"Ho visto la mano di Dio". Così Francesco spiega la scelta del tema del Sinodo

A rivelarlo il cardinale Barbarin durante il Seminario sulla comunicazione nella Chiesa della Santa Croce, concluso oggi con un intervento di padre Lombardi sullo "stile comunicativo" di Bergoglio

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 391 hits

"Ho visto la mano di Dio”. Così Papa Francesco giustifica la scelta di dedicare un intero Sinodo, il prossimo ottobre, sul tema della famiglia. A confidarlo è stato lo stesso Pontefice ai Cardinali riuniti in concistoro dello scorso febbraio. A riferirlo è stato invece, ieri, il cardinale Philipe Barbarin, arcivescovo di Lyon, agli oltre 300 partecipanti al IX Seminario Professionale sugli Uffici di Comunicazione della Chiesa, promosso dalla Facoltà di Comunicazione Istituzionale della Pontificia Università della Santa Croce, concluso oggi.

“Non è per nulla sorprendente che il Papa abbia affidato i lavori dei Sinodi sulla famiglia all’intercessione dei due nuovi Pontefici santi, per essere condotti nella docilità dello Spirito Santo”, ha detto il cardinale. Su queste tematiche, ha infatti aggiunto, è del tutto inevitabile “unirsi in preghiera, perché la posta in gioco è molto alta”.

Il porporato parla per esperienza vissuta, lavorando in un paese dove il processo di secolarizzazione ha portato a “considerare come diritti fondamentali della persona”, l’approvazione di leggi contro il matrimonio e la vita. In ciò, è stato di conforto assistere alla “significativa testimonianza resa dai cattolici francesi”, che negli ultimi tempi si è espressa mediante manifestazioni di grande portata, dove l’elemento centrale è stato appunto la preghiera. Per un credente, ha sottolineato Barbarin, “ci sono verità che non vengono scalfite dalla maggioranza in Parlamento. Se c’è un fondamento antropologico definitivo, esso dura per sempre”.

Oltre all’arcivescovo di Lyon, il Seminario della Santa Croce ha visto la presenza anche di noti vaticanisti come Valentina Alazraki di Televisa, Lucio Brunelli voce storica del Tg2 ora a Tv2000, Antoine-Marie Izoard dell’agenzia I-media ed Elisabetta Piqué, l’amica e biografa di Bergoglio de La Nación. Nella prima sessione dei lavori, i giornalisti hanno raccontato la loro esperienza ad un anno dall’elezione di Francesco, cercando di tratteggiarne le qualità comunicative e le novità introdotte nel sistema dei media.

Una seconda sessione, moderata da mons. Domenico Pompili, direttore dell’ufficio comunicazione della CEI, ha visto riuniti attorno allo stesso tavolo i responsabili di comunicazione della Conferenza Episcopale di Inghilterra e Galles che hanno centrato particolarmente l’attenzione sul “rapporto fra la comunicazione offline e online”.

I partecipanti stamani si sono trasferiti in piazza San Pietro per l’Udienza Generale con Papa Francesco, dopo la quale hanno visitato la Sala Stampa vaticana. Nel cuore pulsante della comunicazione vaticana si è svolto l'incontro conclusivo del Seminario con un intervento del direttore padre Federico Lombardi, il quale ha esordito esprimendo anzitutto la sua “grande gioia” per il pontificato di Bergoglio e, in particolare, "per il senso di annuncio dell’amore di Dio e della sua misericordia come messaggio molto chiaro ed efficace”.

Il gesuita ha poi evidenziato i tratti caratteristici dello stile comunicativo del Pontefice, gli stessi che hanno entrare nel cuore di tutti questo Papa “venuto dalla fine del mondo”: “semplicità, concretezza", "parole semplici ed efficaci", "atteggiamenti e gesti molto comunicativi, in particolare quelli che manifestano direttamente amore e misericordia”. Un esempio su tutti è stata la lavanda dei piedi del Giovedì Santo 2013 tra i giovani detenuti di Casal del Marmo il primo gesto di Francesco “dall’impatto enorme”, secondo padre Lombardi. E anche il fatto che il Pontefice abbia sempre mostrato attenzione e forte sensibilità verso i malati e i sofferenti che "sono i primi salutati dopo i vescovi" durante le udienze. 

Tuttavia, in poco più di un anno, "ancora non abbiamo visto tutto", ha assicurato il direttore della Sala Stampa, ci sono “tante cose che dobbiamo imparare e vedere”. A cominciare dai prossimi viaggi papali in Terra Santa, a fine maggio, e in Corea, ad agosto, che saranno "tappe nuove per vedere la comunicazione del messaggio del Santo Padre verso il mondo".

Un messaggio rivoluzionario anche grazie alla "spontaneità di comunicazione" del Pontefice che rompe ogni schema: "Non ha barriere che lo isolino - ha affermato padre Lombardi - Non ce le ha quando gira per la piazza e sale e scende dalla jeep e prende su i bambini o fa salire gli altri". E "non ce le ha anche nella vita quotidiana quando, se vuole dire qualcosa a una persona, prende il telefono e gliela dice". 

È vero che, a volte, questo "può dar luogo a qualche precisazione da fare”, ha confidato il portavoce; certi episodi - telefonate in primis - sono da trattare pertanto "con molta prudenza", senza "trarne conseguenze che vadano al di là" di un fatto riservato e personale che, in quanto tale, "non riguardano l’insegnamento della Chiesa". 

Spesso, a padre Lombardi è capitato di dover mediare polemiche o smentire montature giornalistiche su presunte parole del Santo Padre. Tanto che lui stesso ha ammesso che il suo lavoro di portavoce della Santa Sede “è aumentato quantitativamente”. Anche perché – ha spiegato - è divenuto meno programmabile e sempre più imprevedibile. L’effetto sorpresa, tuttavia, “è un po’ caratteristico di questo Pontificato": un aspetto – ha detto il gesuita - "a cui dobbiamo abituarci e in cui dobbiamo vedere una dimensione spirituale positiva, di essere cioè in cammino con lo Spirito" che, come ben sappiamo, soffia dove vuole.

Anche nei loro contatti personali Bergoglio non segue uno schema: “Ci sono molti contatti brevi tra di noi”, ha riferito Lombardi, ma ci possono essere anche colloqui “più approfonditi e più lunghi”, anche se questo “è raro” dal momento che “il Papa è una persona molto rapida, molto reattiva”.

Come il cardinale Barbarin, infine, padre Lombardi ha fatto cenno sul prossimo Sinodo sulla famiglia, “un tempo molto impegnativo – ha detto – in cui si toccheranno argomenti e questioni sensibili e con una larga partecipazione del popolo cristiano”. Sarà quindi “una grande impresa” per la quale serviranno tanto “coraggio e fiducia”. E Bergoglio, in un anno sul Soglio di Pietro, ha dimostrato di averne abbastanza.