I cristiani egiziani condannano la repressione militare

Decine di morti e qualche migliaio di feriti tra i dimostranti di piazza Tahrir

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IL CAIRO, mercoledì, 23 novembre 2011 (ZENIT.org) – Decine di migliaia di dimostranti continuano a radunarsi in piazza Tahrir, al Cairo, per protestare contro il rallentamento delle riforme, seguite alle dimissioni dell’ex presidente Hosni Mubarak, avvenute nove mesi fa.

Le forze militari hanno preso misure drastiche contro di loro e si stima che il numero dei morti sia tra i 25 e i 40. Più di 1500 persone sono state gravemente ferite.

Il vescovo copto-cattolico Antonios Aziz Mina ha preso le difese dei dimostranti e ha fermamente condannato l’azione militare. “Le autorità non hanno alcun diritto di sparare contro gente pacifica”, ha detto il vescovo.

Vescovo copto di Giza, la più grande città nei pressi del Cairo, Aziz è stato intervistato ieri da Aiuto alla Chiesa che Soffre, e ha spiegato che sia i cristiani che i musulmani sono uniti a piazza Tahrir in difesa dei diritti umani.

“La gente ha il diritto di esprimere il proprio punto di vista – ha aggiunto il vescovo -. L’unico modo per farlo è scendere in piazza”.

Le proteste si sono estese dalla capitale a città come Alessandria, Suez e Damietta.

Secondo informazioni fornite ad Asia News da padre Rafic Greiche, un portavoce della Chiesa Cattolica, molti dimostranti si sono ammalati a causa dei gas lacrimogeni usati dalla polizia. Altri sono rimasti feriti o contusi e lamentano la presenza di teppisti tra le file della polizia.

Secondo notizie più recenti, il Feldmaresciallo Mohamed Hussein Tantawi, capo del consiglio militare che ha governato l’Egitto, sin dalle dimissioni di Mubarak, lo scorso 11 febbraio, ha promesso che le elezioni si terranno nel giugno 2012, e che i militari cederanno il potere ad un presidente civile nel luglio successivo.

Le elezioni parlamentari erano state programmate per lunedì prossimo ma adesso sorgono dei dubbi sia sul loro svolgimento, sia sulla loro legittima accettazione.

Le relazioni tra la Chiesa Copta e i leader militari sono particolarmente tese, specialmente dopo gli attacchi ai dimostranti cristiani al Cairo in ottobre, che hanno causato la morte di almeno 25 persone – in prevalenza cristiane – e centinaia di feriti.

Lo scorso giovedì centinaia di cristiani copti hanno marciato per chiedere giustizia delle vittime di ottobre. Durante le proteste, i dimostranti sono stati attaccati da persone che lanciavano pietre e bottiglie: circa 25 persone sono rimaste ferite.

Nella sua intervista ad Aiuto alla Chiesa che Soffre, il vescovo Aziz ha detto che il regime non è riuscito a rispondere alla richiesta dei dimostranti di alleggerire le restrizioni al culto cristiano e ad allentare le restrizioni nell’edificazione delle chiese.