Hong Kong: una nuova legge potrebbe emarginare la Chiesa dalle scuole

Monsignor Joseph Zen esprime la propria opposizione al Parlamento del territorio

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HONG KONG, martedì, 25 maggio 2004 (ZENIT.org).- La nuova legge sull’educazione che il Governo di Hong Kong vuole vedere approvata ad ogni costo potrebbe ridurre di molto l’influenza della Chiesa e rafforzare il potere politico nelle scuole.



Per questo motivo, il vescovo di Hong Kong, monsignor Joseph Zen Ze-kiun, ha scritto una lettera al Parlamento del territorio (Legco), avvertendo che sarebbe “irresponsabile” varare una legge senza chiarire tutte le “ambiguità” presenti nel testo normativo, secondo quanto citato da “Asianews”.

Da tempo, il Governo di Hong Kong discute una legge (“Education Bill 2002”) che impone a tutte le scuole di formare un “comitato amministrativo allargato” (“incorporated management commettee”) composto da studenti, genitori, professori e rappresentanti della società, oltre che dai responsabili della scuola (“school sponsoring body”, SSB).

Al comitato spetterebbe di valutare i professori e i metodi didattici, così come la qualità e le strutture delle scuole.

Secondo monsignor Zen e varie personalità del mondo educativo di Hong Kong, la manovra del Governo mira a togliere autorità al SSB, alle sue proposte e ai suoi programmi. Mentre, allo stesso tempo, la nuova legge rafforza il potere di controllo del Governo nelle varie scuole.

Nella lettera al Legco, il prelato afferma che l’autorità del Governo aumenterà “attraverso un decentramento del SSB, alterando in modo radicale un sistema educativo efficace, che gode dell’ammirazione della comunità internazionale”.

I cambiamenti proposti sono così “rivoluzionari” che monsignor Zen accusa la nuova legge di essere contraria alla “Basic Law”, una sorta di Costituzione di Hong Kong “accettata da Pechino”, in vigore dalla fine del dominio britannico e secondo la quale per 50 anni non si possono modificare le strutture sociali fondamentali del territorio.

La diocesi di Hong Kong gestisce circa 300 scuole, istituti e collegi universitari in tutto il territorio, riconosciuti da tutti come scuole di alta qualità. Le personalità più in vista nel campo culturale, politico ed economico si sono formate in scuole cattoliche.

Alcuni esperti avvertono che la manovra del governo rappresenta un tentativo di frenare l’influenza della Chiesa cattolica nel territorio.

Da parte sua, Arthur Li, segretario governativo per l’Educazione, definisce “ansietà irrazionali” le preoccupazioni di monsignor Zen e le considera “totalmente infondate”.

Nella sua lettera al Legco, il vescovo di Hong Kong chiede che ci siano almeno 5 anni di “prova” con le nuove strutture di gestione, prima di varare la legge. In caso contrario, la Chiesa accetterà la riforma solo in modo “passivo”.

I rapporti tra la Cina e Hong Kong sono attualmente molto tesi, perché Pechino si è riservata tutte le decisioni sullo sviluppo delle riforme democratiche del territorio, la cui popolazione chiede, all’80%, di poter eleggere direttamente il capo del Governo ed elezioni a suffragio universale.

Monsignor Zen è molto critico nei confronti della politica religiosa di Pechino, anche se spera in un miglioramento dei rapporti con il Governo cinese. Un primo segno di disgelo è stato l’invito rivolto al vescovo il mese scorso di recarsi a Shanghai, dopo 6 anni di divieto di ingresso in Cina ( cfr. ZENIT, Servizio Giornaliero, 5 maggio 2004).

Il vescovo è tra le poche figure religiose di Hong Kong a parlare in favore della libertà e della democrazia e a invitare la popolazione a manifestare per rivendicare i diritti contenuti nella Basic Law.

I temi della democrazia saranno quest’anno l’argomento principale della manifestazione per ricordare il ritorno di Hong Kong alla Cina, che avrà luogo il 1° luglio prossimo.

Lo scorso anno hanno partecipato alla manifestazione più di 500.000 persone, che hanno criticato fortemente la politica di Pechino e il governatore Tung Chee-hwa.