I filosofi della cultura della morte (Parte II)

Donald DeMarco parla dei “maestri del sospetto”

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KITCHENER (Ontario), venerdì, 5 novembre 2004 (Zenit.org).- Giovanni Paolo II nel riferirsi a Sigmund Freud, Karl Marx e Friedrich Nietzsche li ha definiti i “maestri del sospetto”, in quanto questi ritenevano che il cuore umano è in contrasto con se stesso e che quindi su di esso non si può riporre fiducia.



Donald DeMarco, autore del libro sulla vita sregolata e sulle teorie degli “Architetti della cultura della morte” (Ignatius), scritto insieme a Benjamin Wiker, ha detto di trovarsi in pieno accordo con questa considerazione del Papa.

DeMarco, professore aggiunto di filosofia presso il Holy Apostles College and Seminary e professore emerito del St. Jerome's University, ha illustrato a ZENIT come alcuni pensatori, tra cui i tre citati, hanno portato alla disintegrazione della persona umana.

La prima delle tre parti di questa intervista, è stata pubblicata su ZENIT del 4 novembre 2004 .

Quale dei 23 “architetti della cultura della morte” trattati nel suo libro, a uso avviso, ha recato maggiore danno alla società?

DeMarco: In termini di morti e di danni a vite umane in tutto il mondo, Karl Marx detiene sicuramente il primato rispetto a tutti gli altri.

Anche Arthur Schopenhauer è molto importante perché è stato il primo a considerare la volontà - malvagia e irrazionale - come elemento fondamentale della realtà. Egli ha avuto una enorme influenza su Friedrich Nietzsche, il quale ha collocato la volontà nell’ego, e su Sigmund Freud, che l’ha collocata nel “id”. Anche Ayn Rand è stata influenzata da questa nozione della volontà come elemento primario.

Sartre ha poi avuto una grande influenza nel rendere assoluta la libertà, aprendo in definitiva ad una pura filosofia “pro-choice” [della libera scelta].

In che modo Karl Marx ha sfruttato l’attitudine religiosa dei suoi seguaci e in che senso ha distorto la dottrina cristiana per i propri fini anticristiani?

DeMarco: Con le sue celebre frasi sulla religione come “oppio dei popoli”, “aureola della sofferenza” o “sospiro della creatura oppressa, anima di un mondo senza cuore”, egli non intendeva criticare l’autentico esercizio della religione, ma il suo involucro. Marx reagiva - secondo una distinzione usata da Jacques Maritain - contro “il mondo cristiano” e non contro “il Cristianesimo”.

In questo senso, egli ha preso la caricatura al posto dell’archetipo, la finzione al posto del modello. Sarebbe stato meglio che Marx avesse detto: “Purtroppo a volte le persone strumentalizzano la religione, usandola come una droga che offusca le facoltà morali e intellettuali”.

In questo modo avrebbe fatto comprendere la differenza tra l’autentica professione della religione e quella ingannevole. Ma egli ha liquidato ogni religione, giudicando l’ortodossia con il suo simulacro eterodosso. Di conseguenza egli ha fatto di tutto per prevenire il prosperare di una religiosità autentica.

Marx sosteneva che “è facile essere santi se non si ha alcun desiderio di essere uomini”. Egli vedeva la religione esclusivamente sotto una luce negativa. La religione aveva scarsa importanza per i suoi genitori. Suo padre, per avere successo come avvocato, aveva barattato il suo Giudaismo per il Luteranesimo. Tale padre, tale figlio. La sua famiglia visse in un Protestantesimo liberale, senza alcuna profonda convinzione religiosa.

Nessuno, ovviamente, può essere santo senza essere pienamente uomo. Marx usava la sua stessa ideologia distorta come metro di misura per giudicare la religione. Ma lo stesso Cristianesimo accusa ancora di più coloro che tentano di diventare santi senza prima essere diventati umani, stigmatizzandoli come “farisei”.

Marx aveva una gran fretta di cambiare il mondo e dedicava poca attenzione ad alcuni elementi essenziali, propri di un pensiero critico: “I filosofi hanno soltanto diversamente interpretato il mondo, ma si tratta di trasformarlo”.

Lei osserva che Giovanni Paolo II descrive Marx, Nietzsche e Freud come i “maestri del sospetto”. Cosa intende il Papa con questo e perché ha voluto indicare in particolare questi uomini?

