"I Miracoli della Passione": conversioni e storie di guarigioni legate al film di Mel Gibson

Intervista a Giancarlo Padula

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ROMA, lunedì, 12 luglio 2004 (ZENIT.org).- “The Passion”, il film di Mel Gibson che tanto ha appassionato, commosso, animando anche numerosi dibattiti che si sono rincorsi sulle pagine dei più prestigiosi organi di stampa, non sembra voler smettere di alimentare anche la vena creativa di numerosi scrittori e saggisti.



Di recente è infatti uscito per la Editrice LER, Piccola Opera della Redenzione, un libro intitolato “I miracoli della Passione” scritto da Giancarlo Padula, 51 anni, giornalista e scrittore cattolico.

Per conoscere più nel dettaglio le particolarità di questo volume ZENIT ha posto alcune domande al suo autore:

Come mai ha deciso di pubblicare un nuovo libro che parla di “The Passion”, a soli quattro mesi dal precedente, “I Segreti della Passione di Cristo”?

Giancarlo Padula: Il lavoro precedente era focalizzato più sull’aspetto teologico, spirituale, sul mistero di Cristo, il Figlio di Dio che affronta una tremenda sofferenza per riscattare ognuno di noi personalmente e l’umanità intera dal peccato e dalla morte. Era un libro cristocentrico che anche prendeva in esame alcuni aspetti dell’opera di Gibson.

“I Miracoli della Passione”, che ospita una prefazione del professor Matteo D’Amico, insegnante di licei, conferenziere, scrittore e giornalista, è molto diverso, si tratta di un reportage giornalistico sugli effetti provocati in tutto il mondo dalla proiezione della pellicola. Si parla di conversioni, di veri e propri miracoli, (la conversione è di per se un miracolo), di fatti, situazioni, commenti, reazioni.

Di quali miracoli parla?

Giancarlo Padula: Il più grande miracolo che il Signore può fare in una persona non solo la guarigione fisica o spirituale, ma soprattutto la conversione: un ateo, profondamente convinto, ad esempio che accoglie Cristo e la salvezza, un assassino incallito del Texas che si pente e si costituisce alla polizia; un terrorista di Oslo che confessa alcuni attentati.

Una bambina americana che muore nella vasca da bagno e poi miracolosamente risuscita quando il padre proclama le parole del profeta Isaia, che compaiono nella presentazione del film: “Dalle sue piaghe siete stati guariti” (1Pt. 2,25 e cfr. Is 53, 5). Poi ci sono i prodigi che ha sperimentato il protagonista del film, Jim Caviezel, scampato alla morte quando, durante la lavorazione della pellicola per ben due volte si sono abbattuti su di lui due fulmini.

A suo avviso, nel mondo sono prevalsi i commenti positivi o le critiche?

Giancarlo Padula: Sicuramente i commenti positivi. In generale in ogni parte del globo incluso l’Islam, certo con le dovute comparazioni e differenziazioni, il film di Mel Gibson è stato accolto come una grande opera d’arte e di fede.

Quest’opera d’arte ha procurato in tantissime persone dei veri e propri cambiamenti di vita, questo è il segno che è un’opera voluta dal Signore in quanto la Parola di Dio su questo è molto chiara e inequivocabile: “Dai frutti li riconoscerete…” come sottolineano i Vangeli di Matteo, Marco e Luca.

Le forme di arte, in particolare le arti visive e la musica, sono valide forme, ottimi mezzi e supporti per sostenere la Nuova Evangelizzazione, come ha anche sottolineato il Papa, Giovanni Paolo II.

Ci sono stati altri episodi particolari?

Giancarlo Padula: Oltre a quelli citati, che sono maggiormente descritti nel libro, si può rilevare la conversione di una persona atea che, avendo ascoltato il racconto della figlia, rimasta molto colpita e toccata nel cuore dalla visione del film, a sua volta, uscito dal cinema aveva le lacrime agli occhi e il cuore contrito.

“I Segreti della Passione di Cristo” è uscito una settimana prima, circa, della proiezione del film in Italia, qual è stata la sua reazione alla visione del film?

Giancarlo Padula: Ero stato invitato ad assistere alla proiezione in anteprima. Al lavoro svolto mancavano solo le immagini, ma onestamente devo dire che ero fortemente immedesimato nella pellicola in quanto avevo letto tutto quello che di volta in volta giornali, agenzie, riviste, Internet andavano raccontando sull’argomento.

Del film ciò che mi ha colpito di più non è stata la violenza, (peraltro assolutamente conforme, secondo me alla realtà dei fatti che si sono succeduti), seppur abbia toccato tanto la mia sensibilità, ma la dolcezza e l’immutato stato d’animo e atteggiamento del protagonista nella parte di Gesù nell’affrontare l’immane crescendo della sofferenza che si è abbattuta sul figlio di Dio, per il riscatto del peccato. Mi ha colpito anche la mano di Gibson, che martella il chiodo. E’ anche la mia mano, tutte le volte che commetto un peccato.