I frutti dell'evangelizzazione nel drammatico contesto del Burundi

I vescovi del paese africano in visita "ad limina apostolorum" da papa Francesco

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 334 hits

La visita ad limina apostolorum dei vescovi del Burundi è stata per papa Francesco l’occasione di parlare di evangelizzazione e di formazione cristiana in un paese segnato da un grave sottosviluppo e da conflitti interni, le cui ferite sono ancora vive nell’animo della popolazione.

“Sono lieto di sottolineare lo spirito di comunione che voi avete la gioia di condividere con la Sede di Pietro – ha detto il Papa -. L’unità è, in effetti, una condizione indispensabile alla fecondità dell’annuncio del Vangelo. Mi auguro che possa rinforzarsi in un clima di fiducia e di fraterna collaborazione”.

Il Pontefice ha quindi ricordato l’avvio delle relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e lo stato africano, siglato nel novembre 2012 ed entrato in vigore lo scorso febbraio, definito uno strumento “ricco d’avvenire per l’annuncio del Vangelo”.

I presuli del Burundi sono stati incoraggiati dal Vescovo di Roma a fare la loro parte nel “dialogo sociale e politico”e a “incontrare senza esitazione i pubblici poteri” e tutte le persone influenti che hanno bisogno di una “testimonianza di fede” e dell’“annuncio coraggioso dei valori cristiani”.

“Il vostro paese, in effetti – ha proseguito il Papa – in un passato ancora recente, ha conosciuto dei terribili conflitti; e il popolo burundese si è troppo spesso ritrovato diviso, con profonde ferite non ancora rimarginate”. È quindi soltanto una “autentica conversione di cuore al Vangelo” che può “spingere gli uomini verso l’amore fraterno e il perdono”.

I primi testimoni chiamati a vivere la “autenticità della conversione” sono “naturalmente i sacerdoti”, che Francesco ha salutato “con affetto” ed invitato a “vivere nella verità e nella gioia i loro impegni sacerdotali che esprimono il loro totale dono a Cristo, alla Chiesa e al Regno di Dio”.

Di seguito il Santo Padre ha incoraggiato i vescovi del Burundi a prendersi cura della “formazione dei seminaristi” del loro paese, per i quali, oltre alla “indispensabile formazione intellettuale”, è richiesta una “solida formazione spirituale, umana e pastorale”.

Il dialogo personale con Dio del seminarista è “la base di ogni cammino vocazionale”, dal quale deve scaturire lo “slancio missionario” del clero, chiamato a “uscire” per annunciare il Vangelo.

Del resto, al giorno d’oggi, le vocazioni sono piuttosto “fragili”, ha sottolineato il Santo Padre, e i giovani hanno bisogno di essere “attentamente accompagnati nei loro percorsi”.

I seminaristi dovrebbero avere per formatori dei sacerdoti che siano “veri esempi di gioia e di perfezione sacerdotale”, che sappiano ascoltarli e aiutarli nel discernimento.

Una menzione è stata rivolta dal Papa alle persone consacrate perché anch’esse “rendano testimonianza della loro fede in Gesù per tutta la loro vita”, e alle congregazioni religiose e all’“ammirevole lavoro” che svolgono nelle opere sociali d’educazione, d’assistenza sanitaria o di aiuto ai rifugiati”.

Ai “numerosi laici”, che collaborano alle opere sociali, ai movimenti e alle associazioni, il Pontefice ha chiesto di rafforzare la “fruttuosa e indispensabile collaborazione tra le diverse forze ecclesiali, in uno spirito di solidarietà e di compartecipazione” perché tutto il popolo del Burundi sia missionario.

In un mondo “in via di secolarizzazione”, è necessario “donare alle nuove generazioni una visione autentica dell’esistenza, della società e della famiglia”, per la quale serve un’adeguata “opera educativa”.

A tal proposito, papa Francesco ha esortato i vescovi del Burundi a far sì che “il maggior numero possibile di giovani possa beneficiare dell’annuncio della fede”, anche attraverso la presenza della Chiesa nelle scuole superiori e all’Università.

Malgrado la “difficile storia recente”, la “divisione e la violenza” e il “contesto di grande povertà” che ancora caratterizza il paese africano, il ministero pastorale dei loro vescovi sta portando “numerosi frutti di conversione e di riconciliazione”, ha sottolineato il Santo Padre.

In conclusione, il Pontefice ha invitato i presuli a “non vacillare nella speranza, ma ad andare avanti con coraggio, con rinnovato spirito missionario, per portare la Buona Novella a tutti coloro che sono ancora in attesa o che hanno più bisogno per conoscere finalmente la misericordia del Signore”.