I cristiani non devono ricorrere alla violenza per difendere i loro valori

Lo hanno affermato i vescovi francesi durante la loro ultima Assemblea Plenaria

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ROMA, giovedì, 10 novembre 2011 (ZENIT.org) – “I cristiani non devono ricorrere alla violenza per difendere i loro valori”, così ha riferito la Radio Vaticana, ma sono disorientati, anzi esasperati dagli attacchi che subiscono.

L’emittente vaticana ha evocato l’argomento, discusso dai vescovi di Francia durante la loro ultima Assemblea plenaria, svoltasi a Lourdes dal 4 al 9 novembre scorsi, ed affrontato anche dal cardinale arcivescovo di Parigi, André Vingt-Trois, presidente della Conferenza Episcopale Francese (CEF), nel suo discorso di chiusura. La CEF ha istituito del resto un nuovo gruppo di lavoro sulla questione.

Banalizzazione degli attacchi

A Lourdes, i vescovi di Francia si sono soffermati sulle reazioni suscitate da un’opera teatrale del regista e scenografo italiano Romeo Castellucci e sul recente attacco contro la sede parigina del noto settimanale satirico Charlie Hebdo.

“Senza accettare per questo la banalizzazione degli attacchi contro la figura di Cristo”, i vescovi “hanno messo in guardia contro la ‘reazione aggressiva’ da parte di alcuni cristiani quando si sono sentiti denigrati”, ha riferito la Radio Vaticana.

Infatti, i vescovi di Francia prendono “molto sul serio” gli attacchi contro il cristianesimo. Deplorano tuttavia anche “comportamenti eccessivi di gruppi fanatici” durante le manifestazioni contro l’opera teatrale intitolata Sul concetto del volto del Figlio di Dio. E respingono con decisione le derive che rischiano di creare amalgami nell’opinione pubblica a causa di altre risposte violente in nome della religione.

I vescovi hanno menzionato in particolare l’attacco contro il settimanale satirico Charlie Hebdo. Di comune accordo e in accordo con il loro presidente, i vescovi hanno condannato fermamente l’uso della violenza per difendere i valori cristiani.

Silenzio o risposta?

“Alla presenza di numerosi attacchi, i vescovi riconoscono che spesso non ne possono più. Agli attacchi anticlericali rispondono degli atteggiamenti di violenza o, al contrario, di silenzio, spesso rimproverati ai responsabili della Chiesa”, continua la stessa fonte.

Per l’arcivescovo di Digione, monsignor Roland Minnerath, è responsabilità del vescovo, come pastore, di farsi carico dello smarrimento del popolo cattolico, “scioccato dalla violenza di certe aggressioni contro simboli del cristianesimo”. Secondo Minnerath, gli artisti creativi dovrebbero essere coscienti della propria responsabilità sociale.

L’arcivescovo di Digione ha ammesso di aver ricevuto molti messaggi di persone che gli rimproverano il “silenzio assordante” della Chiesa. Attenzione – ha ribadito - a banalizzare critiche contro la figura di Cristo. “Se la prendono pure con la Chiesa, nessun problema, è il rischio di ogni istituzione. Ma qui, si tratta di Cristo!”, ha proseguito Minnerath. Per non parlare di un altro rischio soggiacente, quello del monopolio della difesa dell’onore di Cristo ai cristiani più estremisti.

La constatazione dei vescovi è la stessa: il cerchio dei cattolici esasperati supera quello dei gruppuscoli attivisti. Per monsignor Eric de Moulins de Beaufort, vescovo ausiliare di Parigi, spesso si tratta di “cattolici abbastanza semplici, smarriti, poiché si fa burla di ciò in cui credono fermamente”.

A preoccupare invece l’arcivescovo di Bordeaux, il cardinale Jean-Pierre Ricard, è una novità: “C’è sempre stata una di estrema destra cattolica e politica. Ma oggi, loro azioni vengono legittimate e giustificate da cattolici sconcertati dalla secolarizzazione e che hanno la sensazione di essere sbeffeggiati”.

Niente “strategia di minoranza”

Da parte sua, il cardinale Vingt-Trois ha messo in guardia contro una “strategia di minoranza”: l'evoluzione del cattolicesimo sul modello delle minoranze religiose, il quale reagirebbe solo per difendersi, sarebbe contrario alla tradizione di un cristianesimo che rivendica un ruolo più ampio nel dibattito sociale e politico.