I condannati a morte e le ultime parole rivolte a Dio

P. Francisco Palacios: "Lavoriamo per portare Radio Maria nelle carceri del mondo"

Roma, (Zenit.org) Daniele Trenca | 345 hits

L'uomo e il desiderio di infinito: un dualismo che in ogni epoca storica coinvolge ed affascina le persone. Se poi queste sono detenute nel braccio della morte (e purtroppo ancora qualcuno decide sulla loro sorte), fa ancora più effetto leggere quali siano stati i loro ultimi pensieri. Un blog, attivo dal 2011 in Texas, raccoglie le ultime frasi dei detenuti che hanno atteso in maniera nervosa ed insofferente l'iniezione letale, che farebbe giustizia (secondo il tribunale terreno) del crimine commesso. 

Lo scorso 26 giugno è stata eseguita la 500esima esecuzione a morte dal 1976, anno in cui fu reintrodotta la pena capitale nello stato. «Voglio solo ringraziare chi mi ha dato coraggio in questi anni [...] Questa non è una sconfitta, è una vittoria. Sapete dove sto andando. Sto andando a casa per stare con Gesù [...]», sono state le ultime parole di Kimberly McCarthy. Le sue parole, come quelle degli altri detenuti uccisi, si possono leggere nel 'database della morte di stato'. Sul portale texano oltre alla foto segnaletica, i dati anagrafici, il reato compiuto, la data di ingresso al carcere e di esecuzione, si possono leggere le ultime parole del condannato. Da queste dichiarazioni si nota come molto spesso il loro contenuto sia di carattere religioso. Le mura fredde del carcere, la solitudine della cella e il rapporto spesso conflittuale con gli altri detenuti portano molto spesso i carcerati ad interrogarsi sul senso della vita e soprattutto se ci sia al mondo almeno una persona che non li giudichi per ciò che hanno fatto, e che dunque possa amarli nella loro condizione di vittime ed emarginati. Conversioni forti, profonde. Ognuno si rivolge al proprio dio, ma il comune denominatore delle 'dichiarazioni finali' sono tutte riconducibili alla ricerca di una Verità, che possa fornire una speranza di una vita nuova dopo la morte. 

Da sempre questa è la scommessa di Radio Maria. «L'uomo ha fame della parola di Dio» è spesso il commento di Padre Livio Fanzaga. Attiva da ben 25 anni nel nostro Paese, è da sempre vicine a tutte quelle persone che versano in situazioni di difficoltà, tra questi anche chi è rinchiuso negli istituti penitenziari. «Da qualche anno - ci ha detto Padre Francisco Palacios, coordinatore editoriale di World Family of Radio Maria - ci stiamo impegnando con i carcerati, fornendo ad ognuno di loro una radiolina a forma di Madonnina. Un modo per dimostrare la nostra vicinanza. Papa Francesco nella sua prima Enciclica "Lumen Fidei" ci ricorda quanto afferma San Paolo 'La fede viene dall'ascolto', su questo aspetto il nostro operato è fondamentale. Molte sono le testimonianze che riceviamo su conversioni di carcerati che hanno scoperto l’amore di un Dio che è Padre e misericordioso, e che non li giudica per ciò che hanno compiuto». Dopo aver consegnato le radioline in quasi tutti gli istituti di pena della Penisola l’emittente cattolica sta lavorando per poter offrire lo stesso servizio anche alle altre nazioni: «Stiamo portando avanti questo progetto anche con le altre nazioni, – ha concluso P. Palacios – per coinvolgere i detenuti facendoli sentire figli di un unico Dio che salva gli uomini».