I media arabi cristiani al servizio della pace della libertà

Intervista con p. Ramsine Hage Moussa all'indomani del convegno in Giordania

Roma, (Zenit.org) Robert Cheaib | 355 hits

Dopo il successo riscontrato dal seminario per i vescovi del Medio Oriente svoltosi a Harissa in Libano ad aprile 2012, il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, con la collaborazione del Media Catholic Center di Giordania ha organizzato un altro convegno-seminario per vescovi, sacerdoti e laici sul tema: «I media arabi cristiani al servizio della giustizia, della pace e dei diritti umani».

Il convegno si è svolto ad Amman, capitale della Giordania, nei giorni 10 e 11 Giugno 2013 e ha visto la partecipazione di Sua Beatitudine il Patriarca Latino di Gerusalemme, Mons. Fouad Twal, di sua Eccellenza Mons. Claudio Maria Celli, e del Ministro delle Comunicazioni della Giordania, il Dott. Mohamad Al-Mouminy.

Sia il primo sia il secondo incontro sono nati come risposta alle indicazioni e alle sollecitazioni del Sinodo Speciale per il Medio Oriente del 2010.

In quest’intervista, padre Ramsine Hajj Moussa, uno degli organizzatori dell’evento, ci parla delle motivazioni fondamentali che hanno portato all’organizzazione di quest’evento congiunto mediorientale-vaticano. Il sacerdote ci racconta anche delle prospettive e delle sfide che l’incontro ha rivolto all’attività giornalistica e mediatica, nel suo ruolo fondamentale al servizio dell’uomo, della sua libertà e della sua dignità.

Padre Ramsine Hage Moussa è un missionario libanese, lavora al Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali. È stato uno dei principali organizzatori dell’evento in collaborazione con il Centro Cattolico per gli Studi e le Comunicazioni – Giordania.

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«I media arabi cristiani al servizio della giustizia, della pace e dei diritti umani»: è un titolo importante, forse utopico e alquanto ambizioso. Ma senza dubbio è necessario e molto attuale. Cosa vi ha spinto a preparare il convegno?

Padre Ramsine Hage Moussa: Dopo il seminario svoltosi a Harissa in Libano l’anno scorso per la formazione all’utilizzo dei media dei patriarchi e dei vescovi mediorientali, vari vescovi hanno avanzato la richiesta di tenere incontri analoghi nei vari paesi del Medio Oriente, per rispondere meglio e concretizzare le raccomandazioni del Sinodo Speciale per il Medio Oriente del 2010.

L’obiettivo del nostro convegno è stato quello di risvegliare l’interesse e di orientare i chierici impegnati nel campo dei media. L’incontro della Giordania di quest’anno è stato contraddistinto da una grande partecipazione di giornalisti musulmani, i quali hanno costituito la maggioranza dei presenti. Oltre a loro, siamo stati lieti di vedere la partecipazione di varie personalità di spicco del mondo musulmano.

Nel suo discorso, Mons. Claudio Maria Celli ha affermato che «i mezzi di comunicazione moderni ci permettono a sviluppare il dialogo fraterno tra le persone, provenienti da diverse nazioni, culture e religioni, perché la cultura mediatica digitale ci permette di conoscere le tradizioni degli altri e i loro valori». Quanto è stata tangibile tale conoscenza nel Convegno?

Padre Ramsine Hage Moussa: I partecipanti al convegno sono in se stessi la miglior prova della correttezza della riflessione di Mons. Celli. La maggior parte dei partecipanti erano infatti musulmani seriamente interessati a conoscere la natura, la prospettiva e le dinamiche dei mezzi di comunicazione cristiani.

Il convegno ci ha permesso di far conoscere meglio i media della Chiesa cattolica a questi colleghi di una religione diversa.

I media sono strumenti per intessere dialogo, confronto e incontro, malgrado le legittime diversità. Essi ci permettono di conoscere l’altro e di aprirci a lui. In fin dei conti, sia come cristiani, sia come musulmani, siamo tutti giornalisti alla ricerca della verità dei fatti. Questo è un elemento basilare che ci accomuna nella ricerca della giustizia, della pace e dei diritti dell’uomo, come recita il titolo del convegno.

Il presidente del Pontificio Consiglio ha parlato anche della libertà religiosa chiarendo che essa non si limita soltanto alla libertà di culto, ma che costituisce in realtà «uno dei volti principali della libertà di coscienza». Esiste uno spazio sul terreno della realtà araba per lo sviluppo di una libertà religiosa in questo senso? e di una libertà di stampa?

Padre Ramsine Hage Moussa: La libertà è uno dei principi del giornalismo. Sappiamo però che tanti giornalisti sono obbligati a scrivere quanto gli viene dettato dal’“alto”. I partecipanti al convegno hanno dialogato insieme, nonostante le differenze nelle convinzioni religiose e politiche, con il desiderio di giungere a individuare punti di incontro. La libertà, infatti – a prescindere delle diversità nelle convinzioni religiose, sociali e culturali – è un elemento essenziale nell’esperienza giornalistica, religiosa e comunitaria. Questo è un fatto di cui il mondo arabo nella presente situazione è eloquente testimone.

Il documento finale del convegno ha parlato del ruolo pioniere e fondamentale svolto nelle società di oggi dai media nelle loro forme diverse. Esso ha sottolineato però l’importanza di «rinforzare il lavoro di questi media, affinché siano messi al servizio della giustizia, della pace e dei diritti dell’uomo». Come sacerdote coinvolto attivamente nel lavoro mediatico, considera possibile riconciliare il lavoro giornalistico indipendente e l’appartenenza religiosa?

Padre Ramsine Hage Moussa: È l’essere umano che congiunge entrambe le dimensioni. Mi spiego meglio: la religione cerca fondamentalmente il bene dell’essere umano. Similmente, il giornalismo è al servizio dell’uomo. Per cui non sussiste una reale contraddizione tra le due realtà.

Vorrei ricordare quanto Papa Francesco, appena eletto, ha detto durante il suo incontro con i giornalisti: i giornalisti sono al servizio del bello, del bene e del vero. Sono dimensioni pressoché religiose!

Per cui la religione e il giornalismo possono essere sia per la distruzione e la morte dell’uomo sia per la costruzione e per la vita dell’uomo. Sta a noi scegliere che uso farne.

Il convegno ha richiamato a una collaborazione più assidua tra il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali e il Catholic Media Center in Giordania. Ci sono stati propositi concreti di prossima scadenza?

Padre Ramsine Hage Moussa: Il convegno stesso è la primizia di una traduzione concreta della collaborazione già avviata l’anno scorso. Infatti, un anno fa sono stato delegato dal Mons. Celli per accompagnare l’apertura del Center in Giordania. L’incontro di quest’anno rientra proprio nelle attività di collaborazione tra il Pontificio Consiglio e il Media Center giordano.

Qualche idea all’orizzonte per allargare la collaborazione ad altre nazioni mediorientali?

Padre Ramsine Hage Moussa: Certamente! Anzi, noi invitiamo calorosamente tutte le nazioni arabe a istituire dei media center cattolici, qualora non ci fossero ancora, per garantire un migliore scambio di esperienze, organizzare sessioni e seminari di formazione mediatica per le chiese delle varie confessioni, e per pianificare sistemi che mettono a frutto il ruolo dei media cattolici in Medio Oriente.