I media e il Conclave

Ogni vaticanista vive in modo diverso l'evento, da tutti vissuto come una grande occasione professionale

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 714 hits

Come viene vissuto il Conclave dai giornalisti accreditati alla Sala Stampa Vaticana? Per tutti è indubbiamente un evento storico e tutti cercano di sfruttare al meglio questa occasione.

Essendo ormai pochi i “superveterani”, testimoni dell’elezione di Giovanni Paolo II (1978), la stragrande maggioranza dei vaticanisti si suddivide tra chi è al primo Conclave e chi già ha seguito l’ascesa al soglio petrino di Benedetto XVI (2005).

Il numero di giornalisti accreditati per l’evento sono ormai circa 5000. Una parte di loro sono da tempo accreditati permanenti o temporanei e frequentano la Sala Stampa Vaticana in modo pressoché quotidiano. Altri – molti venuti dall’estero – sono a Roma “ad hoc” per il Conclave e vivono l’incarico con un pizzico di spirito d’avventura.

Si parla molto dell’influenza dei media nella vita della Chiesa ed è stato proprio il Papa emerito, in uno dei suoi ultimi mirabili interventi, a sottolineare, ad esempio, la differenza tra il Concilio Vaticano II nei suoi termini reali e il “Concilio dei media”.

Ciò che traspare in maniera più immediata è tuttavia l’approccio emozionale che ogni vaticanista imprime. C’è chi vive l’evento con estrema euforia e non si risparmia nemmeno nelle ore notturne. C’è chi (è proprio il caso di dirlo!)… pontifica di articolati scenari sulle strategie della Curia per far prevalere questo o quell’altro candidato. Non manca nemmeno chi ha un atteggiamento relativamente disincantato o naif.

Qualcuno azzarda: “Il prossimo Papa si chiamerà Adriano VII”. Un messaggio tra il serio e il faceto che forse allude alla possibile provenienza straniera del Pontefice (l’olandese Adriano VI fu l’ultimo papa non italiano prima di Karol Wojtyla) ma che evoca anche il nome di un celebre imperatore romano. Un papa che avrà il piglio di un imperatore d’altri tempi?

Gli stranieri sono spesso condizionati da un’immagine “tradizionale” della Chiesa, legata alla sua storia e agli aspetti più pittoreschi. È sempre tra i colleghi d’oltralpe che paiono più sentite le questioni “spinose”, a partire dalla pedofilia.

Lo scandalo degli abusi sessuali dopo aver toccato in modo drammatico le chiese anglosassoni, in tempi più recenti ha segnato anche la Germania: un collega tedesco racconta quanto il pontificato di Benedetto XVI sia stato percepito come marcato, da un lato, dall’aggettivo “conservatore”, dall’altro dalla medesima questione della pedofilia nel clero. Quasi come il “conservatorismo” rappresentasse un maggiore rischio di copertura di tali abusi…

“In Germania, il papa emerito e la Chiesa sono visti con molta diffidenza – spiega il collega mitteleuropeo -. Anche in TV il dibattito è sempre molto a senso unico, senza contraddittorio”.

Alcuni vaticanisti hanno il loro “candidato”, altri non si sbilanciano. Uno di loro dice, scherzando ma senza mezzi termini, che se verrà eletto il tal cardinale, “mi faccio buddista!”.

Una collega italiana non-vaticanista confida di come, nel suo giornale, ci sia ampio “dibattito” sui papabili: spesso e volentieri il candidato preferito non è quello considerato “favorito” e le scommesse sono sovente molto diverse. Pertanto lo stesso direttore, che era un tempo un sostenitore del cardinale filippino Luis Antonio Tagle, adesso propende di più per il brasiliano Odilio Scherer.

“Spero diventi Papa il cardinale O’Malley – racconta la giornalista – è una persona molto simpatica”. E aggiunge: “Non vedo il perché dovremmo fare il ‘totopapa’, è un gioco che lascia il tempo che trova. Abbiamo davvero elementi per prevedere chi sarà eletto?”.