I fondamenti della democrazia

Intervento del professor Michael F. Hull, da New York

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NEW YORK, venerdì, 21 luglio 2006 (ZENIT.org).- Pubblichiamo l’intervento del Docente di Teologia Michael F. Hull, di New York, su “I fondamenti della democrazia”, tenuto nell’ultima videoconferenza convocata dalla Congregazione Vaticana per il Clero il 27 giugno scorso. Il tema della conferenza era “Razza e Cultura”.



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La parola “democrazia” è difficile da definire e i suoi fondamenti sono difficili da articolare, poiché tale parola viene utilizzata in molte modalità differenti, specialmente da parte di gruppi di interesse quali partiti politici, mezzi di comunicazione di massa, apparati governativi. Dal punto di vista filologico, democrazia significa “governo del popolo” (dalla lingua greca). Questo è il fondamento di ogni pensiero democratico, ovvero che coloro che sono governati dovrebbero partecipare in qualche modo al proprio governo; ma l’estensione di tale potere, totale o parziale che sia, e i mezzi con i quali viene esercitato, dai cittadini stessi o dai loro rappresentanti, difficilmente possono rispondere o essere ricondotti a un criterio univoco. Infatti, lo spettro semantico attribuito, spesso capziosamente, alla parola democrazia è tanto ampio da rendere questa parola quasi priva di significato. La sua radice etimologica, tuttavia, esprime bene il suo principio fondante: il governo del popolo.

La giusta aspirazione delle persone di avere voce in capitolo nel proprio governo riflette la conoscenza e il rispetto della dignità fondamentale della persona umana vista come una creatura di Dio. Benché tale comprensione possa risultare un po’ rudimentale, tipica della visione greca antica o dell’Illuminismo, è possibile che la ragione umana senza aiuto esterno riesca ad arrivare alla conoscenza di Dio, dell’ordine creato, della legge naturale (cf. Dei Filius del Vaticano I). Una simile conoscenza dovrebbe condurre a un profondo rispetto per le persone umane e la loro dignità. Più di quarant’anni fa, Gaudium et spes parlava di “una coscienza più viva della dignità umana” come catalizzatore per “instaurare un ordine politico-giuridico nel quale siano meglio tutelati nella vita pubblica i diritti della persona” (n. 73). Tale catalizzatore è stato potenziato dalla Rivelazione, in cui vediamo il sacrificio di Cristo – “nessuno ha un amore più grande di colui che dà la vita per i propri amici” (Gv 15, 13) – come un prisma attraverso il quale vediamo ogni essere umano: una persona per cui il Figlio ha sofferto ed è morto, una persona alla quale viene offerta la salvezza eterna.

Quindi, “la Chiesa riconosce che, mentre la democrazia è la migliore espressione della partecipazione diretta dei cittadini alle scelte politiche, essa ha successo soltanto nella misura in cui è basata su una corretta comprensione della persona umana” (Congregazione per la Dottrina della Fede, La partecipazione dei cattolici alla vita politica, n. 3). Il fondamento del pensiero democratico – che i governati dovrebbero partecipare in qualche modo al proprio governo – assume un carattere più consistente quando vengono prese in considerazione le implicazioni della Rivelazione. Questo carattere porta necessariamente a un riconoscimento della legge naturale, che secondo San Paolo è “scritta” nel cuore dell’uomo (Rm 2, 15) e viene definita da San Tommaso come “null’altro che la partecipazione della creatura razionale alla legge eterna” (Summa theologiae, I-II, q. 91, a. 2; cf. Papa Giovanni Paolo II, Veritatis splendor, n. 43). Senza il riconoscimento del primato della legge naturale, le democrazie sono condannate a essere poco più di una tirannia della maggioranza, per non parlare degli innumerevoli mali sociali e morali che le accompagnano.

Il singolo esempio più chiaro di tali mali è perpetrato nei confronti del diritto alla vita di ogni essere umano. Ricordiamo per un momento quei milioni e milioni di neonati legalmente assassinati nel grembo della propria madre nelle cosiddette democrazie, quali gli Stati Uniti e la maggior parte dei paesi europei. Il fondamento del pensiero democratico – che i governati dovrebbero partecipare in qualche modo al proprio governo – ha dimenticato il bene comune in quest’area (e in molte altre). Occorre fare molta attenzione, come ricorda bene Sant’Agostino d’Ippona nella sua De civitate Dei, a evitare di confondere il regno degli uomini con il regno di Dio. Probabilmente Winston Churchill aveva ragione quando osservava: “la democrazia è la peggiore forma di governo, con l’eccezione di tutte le altre forme che sono state sperimentate nelle varie epoche”. Sappiamo però per certo che qualcosa di meglio si annuncia per la fine dei tempi: il regno di Cristo Re.