I media non guardano alla "normalità" della famiglia

Intervista al professor Norberto González Gaitano

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di Miriam Díez i Bosch

ROMA, giovedì, 3 aprile 2008 (ZENIT.org).- Nei mezzi di comunicazione può essere più importante ciò che non si dice che quello che si vede e si dice, soprattutto quando il tema è la famiglia, rivela un nuovo studio.

Il libro "Famiglia e media. Il detto e il non detto" (Edusc 2008) rappresenta uno studio multidisciplinare e internazionale coordinato dal professor Norberto González Gaitano, editore del testo e docente presso la Pontificia Università della Santa Croce.

Varie università del mondo hanno partecipato al progetto, in cui si analizza il modo in cui i mezzi di comunicazione presentano la famiglia.

Uno studio sulla famiglia nei mezzi di comunicazione corre il rischio di essere molto negativo. O si tratta di un pregiudizio?

González Gaitano: E' vero che la maggior parte degli studi sulla famiglia e i media è allarmista, di denuncia e tende a lasciarci una sensazione di impotenza di fronte a ciò che va male.

Senza cadere nell'estremo opposto, un irreale e acritico "buonismo", mi sembra che il problema di alcuni di questi studi sia il metodo.

La novità concettuale di questo progetto che proponiamo ha una finalità "operativa", cioè trovare risorse per l'azione attraverso il discorso pubblico delle associazioni di radio-telespettatori e familiari.

Qual è l'ipotesi che guida questa ricerca?

González Gaitano: Quello che non si dice è, a volte, più importante di ciò che si dice.

I media prestano più attenzione alle patologie sociali e della famiglia che alla normalità. Questo non può sorprenderci.

In questa situazione, abbiamo bisogno di interpretare quanto si dice a partire da ciò che si suppone. Ad esempio, che l'unità familiare è un bene a rischio, non assicurato fin dall'inizio e che non si vive meccanicamente. E' quindi un obiettivo di dura conquista, un presupposto antropologico che rende possibili le storie.

Ad esempio, se il parricidio fosse normale, i media non ne parlerebbero. Dall'altro lato, i media devono raccontare l'anormalità senza falsi neutralismi e senza stimolare il fascino per il male.

Perché i media dovrebbero promuovere un'immagine "positiva" della famiglia? Non è giusto che offrano la pluralità di possibilità che oggi minacciano il nucleo familiare?

González Gaitano: L'informazione, e soprattutto la critica, hanno la funzione di segnalare il male sociale per correggerlo.

Se la comunicazione sociale dimentica i suoi obiettivi, rimane un esercizio ludico di denuncia, senza senso.

Anche i medici, se mi si permette il paragone, si occupano di malattie, ma non dimenticano mai che il malato non è un cadavere.

Nel progetto di studio su famiglia e mezzi di comunicazione avete pensato di includere università non cattoliche?

González Gaitano: L'interesse per l'uomo è ciò che sta al centro del progetto, che quindi sarà aperto a ogni tipo di università che condivida questo interesse.

[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]