I giovani di Cristo non si svendono a felicità "a basso prezzo"

Nel Messaggio per la GMG 2014, Francesco riflette sulle Beatitudini ed esorta i giovani ad essere evangelizzatori "poveri in spirito", in vista del grande evento di Cracovia del 2016

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 528 hits

Ancora i poveri al centro di un messaggio di Papa Francesco. Questa volta sono i “poveri in spirito”, elencati da Gesù nelle Beatitudini evangeliche, il centro del Messaggio del Pontefice per la Giornata Mondiale della Gioventù 2014, che si celebrerà a livello diocesano il 13 aprile, Domenica delle Palme.

Nel testo, il Papa consegna e insegna ai giovani del mondo un mandato da compiere in questi tre anni che separano dal grande raduno di Cracovia del 2016, a partire dalla “forza rivoluzionaria” delle Beatitudini proclamate da Gesù nel “discorso della montagna” e da Lui incarnate dalla nascita nella grotta di Betlemme, fino alla morte sulla Croce.

Attraverso le Beatitudini, scrive il Papa, Cristo “comunica la via della vita”, unica strada verso la “vera felicità”. Una felicità, osserva Bergoglio, che è totalmente opposta a quella solitamente trasmessa “dai media e dal pensiero dominante”, il quale considera uno “scandalo” che Dio “sia venuto a farsi uno di noi, che sia morto su una croce”. Secondo la logica di questo mondo, prosegue il Papa, “coloro che Gesù proclama beati sono considerati ‘perdenti’”, mentre sono esaltati “il successo ad ogni costo, il benessere, l’arroganza del potere, l’affermazione di sé a scapito degli altri”.

Evidentemente, con le Beatitudini, Gesù vuole darci un messaggio diverso: “Ci interpella, cari giovani, perché rispondiamo alla sua proposta di vita, perché decidiamo quale strada vogliamo percorrere per arrivare alla vera gioia”. Cristo, dice il Santo Padre, ci vuole beati nel senso vero della parola che – dal greco makarioi – significa proprio “felici”.

“Ditemi: voi aspirate davvero alla felicità?”, domanda infatti Bergoglio, perché “in un tempo in cui si è attratti da tante parvenze di felicità, si rischia di accontentarsi di poco, di avere un’idea ‘in piccolo’ della vita”. Si rischia di “vivacchiare” come diceva il beato Piergiorgio Frassati.

“Aspirate invece a cose grandi!”, urla il Papa, “allargate i vostri cuori!”, perché “se veramente fate emergere le aspirazioni più profonde del vostro cuore, vi renderete conto che in voi c’è un desiderio inestinguibile di felicità, e questo vi permetterà di smascherare e respingere le tante offerte ‘a basso prezzo’ che trovate intorno a voi”. Ovvero tutte le proposte di successo, potere e piacere che, in un primo momento regalano “ebbrezza” e un “falso senso di appagamento”, ma a lungo andare portano solo alla schiavitù e ad una insoddisfazione permanente.

“È molto triste vedere una gioventù ‘sazia’, ma debole”, osserva Francesco. Al contrario, “i giovani che scelgono Cristo sono forti, si nutrono della sua Parola e non si ‘abbuffano’ di altre cose!”. L’invito di Bergoglio è, dunque, lo stesso dei suoi predecessori: “Abbiate il coraggio di andare contro corrente”, “dite no alla cultura del provvisorio, della superficialità e dello scarto, che non vi ritiene in grado di assumere responsabilità e affrontare le grandi sfide della vita!”.

Tornando poi a riflettere sulla prima Beatitudine, che “dichiara felici i poveri in spirito”, il Pontefice osserva: “In un tempo in cui tante persone soffrono a causa della crisi economica, accostare povertà e felicità può sembrare fuori luogo”. Come possiamo quindi “concepire la povertà come una benedizione?”. A spiegarlo è l’aggettivo stesso di “povero” che, nella sua radice greca ptochós, vuol dire mendicante. I mendicanti sono coloro che “si fidano del Signore, sanno di dipendere da Lui”, spiega il Papa. Quindi il segreto per essere poveri e felici è riconoscere “la grandezza di Dio e la propria condizione di umiltà”. Come San Francesco d’Assisi, il quale si “spogliò di una vita agiata e spensierata per sposare ‘Madonna Povertà’, per imitare Gesù”.

Il modello del Poverello d’Assisi non è un ideale irraggiungibile: ognuno può rendere questa povertà in spirito uno “stile di vita”. Come? Innanzitutto - suggerisce il Papa - cercando “di essere liberi nei confronti delle cose”. “Il Signore ci chiama a uno stile di vita evangelico segnato dalla sobrietà, a non cedere alla cultura del consumo. Distacchiamoci dalla brama di avere, dal denaro idolatrato e poi sprecato. Mettiamo Gesù al primo posto”, esorta il Santo Padre. Anche perché, soggiunge, “per superare la crisi economica bisogna essere pronti a cambiare stile di vita, a evitare i tanti sprechi. Così come è necessario il coraggio della felicità, ci vuole anche il coraggio della sobrietà”.

È necessaria, inoltre, una “conversione” riguardo ai poveri: “Dobbiamo prenderci cura di loro, essere sensibili alle loro necessità spirituali e materiali”, dice Francesco. E affida ai giovani il compito “di rimettere al centro della cultura umana la solidarietà” e di vincere la “tentazione dell’indifferenza” di fronte a “vecchie e nuove forme di povertà”, come disoccupazione, emigrazione, dipendenze.

“Non riempiamoci la bocca di belle parole sui poveri – insiste il Santo Padre - incontriamoli, guardiamoli negli occhi, ascoltiamoli”. I poveri sono “un’occasione concreta di incontrare Cristo stesso” e “hanno tanto da offrirci”, insegnandoci “che una persona non vale per quanto possiede, per quanto ha sul conto in banca”. “I poveri sono maestri”: ne è un esempio Benedetto Giuseppe Labre, un santo del secolo XVIII che dormiva per strada a Roma e viveva delle offerte della gente, ma che diventò poi consigliere spirituale di nobili e prelati.

È chiaro, perciò, il “legame profondo tra povertà ed evangelizzazione”: “Il Signore vuole una Chiesa povera che evangelizzi i poveri”, ribadisce il Vescovo di Roma. E avvalora quest’affermazione con una nota personale: “Le gioie più belle e spontanee che ho visto nel corso della mia vita sono quelle di persone povere che hanno poco a cui aggrapparsi. L’evangelizzazione, nel nostro tempo, sarà possibile soltanto per contagio di gioia”.

Papa Francesco richiama infine i santi, in particolare il futuro San Giovanni Paolo II, la cui canonizzazione è prevista il 27 aprile. È, questo, “un evento che riempie il nostro cuore di gioia”, dice Bergoglio: lui, Wojtyla, “sarà il grande patrono delle GMG, di cui è stato l’iniziatore e il trascinatore. E nella comunione dei santi continuerà ad essere per tutti voi un padre e un amico”.

Un ultimo pensiero, infine, per il 30° anniversario ad aprile della consegna ai giovani della Croce del Giubileo della Redenzione, atto “simbolico” del Beato Papa polacco da cui iniziò il grande pellegrinaggio giovanile che da allora continua ad attraversare i cinque continenti. Un pensiero anche per Maria, massimo esempio di “cuore povero, che sa esultare e meravigliarsi per le opere di Dio”. La Vergine, conclude Bergoglio, “ci aiuti a vivere il Vangelo, a incarnare le Beatitudini nella nostra vita, ad avere il coraggio della felicità”.