"I Campi del Duce": cresce l'interesse per un tema fino a ieri sconosciuto

Il saggio storico di Carlo Spartaco Capogreco, di notevole valore scientifico, è stato tradotto in lingua slovena e presentato a Gorizia il 19 giugno scorso

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di Eugenio Fizzotti

ROMA, giovedì, 28 giugno 2012 (ZENIT.org) - Risale al 2004 la pubblicazione, presso l’Editrice Einaudi di Torino, del volume I Campi del Duce con il quale Carlo Spartaco Capogreco, storico italiano, docente presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università della Calabria e presidente della Fondazione Ferramonti, non ha inteso certo svelare un mistero sottaciuto, né accusare a posteriori gli italiani di una facile e sbrigativa autoassoluzione.

Il suo intento è stato piuttosto quello di dare visibilità a un argomento tuttora realmente sconosciuto, attraverso una mappatura storico-geografica dei campi e un inquadramento storico delle diverse forme di internamento praticate nell’Italia di Mussolini: dal confino di polizia alla deportazione coloniale, ai campi d’internamento allestiti con l’ingresso nella Seconda guerra mondiale, ai campi di concentramento veri e propri conseguenti all’occupazione della Jugoslavia.

Il libro, grazie a un’esemplare documentazione d’archivio, ha contribuito massicciamente a districare nodi e problemi ancora irrisolti della nostra storia. E l’autore, come ha dichiarato in occasione della presentazione della traduzione in lingua slovena che ha avuto luogo lo scorso 19 giugno nella sala dei Musei Provinciali in Borgo Castello a Gorizia, nella seconda metà degli anni ’80 intraprese un lungo viaggio che lo portò a visitare - dopo averne completato la mappatura - i siti dell’internamento fascista. Poté così constatare lo stato d’abbandono o la totale distruzione degli edifici e delle baracche, nonché il loro mancato riconoscimento in quanto “luoghi della memoria”.

Nella sua qualità di uno dei massimi esperti, a livello internazionale, dello studio e la riscoperta del problema dell’internamento civile fascista, Carlo Spartaco Capogreco presiede da molti anni la Fondazione Ferramonti e ha pubblicato due altri validissimi volumi: nel 1987 Ferramonti. La vita e gli uomini del più grande campo d’internamento fascista 1940-1945 (Editrice La Giuntina, Firenze) e nel 2003 Renicci. Un campo di concentramento in riva al Tevere (Mursia, Milano).

E ha riscosso un notevole interesse la decisione, dopo averlo tradotto in lingua slovena, di presentare il volume I campi del Duce, chedescrive in modo dettagliato i singoli campi di concentramento in Italia, dell’isola di Rab e della Dalmazia, nonché quelli amministrati dal ministero dell’interno e quelli diretti dall’esercito.

Curato dalla storica dell’Istituto per la storia contemporanea di Lubiana Nevenka Troha e pubblicato dall’associazione ZAK di Lubiana con il titolo Fašistična taborišča, Internacije civilistov v fašistični Italiji (1940-1943), il volume di Carlo Spartaco Capogreco, con il coordinamento effettuato dal giornalista Ivo Jevnikar, è stato presentato dalla storica Nevenka Troha, dallo scrittore Boris Pahor, dal coordinatore dell’associazione culturale Terre di Confine, nonché esperto della storia del campo di concentramento di Visco Ferruccio Tassin e dalla prof.ssa Francesca Meneghetti di Treviso, che circa un mese fa ha pubblicato una corposa monografia sul campo di concentramento per sloveni e croati di Monigo presso Treviso.

L’iniziativa, che ha avuto luogo presso l’Associazione Anton Gregorčič di Gorizia, è risultata di forte valore scientifico perché ha consentito di analizzare nuovamente la vicenda dolorosa che riguarda non solo la popolazione italiana e la comunità ebrea ma anche circa 30.000 internati sloveni provenienti dalla cosiddetta Provincia di Lubiana, che venne occupata dall’Italia durante la seconda guerra mondiale, nonché alcune migliaia di sloveni e croati dell’Istria e della Venezia-Giulia.