I limiti dell’ecologismo e le opportunità dell’ecologia umana

Monsignor Crepaldi spiega l’ambiente secondo la dottrina sociale della Chiesa

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di Antonio Gaspari


ROMA, martedì, 26 febbraio 2008 (ZENIT.org).- Sta destando molto interesse il libro “Ecologia ambientale ed ecologia umana. Politiche dell'ambiente e dottrina sociale della Chiesa” (Edizioni Cantagalli), scritto da monsignor Gianpaolo Crepaldi e dal professor Paolo Togni.

Intervistato da ZENIT, monsignor Crepaldi, Vescovo di Bisarcio e Segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, ha spiegato che “la lacuna principale delle più diffuse ideologie ecologiste è di voler salvare la natura concentrandosi sulla natura stessa”.

“Per riuscire ad ottenere dei buoni risultati – ha precisato il presule – bisogna concentrarsi non sulla natura materialmente intesa, ma sull’uomo e sulla sua vocazione e su Dio, che ha voluto associare l’uomo alla sua creazione”.

“Per conseguenza, ma solo per conseguenza – ha sottolineato monsignor Crepaldi – salveremo anche le foche e i panda, le falde acquifere e l’aria che respiriamo. Solo l’ecologia umana è veramente risolutiva dei problemi dell’ecologia ambientale”.

Alla domanda su quali sono le contraddizioni dei movimenti ambientalisti, il Segretario di Scienza e Pace ha spiegato che “i fautori dell’ecologismo come ideologia spesso sono solerti nel rispetto della natura fino a bloccare lo sviluppo economico, ma poi non battono ciglio quando la tecnica e la bioingegneria invadono l’uomo stesso e lo fabbricano in laboratorio”.

“Si preoccupano per i pericoli di estinzione della tigre in India – ha aggiunto – ma passano sopra al sacrifico di embrioni umani”.

Monsignor Crepaldi ha ricordato che “già il famoso Rapporto del Club di Roma sui limiti dello sviluppo del 1972 o il Rapporto Brundland del 1975 tendevano a concentrarsi quasi esclusivamente sull’ambiente, trascurando la dimensione sociale ed etica dell’ecologia umana, insinuando eccessive paure e impedendo di vedere in modo adeguato i rimedi”.

In merito alla definizione di “ecologia umana” (espressione tratta dalla Centesimus annus di Giovanni Paolo II) il Segretario del Dicastero vaticano ha detto che “non esiste solo l’ecosistema perché anche l’uomo ha una sua natura ed anche i rapporti sociali, prima di tutto quelli familiari, hanno una loro natura che va rispettata”.

“Teniamo presente – ha sottolineato monsignor Crepaldi – che quando si procurano danni di natura ambientale il motivo ultimo è che si è alterato qualcosa nell’ecologia umana, nel corretto funzionamento dei rapporti sociali. Ogni ferita all’ecologia umana comporta anche un danno per l’ambiente”.

A proposito del rapporto tra umanità, ambiente e sviluppo, il Vescovo di Bisarcio ha sostenuto che “la deforestazione è causata dalla povertà, che non è un fenomeno naturale, ma una disfunzione nell’ecologia umana”.

“La guerra – ha continuato – produce danni ambientali rilevanti, distrugge risorse e spesso impedisce per molto tempo l’agricoltura. Il degrado urbano delle periferie appartiene all’ecologia umana, ma produce anche danni ambientali, come abbiamo visto nel caso delle rivolte delle periferie parigine”.

Monsignor Crepaldi si è poi domandato: “le pandemie che mietono vittime in giro per il mondo sono fenomeni naturali o lacerazioni nell’ecologia umana?”; “quante malattie oggi hanno origine psichica e non derivano da deficienze organiche ma da solitudine, abbandono, mancanza di senso, vale a dire da carenze nell’ecologia umana?”.

In merito a quelle che nel libro vengono definite come “ideologie ecologiste”, monsignor Crepaldi ha criticato il “biologismo”, ossia “la riduzione di tutto l’umano al biologico” ed ha respinto l’idea della “sostanziale omogeneità della biosfera senza la possibilità di stabilire una superiorità dell’uomo sugli altri viventi”.

Il Segretario del Dicastero vaticano si è detto contrario anche al “catastrofismo”, “che se la prende con la sovrappopolazione, vedendo in essa la causa del degrado ambientale”.

Secondo monsignor Crepaldi, “oltre che errata questa ideologia è anche molto pericolosa perché può motivare violente politiche neomalthusiane”; ed ha aggiunto che “l’aborto o l’eutanasia, sono gli atti maggiormente contrari all’ecologia umana”.

Il presule ha qundi espresso critiche anche nei confronti dell’ideologia del “tecnicismo” che “vorrebbe correggere i danni provocati dalla tecnica con la sola tecnica”; oppure il “naturalismo egotistico” secondo il quale “la natura è una immensa ‘beauty farm’ in cui narcisisticamente ritrovare se tessi”.

“In tutti questi casi – ha affermato – la natura non è più dialogo tra l’uomo e Dio e compito da assumere responsabilmente”.

“L’uomo – ha ribadito monsignor Crepaldi – non è il nemico della natura”, così come “il progresso e lo sviluppo, l’aumento della popolazione non sono nemici della natura” e “non è con il pauperismo o con la decrescita che si limita il degrado ambientale, ma con una nuova assunzione di responsabilità e ricostruendo l’ecologia umana, la coscienza morale delle persone e i veri valori dello stare assieme”.

In conclusione il Vescovo di Bisarcio ha ricordato che nell’ultima Enciclica “Spe salvi” il Pontefice parla dei monaci di San Bernardo di Chiaravalle, che “dissodavano i boschi, non senza però dissodare le anime”, perché “nessuna positiva strutturazione del mondo può nascere là dove le anime inselvatichiscono”.