I giovani ci sono e sono vicini a Cristo

Dopo Napoli e Milano, un nuovo incontro vocazionale del Cammino Neocatecumenale a Budapest

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di Daniele Trenca

ROMA, domenica, 1 luglio 2012 (ZENIT.org) - Nella solennità del Corpus Domini la capitale ungherese è stata invasa da migliaia di giovani provenienti dal Nord Europa, giunti per ascoltare una parola del Signore per bocca dei loro iniziatori. L’incontro si è svolto in Piazza Santo Stefano, primo Re di Ungheria venerato sia dai cattolici che dagli ortodossi.

Oltre ai ragazzi ungheresi hanno partecipato giovani provenienti dalla Romania, Polonia, Ucraina, Slovacchia, Austria, Serbia, Germania, Spagna e 600 giunti dall’Italia. La celebrazione, presieduta dal Cardinale Erdő Péter, presidente della Conferenza Episcopale Ungherese, ha visto la partecipazione di Kiko Arguello, Carmen Hernandez e Padre Mario Pezzi, responsabili dell’equipe internazionale del Cammino.

Il canto dell’Apocalisse “Una Gran Señal” ha accompagnato la processione iniziale con la Vergine Maria della Cattedrale di Santo Stefano, portata dai seminaristi del Redemptoris Mater della città ungherese di Miskloc. Dopo la liturgia della Parola Kiko ha annunciato il kerygma, ovvero la morte e la risurrezione di Gesù Cristo morto per i peccati di tutti.

«L’uomo per paura della morte resta schiavo del Demonio per tutta la vita – ha detto Kiko nel corso della catechesi – , dedicando tutta la sua esistenza a se stesso, ponendo le sue sicurezze in qualcosa che non lo renderà mai pienamente felice. Ecco dunque il bisogno di una scossa, guardando verso Gesù Cristo, l’unico in grado di portare l’uomo a riscoprire l’importanza della donazione verso gli altri, che passa attraverso la propria vocazione».

Qualche giorno prima dell’incontro di Budapest, Kiko aveva tenuto un incontro nella città ciociara di Sora, in occasione delle celebrazioni per il Millenario dell’Abbazia di San Domenico. Nel corso di quell’incontro aveva illustrato ai parroci presenti l’importanza e la necessità per la parrocchia di passare da una pastorale sacramentale ad una di evangelizzazione, istaurando un dialogo ed un riavvicinamento soprattutto con coloro che hanno abbandonato o non hanno mai conosciuto il potere di Gesù Cristo nella loro vita.

Parole dense di speranza sono arrivate anche dal Cardinal Péter, che nell’omelia ha rimarcato l’importanza dell’eucarestia nei giorni nostri. Trattandosi di un incontro vocazionale, Kiko alla fine dell’incontro ha invitato tutti i ragazzi presenti a mettersi in piedi se sentivano il desiderio di offrire la loro vita a Cristo. 220 ragazzi e 110 ragazze, tra cui molti giovanissimi, sono accorsi sul palco per ricevere la benedizione dei Vescovi. Molti hanno confermato questa chiamata, per altri invece è stata la prima volta. Da qui partirà un itinerario di discernimento nei vari centri vocazionali.

L’incontro di Budapest è stata l’occasione per presentare anche le due missio ad gentes presenti in terra magiara: nella capitale ungherese e a Miskolc. Famiglie che insieme ai loro figli vivono in una zona dove la Chiesa non esiste o ha perso la fiducia delle persone. I

l loro compito (e del presbitero, a capo dell’equipe) è proprio quella di annunciare Cristo ai lontani, sull’esempio del Vangelo per dire al mondo che una risposta vera che vince tutte le infelicità esiste ed è aperta a tutti, nessuno escluso. Per sostenere queste famiglie, i giovani contribuiscono attivamente con le missio ad gentes tramite la preghiera giornaliera del rosario di fronte al Santissimo Sacramento. Anche in questo incontro sono stati consegnati i rosari, è stata la volta dei ragazzi ungheresi, che si sono resi disponibili a pregarlo quotidianamente.

L’incontro in Ungheria, ha certamente portato nuova linfa a tutta la Chiesa dell’Est Europa, per certi versi ancora troppo ingessata dai resti del regime sovietico, che ha fatto di tutto per eliminarla. Un weekend che certamente ha incuriosito gli ungheresi, meravigliati dei tanti giovani presenti a Budapest giunti per ascoltare la Parola di Dio, che ha portato discernimento nelle loro vite. Migliaia di ragazzi neocatecumenali, che con chitarre, canti e balli non hanno lasciato nessuno indifferente.