I cattolici e la politica (Quarta ed ultima parte)

I caratteri di una spiritualità politica cristianamente ispirata

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di padre Paolo Scarafoni, L.C.
Rettore della Università Europea di Roma 

ROMA, giovedì, 4 ottobre 2012 (ZENIT.org).- Il rapporto positivo con il mondo come fondamento dello sviluppo umano è sottolineato anche in altri scritti dei pontefici. Giovanni Paolo II nel suo libro intervista Memoria e identità riprende il pensiero di Garrigou Lagrange, con le tre vie della santificazione, che segnano il rapporto con il mondo creato: la via purgativa (conflittualità e spesso distanza); la via illuminativa (scoperta dei valori delle creature, per sforzo ma anche per illuminazione e rivelazione); la via unitiva che è la via della libertà a partire dall’unione con Cristo, nel quale tutto è redento. Lo scopo vero dell’uomo è Dio, raggiunto nella libertà. La valorizzazione di tutto ciò che esiste, rispecchia proprio questo rapporto con Dio, come dice San Paolo: “Tutto è vostro, voi siete di Cristo, Cristo è di Dio”. In questo senso si esprimeva la Gaudium et Spes n. 37: “Redento da Cristo e diventato nuova creatura nello Spirito Santo, l'uomo, infatti, può e deve amare anche le cose che Dio ha creato. Da Dio le riceve: le vede come uscite dalle sue mani e le rispetta. Di esse ringrazia il divino benefattore e, usando e godendo delle creature in spirito di povertà e di libertà, viene introdotto nel vero possesso del mondo, come qualcuno che non ha niente e che possiede tutto: «Tutto, infatti, è vostro: ma voi siete di Cristo e il Cristo è di Dio » (1Cor 3,22)”.

Riconoscere l’importanza del temporale significa anche cogliere la dimensione dei “mezzi temporali ricchi” e l’altra dei “mezzi temporali poveri” (Gaudium et Spes n. 38: “Così pure egli ammonisce a non camminare sulla strada della carità solamente nelle grandi cose, bensì e soprattutto nelle circostanze ordinarie della vita”). I primi, i mezzi temporali ricchi, esigono una certa misura di successo tangibile e di gestione del potere. Questi mezzi sono propri del mondo; ma conviene ribadire che sono più omogenei ad una presenza cristiana ed ecclesiale i “mezzi temporali poveri” (vedi la dottrina di Giorgio La Pira). Si potrebbe anche pensare a tante azioni politiche, ispirate cristianamente, che si dotano di mezzi poveri. Più sono dinamiche politiche prive di forza, più sono efficaci e durevoli nel tempo. Ciò non toglie la drammatica opacità della realtà politica e la persistenza delle dinamiche della forza presenti nella storia e che un cristiano, politicamente impegnato, non può non esaminare con profondo discernimento, senza cadere negli errori di “spiritualismo astratto”.

L’uomo occidentale, nella fase storica che viviamo, oscilla tra l’illusione che la scienza possa garantire quasi tutto ed il disperare che oramai le forze della natura, malgovernate, travolgeranno “inevitabilmente” l’intera umanità in tempi brevi. Sono queste le dinamiche della paura e della ricerca ossessiva di sicurezza che hanno, in parte, motivi validi e, in parte, sono frutto di emotività irrazionale. È indispensabile mantenere l’equilibrio.

Nei confronti di questa situazione che caratterizza le opinioni pubbliche europee ed americane è necessario offrire incoraggiamenti e speranze di futuro. A questo si accompagnano le testimonianze dei principi cosiddetti “non negoziabili”, che fanno parte di quei fini infravalenti, in quanto sono vissuti nel tessuto sociale, ma fanno anche parte dei fini assoluti. Principi riguardanti la dignità della persona umana e della vita sin dal concepimento fino alla morte naturale; la realtà della famiglia ed il rifiuto di manipolazioni genetiche che rendano incomprensibili le relazioni affettive e familiari; l’obbligo e la libertà di educazione da parte dei genitori. Sono concetti che non discriminano credenti e non credenti, ma richiamano alla responsabilità della coerenza, i comportamenti ed i principi umanistici che dovrebbero ispirare le popolazioni europee e americane. Concetti che non negano l’autonomia delle mediazioni politiche. Non si può quindi far risalire al complesso dei principi non negoziabili le decisioni che “avrebbero diviso le società europee”, e attualmente anche americane, producendo i fallimenti della mediazione laica. Tutt’al contrario eventuali battaglie culturali riguardanti la condanna dell’aborto o l’unità della famiglia hanno esaltato i più deboli e le messo in evidenza le necessarie esigenze di maturazione razionale in questo momento di forti paure irrazionali. Tutto ciò rischiara anche la ricerca di un comune terreno di “nuovo umanesimo” nell’unità politica di credenti e non credenti. Si pone così in evidenza il ruolo della Bioetica (cfr. Caritas in veritate n. 74) e l’impegno nel campo educativo scolastico (un’educazione pubblica ma non solamente statale sia nella scuola che nell’università).

La distinzione tra temporale e spirituale apre ai cristiani la strada di una “spiritualità” del servizio verso gli altri. Servizio agli altri che affonda le proprie radici in straordinarie pagine bibliche. Servo sofferente, Cristo,San Paolo. Marx fallisce proprio sull’uomo. Che cosa offriamo noi cristiani: un nuovo stile, non dobbiamo avere fretta ad entrare in politica. Il Papa ci chiama a non stare fermi, a uscire dal nostro ego, ma non a buttarci irresponsabilmente nella politica. Dobbiamo dare segni di vitalità nel mondo sociale, del lavoro, delle imprese, dell’economia, della cultura. È necessaria un’Opera dei Congressi del ventunesimo secolo. I cristiani possono apportare. Non ci sono altre organizzazioni, altre forze che hanno una visione universale, che cerchino veramente il bene comune.

Servire la città terrena, costruire la polis nei suoi fini che sono coerenti e consistenti e perciò infravalenti rispetto ai fini ultimi e individuali, ma non in contraddizione. La figura del servizio come figura antropologica legata alla figura del Servo sofferente di Isaia e poi portata a compimento da Gesù Cristo è presentata in memorabili episodi evangelici. È il filone più autentico di quel preambolo culturale e religioso che fornisce e alimenta la vita di preghiera e di contemplazione del cristiano impegnato politicamente così come fu nel professor Giorgio La Pira, Alcide De Gasperi, Giuseppe Dossetti ed in Aldo Moro. Tuttavia il progresso della storia e della governabilità politica non è automatico, dipende da una complessa realtà sistemica di conflitti, interessi, decisioni e azioni tra loro compresenti.

Grazie alla forza evangelica del Cristianesimo i cristiani dovrebbero testimoniare un’intensità “radicale” verso la partecipazione politica come la forma più alta della pietà (benevolenza, amorevolezza) che si incarna nella storia. Quella “pietà”, come ebbe a dire don Giuseppe De Luca, che si materializza nell’amore di Dio verso l’uomo e nel reciproco amore di dilezione dell’uomo verso Dio. 

[La terza parte è stata pubblicata giovedì 27 settembre]