I 150 anni di un "Singolarissimo giornale"

La rilevanza dell'Osservatore Romano raccontata in un libro

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di Antonio D’Angiò

CITTA' DEL VATICANO, giovedì, 17 novembre 2011 (ZENIT.org) - Il 1 luglio 1861, poche settimane dopo la proclamazione del Regno d’Italia, ma con Roma ancora capitale dello Stato Pontificio, veniva stampato il primo numero de L’Osservatore Romano, il “Giornale quotidiano politico religioso”, come si evidenzia tuttora nella dicitura. All’inizio del 1862 poi, per sottolineare la vocazione laica e religiosa del quotidiano, furono inserite le due espressioni: “Unicuique suum” (“A ciascuno il suo”, risalente al diritto romano) e ”Non praevalebunt” (il “non prevarranno”  del Vangelo).

A 150 anni dall’ evento, l’Ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, Antonio Zanardi Landi, e il direttore de L’Osservatore Romano, Giovanni Maria Vian, hanno voluto celebrarlo con la realizzazione del libro intitolato “Singolarissimo giornale” (con il supporto editoriale della Allemandi & Co e raccogliendo le riflessioni di una decina di docenti di storia e di diritto) riprendendo nel titolo un passaggio di Giovanni Battista Montini (il futuro Paolo VI) nell’articolo pubblicato in occasione del centenario del giornale.

Due i filoni di approfondimento che s’incrociano nella pubblicazione di 280 pagine e dal costo di 30 euro: Il primo è quello legato ai temi internazionali, che si può dire essere la vera vocazione del giornale dello Stato Vaticano. Il secondo è quello inerente la storia d’Italia come viene raccontata attraverso le pagine de L’Osservatore Romano.

Ai temi internazionali fanno riferimento le riflessioni di Giuseppe Dalla Torre “Una voce diversa nella politica internazionale”, di Ennio Di Nolfo “La Santa Sede e gli Stati Uniti nello scenario internazionale”, di Andrea Riccardi "Uno sguardo dal Vaticano alla Russia" e di Silvio Ferrari e Paolo Zanini su “La questione del Medio Oriente”.

I temi più prettamente storici, che consentono di apprendere dal libro molte argomentazioni del “quotidiano” così come raccontate negli anni, sono rappresentati negli interventi di Gianpaolo Romanato “La fine dello Stato Pontificio”, di Giovanni Battista Varnier “Le polemiche con il fascismo dopo i Patti del Laterano”, di Roberto Pertici “Di fronte al Nazismo”, di Pietro Pastorelli “Alle origini del caso Pio XII” e di Carlo Cardia su “Il giornale della Santa Sede e la Repubblica Italiana”.

Proprio questi intermezzi tratti dai giornali dell’epoca, consentono al lettore di potersi avvicinare con facilità agli eventi trattati ma di poter utilizzare il libro anche come strumento di approfondimento scientifico.

Il libro offre al lettore, inoltre, alcuni passaggi e commenti che trovano una corrispondenza con le questioni dell’informazione, della politica e dell’economia internazionale così come portate all’attenzione della pubblica opinione in questi anni.

Innanzi tutto sul ruolo della stampa come tratteggiato nel sopra citato articolo di Montini, che così nella sua parte iniziale si manifesta: “Perché oltre la libertà di stampa esiste, ed in grado ben più alto e non mai contestato, la libertà di critica della stampa; salvo che questa rimane ordinariamente silenziosa, e quella invece rumorosa”.

Poi sul rapporto tra le Istituzioni Internazionali dopo la firma di accordi storici, come fu quello di Camp David, dove L’Osservatore Romano in una nota non firmata di fine giugno 1980 intitolata Gerusalemme così si esprimeva: “Qualsiasi potere si trovi ad esercitare la sovranità sulla Città Santa debba assumersi, di fronte alle tre religioni sparse per il mondo, l’impegno di tutelare, insieme al carattere proprio della Città stessa, i diritti relativi ai Luoghi Santi e alle rispettive Comunità, in base ad un sistema giuridico appropriato, garantito da una superiore istanza internazionale”.

Infine su alcune questioni di economia internazionale: il 27 marzo 1957, mentre pubblicava un’apologia dei trattati di Roma “pietra miliare” della storia d’Europa, “L’Osservatore Romano” riportava un articolo di Francesco Vito, forse il maggiore esponente del pensiero economico italiano contemporaneo, visto come espressione del cattolicesimo: “Studiosi di tutto il mondo - scriveva Vito - sono impegnati nella trattazione delle aree arretrate. Essi si sentono però in gran parte impreparati all’arduo compito”.

Un libro che permette di capire come L’Osservatore Romano, pur con una tiratura limitata, ha potuto raccontare con autorevolezza i giorni di questi centocinquanta anni, in tante parti del mondo, in tante lingue diverse.

Per acquistare il libro curato da Antonio Zanardi Landi e Giovanni Maria Vian “Singolarissimo giornale” - Allemandi & Co: 

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