I cristiani discriminati sono "più numerosi oggi che nei primi tempi della Chiesa"

Durante l'Angelus in occasione della festa di Santo Stefano protomartire, papa Francesco esorta a "denunciare" ed "eliminare" le ingiustizie contro i nostri fratelli nella fede

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 354 hits

In una piazza San Pietro sferzata dalla “tempesta di Natale”, papa Francesco ha rassicurato i fedeli. “Voi non avete paura della pioggia, siete bravi!”, ha detto affacciandosi stamattina alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano, in occasione dell’Angelus per la festa di Santo Stefano, primo martire della Chiesa.

Il Pontefice ha brevemente rievocato la vicenda terrena di Stefano (cfr. At 6,5; 7,55-60) ed in particolare il suo martirio, “quando, dopo un discorso di fuoco che suscitò l’ira dei membri del Sinedrio, fu trascinato fuori dalle mura della città e lapidato”. Prima di morire, Stefano, come Gesù, chiese “perdono per i suoi uccisori”.

La commemorazione del primo martire cristiano e della sua morte violenta, nei giorni del “clima gioioso del Natale”, potrebbe sembrare “fuori luogo”, ha osservato il Papa. Tuttavia, “nell’ottica della fede”, si tratta di una ricorrenza “in piena sintonia col significato profondo del Natale”.

Quella di Stefano, infatti, è la storia di una violenza “vinta dall’amore”, la “nascita al cielo” di un santo che “in profondità scaturisce dal Natale di Cristo”. E Gesù “trasforma la morte di quanti lo amano in aurora di vita nuova”, ha aggiunto il Pontefice.

“Nel martirio di Stefano - ha proseguito - si riproduce lo stesso confronto tra il bene e il male, tra l’odio e il perdono, tra la mitezza e la violenza, che ha avuto il suo culmine nella Croce di Cristo”.

La memoria del protomartire Stefano contribuisce così a “dissolvere una falsa immagine del Natale: l’immagine fiabesca e sdolcinata, che nel Vangelo non esiste”. La liturgia di oggi, infatti, “ci riporta al senso autentico dell’Incarnazione, collegando Betlemme al Calvario e ricordandoci che la salvezza divina implica la lotta al peccato, passa attraverso la porta stretta della Croce”.

Lo stesso Vangelo odierno (Mt 10,22), del resto, ci ricorda “la strada che Gesù ha indicato chiaramente ai suoi discepoli”.

La liturgia di oggi ha quindi fornito al Santo Padre lo spunto per chiedere di pregare “in modo particolare per i cristiani che subiscono discriminazioni a causa della testimonianza resa a Cristo e al Vangelo”.

Come Santo Stefano duemila anni fa, ancora oggi molti cristiani “vengono accusati ingiustamente e fatti oggetto di violenze di vario tipo. Sono sicuro – ha aggiunto il Papa - che, purtroppo, sono più numerosi oggi che nei primi tempi della Chiesa”, specie nei luoghi “dove la libertà religiosa non è ancora garantita o non è pienamente realizzata”.

Anche nei paesi che “sulla carta tutelano la libertà e i diritti umani”, tuttavia, “i credenti, e specialmente i cristiani, incontrano limitazioni e discriminazioni”.

Francesco ha quindi chiesto una preghiera “per questi fratelli e sorelle” e, assieme ai fedeli, ha recitato un’Ave Maria. “Per il cristiano questo non fa meraviglia, perché Gesù lo ha preannunciato come occasione propizia per rendere testimonianza. Tuttavia, sul piano civile, l’ingiustizia va denunciata ed eliminata”, ha aggiunto.

Il Santo Padre ha concluso l’Angelus chiedendo a “Maria Regina dei Martiri” di aiutarci a “vivere il Natale con quell’ardore di fede e di amore che rifulge in santo Stefano e in tutti i martiri della Chiesa”.