I miracoli, strumento privilegiato per affermare la storicità di Gesù e dei Vangeli

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ROMA, martedì, 15 marzo 2005 (ZENIT.org).- Per poter affermare la veridicità di Gesù e dei testi sacri i miracoli hanno un ruolo fondamentale, sostiene Carmelo Dotolo, professore di Teologia delle religioni presso la Pontificia Università Urbaniana di Roma.



La storicità di Gesù e dei Vangeli è un tema discusso sin dalla nascita stessa del Cristianesimo ed è stato sempre oggetto di accese problematiche e conflitti marcati.

“Espungendo i miracoli dalla narrazione evangelica di Gesù rimane ben poco: un buon maestro di morale, che proteggeva le donne, eccetera. Ma niente più. Togliendo i miracoli lo stesso Gesù storico non ha alcuna storia”, ha spiegato il professore in un’intervista concessa a ZENIT.

Secondo l’esperto, l’affermazione del “carattere mitico” della figura di Gesù Cristo è la mistificazione più frequente sulla sua natura proposta dal pensiero laico.

Un vero dibattito sulla questione della storicità ha cominciato ad emergere a partire dal XVII secolo. Da Pascal in poi, infatti, “non c’è filosofo che non ha detto la sua sulla figura di Cristo”, ha ricordato il professore.

A partire dal 1700 il tema è diventato “davvero di primo piano” e si è iniziato ad assistere “ad un vero e proprio assedio della cultura illuminista nei confronti del cattolicesimo”, anche se la critica illuminista ha avuto anche un risvolto positivo, perché “ha fatto capire che i Vangeli non sono una narrazione ‘qualunque’ ma hanno una struttura profonda”.

Il primo teologo ad affrontare in modo sistematico la questione è stato sant’Agostino, per il quale i fondamenti della storicità di Cristo erano di tre ordini: teologico, critico-letterario e culturale.

Dal primo punto di vista, ha spiegato Dotolo, “i Vangeli, e con loro il Nuovo Testamento, ci presentano un fenomeno assolutamente straordinario: in un uomo concreto, assolutamente marginale rispetto alle categorie sociali e culturali del tempo, non si è semplicemente manifestata una presenza del divino, ma vi si è manifestato Dio”.

La frase “Il Verbo si è fatto carne”, per il professore, “capovolge completamente l’esperienza religiosa fin ad allora accumulata e implica una revisione del concetto di Dio”.

“Siamo di fronte a una realtà in urto con la ragione: quella di un Dio fatto Uomo. Di un Uomo i cui gesti e le cui parole sono quelle di Dio”, ha proseguito il teologo, aggiungendo che si tratta sicuramente di “un concetto molto ostico per la sola ragione. Ma Dio va ben oltre la nostra ragione e anche va oltre la nostra immaginazione”.

Sul piano letterario si tratta di “un’opera del tutto particolare, espressione di un’elaborazione fatta a tavolino e che va decisamente al di fuori dei canoni letterari e storici”: non c’è, infatti, “alcuna narrazione lineare nei Vangeli”, come aveva riscontrato lo stesso Agostino, notando non poche contraddizioni.

Dotolo ha ricordato, ad esempio, come il “Discorso della Montagna” “non avvenne affatto in cima ad una montagna”, così come non è “chiaro quale fosse il numero di donne che assistettero per prime alla Resurrezione, se c’erano uno o due angeli in quel frangente”.

“Nessun fatto presenta una ricostruzione univoca”, ha ribadito il docente, ricordando come Gesù non abbia lasciato nulla per iscritto. Da questo deriva “la famosa espressione d’uso comune: ‘Gesù ha scritto solo sulla terra’, con riferimento al passo dell’adultera”, ha ricordato.

“I Vangeli e il Nuovo Testamento sono una ‘sinfonia’ di risposte complementari in merito all’identità di Gesù Cristo – ha continuato lo studioso –. E’ frutto delle prime comunità cristiane la sistematizzazione dell’esperienza di Cristo sulla terra”.

Il vero elemento di rottura nei testi evangelici “risiede nel fatto che per la prima volta si inserisce il principio della testimonianza”, che “non è il lato debole del racconto ma ne diventa il nocciolo fondamentale”, ha proseguito l’esperto.

I Vangeli, infatti, “sono una lettura retrospettiva di un’esperienza vissuta da un gruppo di uomini vicini a Gesù di Nazareth”, “fatti e testimonianze vissute da due apostoli e da due discepoli” che vengono “rielaborati in un discorso organico”.

Questa esperienza è riscontrabile anche nella vita di tutti noi, ha avvertito Dotolo, perché “mentre viviamo è difficile comprendere il senso della nostra vita”.

In sintesi, secondo il professore, si può dire che i Vangeli siano nati in tre tappe: “L’esperienza vissuta dai singoli discepoli, l’assorbimento di tale esperienza all’interno di una comunità” e “la redazione finale in forma scritta di quella stessa esperienza”.

“E’ evidente che i Vangeli non possono ricostruire i fatti ‘fattuali’ (esempio: Gesù mangiava, dormiva, eccetera) ma solo quelli significativi – ha concluso –. La scoperta dell’identità di Gesù non è solo la presa d’atto della sua esistenza ma la consapevolezza che i suoi atti travalicano la storia. Sono fatti che diventano eventi”.