I documenti del Vaticano II: un tesoro da riscoprire

In un volumetto edito da Effatà, una ventina di autori riflettono sull'attualità delle Costituzioni, delle Dichiarazioni e dei Decreti del Concilio

| 617 hits

di Luca Marcolivio

ROMA, sabato, 1 dicembre 2012 (ZENIT.org) – Riassumere in poco più di un centinaio di pagine cosa sia stato il Concilio Vaticano II e quale sia la sua attualità è un’impresa tutt’altro che facile. Più che apprezzabile è dunque il risultato ottenuto dall’antologia Il futuro del Concilio. I documenti del Vaticano II: un tesoro da riscoprire (Effatà, 2012, pp. 140), a cura del giornalista e storico, Luca Rolandi.

Il volume si compone di 17 brevi saggi a cura di altrettanti autori (storici, teologi, vaticanisti) ognuno dei quali prende in esame una Costituzione, una Dichiarazione o un Decreto del Concilio, commentandolo alla luce del mezzo secolo di storia trascorso.

Tra gli autori spiccano i vaticanisti Andrea Tornielli, Marco Tosatti, Giacomo Galeazzi, l’esperto di Medio Oriente, Giorgio Bernardelli, il teologo Gianni Gennari, il liturgista Paolo Tomatis. La premessa, dal titolo Il Concilio è davanti a noi, è del curatore Luca Rolandi, mentre l’introduzione è affidata a Raniero La Valle, che ha vissuto in prima persona l’evento del Concilio come giornalista.

In occasione dell’uscita del volumetto, ZENIT ha incontrato Luca Rolandi che ha spiegato genesi e finalità dell’opera.

Sono passati 50 anni dall’apertura del Concilio: è possibile finalmente analizzarlo con il giusto distacco e in chiave non ideologica?

Rolandi: Il tempo trascorso dall’evento conciliare, dopo gli anni delle contrapposizioni e delle divisioni, ha lasciato spazio all’essenza del Vaticano II. Oltre alle dispute storiografiche e alle interpretazioni teologiche, i cristiani sono eredi di un grande tesoro di fede e spiritualità. Aggiornare e rinnovare, riportare al centro il messaggio di salvezza di Gesù Cristo per l’uomo di ieri, di oggi e di sempre. Da allora la società si è trasformata, alcuni degli accenti posti nei documenti conciliari sembrano superati, ma non lo sono sicuramente i due probabilmente più importanti, le costituzioni, Dei Verbum e Lumen Gentium, che hanno rivitalizzato la prospettiva Trinitaria della fede, riposto al centro la Parola e il Mistero Eucaristico oltre che conferito ad ogni battezzato un compito regale, sacerdotale e profetico, da assumere nelle diverse scelte vocazionali al servizio dell’umanità per la costruzione del Regno di Dio. Un aspetto sul quale, in una società secolarizzata e spesso indifferente, resta la bussola per ogni credente, che si pone in modo misericordioso e con spirito di amore e di servizio alla sequela di Cristo per costruire un mondo più umano.

I commenti alle Costituzioni, ai Decreti e alle Dichiarazioni sono stati fatti da autori molto diversi per formazione culturale ed idee. È stato un modo per fornire una visione obiettiva dell’evento? Magari stimolando un dibattito?

Rolandi: L’idea di realizzare un piccolo compendio che introducesse ad una lettura preparata dei documenti del Vaticano II è stata pensata insieme all’editore cercando di valorizzare le tante espressioni e visioni che fanno ricco il popolo di Dio. Per questo tra i vaticanisti, i teologi e gli osservatori che si sono prestati con grande passione a questa sintetica ma, a mio avviso, profonda analisi e attualizzazione della lettera conciliare, molte sono le indicazioni che, pur partendo da approcci diversi, sono concordi nel considerare il Concilio come un grande dono dello Spirito per la Chiesa e l’umanità.

L’approccio verso il Concilio della maggior parte degli autori sembra essere piuttosto positivo. Davvero non sono mancate le ombre?

Rolandi: Effettivamente l’ottimismo anima i contributi, forse ispirato da quell’idea di gioia e speranza che riecheggiò già nell’allocuzione di Giovanni XXIII l’11 ottobre 1962 in occasione dell’apertura dell’assise, contro i profeti di sventura. Tuttavia non mancano degli appunti su come alcuni documenti non corrispondano più alle nuove sfide che il cristianesimo si trova ad affrontare oggi. Così come si bilanciano alcune delle interpretazioni che furono pensate in contrapposizione netta e spesso ideologica, in un utilizzo novecentesco dell’idea di progressisti e conservatori. Penso ad esempio al capitolo del prof. Gheda che ricostruisce la vicenda della Nota Previa. Sono convinto anch’io che al Concilio non mancarono le ombre che si riverberarono soprattutto negli anni del post-concilio, frenando molte delle novità più profonde del Vaticano II.

C’è un documento del Concilio che possiamo definire più attuale degli altri?

Rolandi: Difficile dare una risposta netta io continuo a pensare che le Costituzioni sulla Divina Rivelazione e la Chiesa e i documenti sull’ecumenismo e il dialogo interreligioso siano i più attuali e ricchi di indicazioni anche per il nostro mondo e quello futuro. Come diceva un grande maestro di fede e cultura come don Antonio Balletto al quale, insieme a don Piero Tubino, ho voluto dedicare il saggio, la Grazia ricevuta per aver vissuto in un tempo di Concilio per le nostre generazioni è il dono più grande che si poteva ricevere. La Fede in Cristo credo possa trarre dal Concilio ancora linfa vitale per testimoniare la Parola di salvezza per ogni uomo per tutta l’umanità  con coraggio e umiltà.

Molti degli autori - lei compreso - sono nati dopo il Concilio o comunque sono stati cristianamente formati negli anni post-conciliari. Cosa trasmettono gli insegnamenti del Concilio alle generazioni più giovani (ad esempio ai frequentatori delle Giornate Mondiali della Gioventù, nati con Giovanni Paolo II e cresciuti con Benedetto XVI)?

Rolandi: Siamo nati dopo il Concilio e siamo ormai quasi maggioranza. Molti di noi erano adolescenti negli anni del post-Concilio. Io credo sia importante prendere i frutti più belli del Concilio, la partecipazione e l’adesione ad un cristianesimo che ti chiama in causa, un dono ma anche una chiamata alla responsabilità e alla testimonianza. Spesso si è parlato di cristiani adulti, tiepidi, popolari, intellettuali e altro ancora. Credo che si debba essere soprattutto se stessi, seguire il Vangelo delle beatitudini, mettersi in ascolto della Parola e in preghiera, in dialogo con i fratelli con coraggio e senza paura, ma non ingenui oppure chiusi nelle proprie certezze (che poi non sono nostre ma ci sono state donate). Del Concilio, che poco conoscono, i giovani dovrebbero assaporare il clima di comunione e dialogo, di ricerca e formazione continua nella fede. Il cuore deve rimanere puro come quello dei bambini, come insegna il Vangelo, ma la mente e la volontà non possono restare fermi in una comprensione della fede poco interiorizzata e parziale. Nelle Gmg che si sono succedute tanti passaggi conciliari sono emersi nei discorsi dei Papi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI e nelle riflessioni che hanno accompagnato il cammino delle nuove generazioni.