DeMarco: Nel corso della sua “teologia del corpo”, il Papa Giovanni Paolo II cita i “maestri del sospetto”, usando un’espressione di Paul Ricoeur, riferita appunto a Sigmund Freud, Karl Marx e Friedrich Nietzsche.

Per il Santo Padre, questi tre filosofi rappresentano ciò che San Giovanni evangelista descrive nella sua Prima lettera, nei versetti 15 e 16 del secondo capitolo, come “concupiscenza della carne”, “concupiscenza degli occhi” e “superbia della vita”.

Freud voleva liberare l’istinto sessuale dagli argini del “superego”; Marx incitava il proletariato a ribellarsi, per poter soddisfare il desiderio di possesso materiale; e Nietsche proclamava l’esistenza di un ego troppo forte per essere tenuto a bada da condizionamenti morali.

La concupiscenza, l’avarizia e l’orgoglio di questi tre atei rivoluzionari non hanno condotto le loro vite ad una realizzazione personale. Al contrario, li hanno portati ad una disintegrazione della personalità. Le conseguenze della concupiscenza, dell’avarizia e dell’orgoglio sono, un’amara solitudine, una insoddisfazione spirituale e una miseria abietta.

Giovanni Paolo II spiega che l’espressione “maestri del sospetto” è molto eloquente perché indica che in un cuore che si esprime naturalmente nella concupiscenza, nell’avarizia e nell’orgoglio non è possibile riporre fiducia. Il cuore umano, come descritto da Freud, Marx e Nietzsche, si ripiega su se stesso e diventa così oggetto di profondo sospetto. Il cuore è in contrasto con se stesso e pertanto su di esso non si può riporre fiducia.

L’elemento vitale che manca nel pensiero di questi tre pensatori atei è il rapporto con il Padre. Come scrive San Giovanni, “Se uno ama il mondo, l'amore del Padre non è in lui; perché tutto quello che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo”.

Viene alla mente l’immagine che il poeta William Butler Yeats dipinge nella sua poesia “The Second Coming”: “Non può il falcone udire il falconiere... l’anarchia è liberata sul mondo”. L’uomo, seguendo i “maestri del sospetto” nel mondo moderno, si è talmente alienato da Dio che non può più sentire il messaggio accogliente del Padre. Senza il Padre regna il caos.

Freud, Marx e Nietzsche, la cui influenza sul mondo moderno è immensa, sono stati particolarmente veementi nel rifiutare l’aspetto paterno di Dio. Tutti loro credevano e insegnavano che la condizione per la libertà umana è la morte di Dio Padre.

Per Freud, il postulato forse più essenziale della sua psicoanalisi, è che la nevrosi si verifica quando la severità del superego è troppo forte. Egli cercava quindi di liberare la gente dalla legge - e in definitiva dal Legislatore - che formava il superego. Freud vedeva se stesso come un nuovo Mosè, o un anti-Mosè, il cui destino era di eliminare la paternità di Dio, responsabile dell’oppressione della psiche umana.

Marx era un nemico dichiarato di ogni cosa che fosse divina. “Odio tutti gli dei”, aveva proclamato. Il suo temperamento prometeico lo aveva orientato contro ciò che considerava essere un Dio finto che prima seduceva e poi opprimeva le masse. Egli considerava la sottomissione alla figura paterna come un colpo mortale alla propria individualità.

Nessun sacrificio era secondo lui troppo grande, se serviva a destituire Dio, nell’interesse della libertà umana. “Molto meglio lo star qui ligio a questa rupe”, affermava fiero citando Prometeo, “che fedel messaggero esser di Giove”.

Nietzsche scrisse il suo primo saggio sull’etica all’età di 13 anni, nel quale si immaginava di risolvere il problema del male. “A quel tempo, ebbene, com'é logico, resi l'onore a Dio e feci di lui il padre del male”, scriveva.

“Perché ateismo oggi?” chiedeva Nietzsche. “La paternità di Dio è pienamente rifiutata”. Egli diceva inoltre: “Ama te stesso attraverso la grazia; così non avrai più bisognoso del tuo Dio, e potrai recitare l’intero dramma della Caduta e della Redenzione in te stesso”.

[La terza parte di questa intervista sull’attualità dei “falsi profeti” verrà pubblicata domenica, 7 novembre]