I discepoli del Signore devono far crescere la gioia di essere cristiani

Il Papa racconta il viaggio in Messico e a Cuba invitando a manifestare la gioia di appartenere alla Chiesa di Cristo

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di Antonio Gaspari

ROMA, mercoledì, 4 aprile 2012 (ZENIT.org).- “I discepoli del Signore devono far crescere la gioia di essere cristiani, la gioia di appartenere alla sua Chiesa. Da questa gioia nascono anche le energie per servire Cristo nelle situazioni difficili e di sofferenza”.

Lo ha detto in Piazza San Pietro a Roma, oggi 4 aprile, il Pontefice Benedetto XVI, nel corso dell’Udienza Generale.

Il Papa ha raccontato del suo recente viaggio in Messico e a Cuba affermando “Sono stati giorni indimenticabili di gioia e di speranza, che rimarranno impressi nel mio cuore!”

Ripensando alle file interminabile di gente lungo le strade, che hanno accompagnato con entusiasmo il Vescovo di Roma, Benedetto XVI ha rivelato: “in quei volti lieti, in quelle grida di gioia ho colto la tenace speranza dei cristiani messicani, speranza rimasta accesa nei cuori nonostante i momenti difficili delle violenze, che non ho mancato di deplorare e alle cui vittime ho rivolto un accorato pensiero, potendone confortare personalmente alcune”.

Il Santo Padre ha parlato dell’incontro con i tantissimi bambini e adolescenti, che sono “il futuro della Nazione e della Chiesa”.

“La loro inesauribile allegria, - ha precisato - espressa con fragorosi canti e musiche, come pure i loro sguardi e i loro gesti, esprimevano il forte desiderio di tutti i ragazzi del Messico, dell’America Latina e dei Caraibi di poter vivere in pace, in serenità e armonia, in una società più giusta e riconciliata.

“Ho esortato tutti a confidare nella bontà di Dio onnipotente che può cambiare dal di dentro, dal cuore, le situazioni insopportabili e oscure” ha sottolineato Benedetto XVI , ed ha aggiunto “I messicani hanno risposto con la loro fede ardente e, nella loro adesione convinta al Vangelo, ho riconosciuto ancora una volta segni consolanti di speranza per il Continente”.

Ai cattolici cubani che, insieme all’intera popolazione, sperano in un futuro sempre migliore, il Santo Padre ha rivolto l’invito a “dare nuovo vigore alla loro fede e a contribuire, con il coraggio del perdono e della comprensione, alla costruzione di una società aperta e rinnovata, dove vi sia sempre più spazio per Dio, perché quando Dio è estromesso, il mondo si trasforma in un luogo inospitale per l’uomo”.

A tutti i cubani il Pontefice ha ricordato che Cuba e il mondo “hanno bisogno di cambiamenti”, ma questi ci saranno solo se “ognuno si apre alla verità integrale sull’uomo, presupposto imprescindibile per raggiungere la libertà, e decide di seminare attorno a sé riconciliazione e fraternità, fondando la propria vita su Gesù Cristo”

Perchè solo Cristo “può disperdere le tenebre dell’errore, aiutandoci a sconfiggere il male e tutto ciò che ci opprime”.

Il Santo Padre ha concluso l’Udienza generale con una invocazione “Possano il popolo messicano e quello cubano ricavarne frutti abbondanti per costruire nella comunione ecclesiale e con coraggio evangelico un futuro di pace e di fraternità”.