giovani, si incontrano l’un l’altro nelle scuole o Dio sa dove, e decidono di sposarsi senza una preparazione adeguata. Allora, cosa vi aspettate di loro? È un peccato che in Malawi il valore della famiglia, in particolare nelle aree urbane, è diminuito. È ancora molto apprezzato nei villaggi, tuttavia.

Eccellenza, abbiamo coperto temi come il panorama, situazione religiosa, e la crescita della Chiesa cattolica. Quali sono oggi le più grandi necessità della vostra diocesi e della Chiesa cattolica in Malawi?

Mons. Stima: La nostra più grande necessità è quella di catechizzare il popolo, di approfondire la loro fede. Credo che dall’approfondimento della fede uscirà ogni bene: lo sviluppo, i problemi della gente, la questione della fame e della sicurezza alimentare. Se la gente approfondisce la sua fede, sento che ci saranno le risposte.

Questa intervista è stata condotta da Mark Riedemann per Where God Weeps, un programma televisivo e radiofonico settimanale, prodotto da Catholic Radio and Television Network, in collaborazione con l’organizzazione internazionale Aiuto alla Chiesa che Soffre.

In rete:
Aiuto alla Chiesa che soffre: www.acn-intl.org
Aiuto alla Chiesa che soffre Italia: www.acs-italia.glauco.it
Where God Wheeps: www.wheregodweeps.org


[Traduzione dall’inglese a cura di Paul De Maeyer]