"Ho perso un figlio ma ho guadagnato un angelo"

Venerdì sera, fiaccolata per la legalità a Cassano allo Jonio, presieduta da mons. Galantino, in memoria di Cocò Campolongo, il bimbo di tre anni bruciato in macchina con altre due persone

Roma, (Zenit.org) Redazione | 365 hits

“Questo accanimento su un bambino così piccolo sembra non avere precedenti nella storia della criminalità. Preghiamo con Cocò, che sicuro è con Gesù in cielo, per le persone che hanno fatto questo reato, perché si pentano e si convertano al Signore”. Con queste parole Papa Francesco, oggi, dopo la preghiera dell'Angelus, ha ricordato il piccolo Cocò Campolongo, il bambino di tre anni di Cassano allo Jonio bruciato in macchina nei giorni scorsi insieme a due persone.

Venerdì sera - riferisce l'agenzia Sir - centinaia di abitanti della cittadina calabrese, nonostante la pioggia, sono scesi in strada per ricordare le vittime di questa barbara esecuzione con una fiaccolata della legalità, preceduta da una marcia silenziosa, organizzata dalla diocesi e presieduta dal vescovo, mons. Nunzio Galantino, segretario generale "ad interim" della CEI.

“Se stiamo qui, stasera - ha detto il presule in apertura - è per dire che, come non ha senso esaltarsi fino a perdere il senso della realtà, così non è possibile lasciare che bruci - come quei corpi carbonizzati che ho visto estrarre dalle lamiere della macchina domenica mattina - la voglia di continuare a camminare, a sperare e a sognare di tanta gente perbene”. 

“La fiaccolata di stasera - ha aggiunto - vuole dire che qui c’è gente che vuole contribuire, col proprio impegno, a ‘educare a vivere la vita buona del Vangelo’, fatta di assunzione di responsabilità e di rispetto degli altri e del creato. Siamo qui per ricordarci reciprocamente che il rumore sordo dei colpi che hanno ucciso le tre vittime e l’odore acre dei cadaveri bruciati non possono essere l’unico rumore né l’unico insopportabile odore capaci di provocare rivolte civili e indignate mobilitazioni, come stasera”.

La fiaccolata ha attraversato il centro storico di Cassano e si è conclusa davanti alla cattedrale con un momento di preghiera.Oltre al vescovo, erano presenti alla manifestazione numerose autorità civili, politiche e militari, seguite da un gruppo di ragazzi che teneva alto lo striscione con la scritta: “Noi siamo fuoco di speranza”, slogan dell'iniziativa. Mons. Galantino - informa ancora il Sir - ha rivelato che nei giorni scorsi ha incontrato in carcere i genitori e le due nonne del piccolo Cocò. “Ho detto loro che stasera le avremmo sentite presenti in cammino con noi su una strada diversa: fatta di voglia di riscatto e voglia di vita nuova. Con loro e con noi, vogliamo sentire in cammino anche il loro bambino”.

Ed effettivamente Antonia Iannicelli, la mamma di Cocò, si è resa presente all'iniziativa attraverso una lettera in cui ha esortato a rispondere al male con l'amore. “Ho capito che dobbiamo cambiare nel cuore, sforzandoci di non rispondere con la vendetta ma con l’amore. Ho perso un figlio ma ho guadagnato un angelo”, si legge nella missiva letta all'inizio della fiaccolata. 

“Il buio nel quale è piombata la nostra comunità - ha commentato il vescovo Galantino - ha una causa precisa: la violenza! Un buio reso ancora più spesso e insopportabile dalla efferatezza con la quale ci si è accaniti sui corpi; e soprattutto perché tra le vittime c’era un bimbo certamente innocente! Se stiamo qui stasera è per ritrovare la voglia di rimetterci in cammino. Se stiamo qui stasera è perché abbiamo bisogno di luce in questo buio!”. 

Citando “una pagina delle Scritture di una intensità commovente (Ezechiele 37,1-14), nella quale si parla di ossa inaridite che, animate dallo Spirito di Dio, si ricompongono e ridiventano persone vive", il vescovo ha poi affermato: "Né io né voi abbiamo il potere di far tornare a vivere i resti carbonizzati di Cocò né quelli delle altre vittime. Un potere però ce l’abbiamo. E stasera vogliamo esercitarlo. É il potere di non rendere la morte, soprattutto la morte procurata con violenza e in maniera efferata, ma qualsiasi morte, una sorta di macigno che non lascia scampo a nessuno".

"Non vogliamo cedere al fatalismo! - ha insistito - Non siamo qui per esprimere un generico senso di pietà! Sarebbe troppo poco. Non siamo qui per mettere per un paio d’ore tra parentesi la rabbia, il senso di impotenza e la ferma condanna di malefatte! Qualsiasi nome esse abbiano: dalle malefatte legate al mondo dello spaccio di droga, che è spaccio di morte, alle malefatte, solo apparentemente meno volgari, legate all’abuso del potere e alla mancanza di assunzione di responsabilità".

"A partire dall’odore acre di quei corpi bruciati e abbandonati", ha concluso Galantino, la marcia vuole dire che "qui, a Cassano, c’è gente che non la pensa assolutamente né come chi ha ucciso - ignorando lo sguardo certamente implorante del piccolo Cocò - né come chi fa del malaffare il suo stile di vita”.