I missionari italiani e la Nuova Evangelizzazione

Padre Piero Gheddo vincitore del Premio speciale "Giornalismo e società" dell'UCSI

| 1169 hits

di Piero Gheddo

ROMA, martedì, 20 dicembre 2011 (ZENIT.org) - “Articoli di denunzia ce ne sono molti, ma abbiamo voluto premiare i racconti dove emerge il bene, nonostante le situazioni di sofferenza che accompagnano la quotidianità”. Così il presidente dell’Ucsi di Verona, Lorenzo Fazzini, sabato 17 dicembre ha presentato i servizi giornalistici vincitori della XVII edizione del “Premio nazionale Natale UCSI” (Unione cattolica della stampa italiana), premiati nella Sala degli arazzi del Comune di Verona: cinque giovani giornalisti (tre donne e due uomini!), che hanno prodotto articoli o servizi televisivi su realtà positive che educano al bene.

“Il Premio speciale “Giornalisti e società” per il giornalismo a servizio dell’uomo a padre Piero Gheddo. Un premio alla carriera che ha voluto riconoscere il suo ruolo di “patriarca” della stampa missionaria”: così il comunicato dell’UCSI.

Il presidente della giuria, don Bruno Cescon, direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali della Conferenza episcopale triveneta, che ha patrocinato il Premio, ha detto: “Abbiamo premiato Piero Gheddo, che ha visitato i quattro angoli del mondo per raccontare, con penna arguta e autorevole, la solidarietà di tanti uomini e donne di buona volontà, dediti all'altro in nome di Dio o della semplice e comune umanità".

Nel discorsetto di accettazione ho detto che ringrazio per questo riconoscimento, che va a tutti i 13.000 missionari italiani nel mondo (preti, fratelli, suore, volontari laici), perché in 58 anni di giornalismo non ho fatto altro che portare alla ribalta il loro lavoro, visitandoli in molti paesi in Asia, Africa, America Latina e Oceania.

Nel mondo globalizzato in cui stiamo vivendo, i missionari italiani sono un ponte di solidarietà e di scambi fra il popolo italiano e tanti altri popoli, non solo nel senso di aiuti dall’Italia ai poveri nel Sud del mondo, ma anche, e oggi soprattutto, di testimoniare e comunicare in Italia le ricchezze dei popoli fra i quali nasce la Chiesa. Ho raccontato che un missionario, reduce da quarant’anni di Bangladesh, mi dice che nella sua vacanza italiana “mi chiedono sempre se faccio pozzi, aiuto gli affamati, costruisco scuole e cose del genere, mentre io vorrei comunicare che là dove nasce la Chiesa lo Spirito Santo soffia con forza e crescono cristiani entusiasti della fede, che diventano missionari fra i loro conterranei”. 

La solidarietà è dare e ricevere. I missionari vengono mandati tra  i popoli non cristiani per portare la “Buona Notizia” di Gesù Cristo. Poi fanno anche molte opere sociali, educative, assistenziali, di promozione umana, ma anzitutto annunziano e testimoniano la salvezza in Cristo, l’unica ricchezza che abbiamo. E i giovani cristiani delle missioni, sebbene ancora ai primi passi nel cammino di una vita cristiana, rimandano a noi il loro esempio di entusiasmo nella fede. Sanno poco o nulla del cristianesimo, ma sono molto più sensibili alla novità del Vangelo che la nostra gente cattolica da duemila anni.   

I vescovi italiani, nella “Nota pastorale“ pubblicata dopo il IV Convegno ecclesiale nazionale di Verona dell’ottobre 2006, hanno scritto (pp. 7-8): “Desideriamo che l’attività missionaria italiana si caratterizzi sempre più come comunione-scambio tra Chiese, attraverso la quale, mentre offriamo la ricchezza di una tradizione millenaria di vita cristiana, riceviamo l’entusiasmo con cui la fede è vissuta in altri continenti. Non solo quelle Chiese hanno bisogno della nostra cooperazione, ma noi abbiamo bisogno di loro per crescere nell’universalità e nella cattolicità. Di fronte ai cambiamenti della stagione presente, abbiamo molto da imparare alla scuola della missione, dalle scelte e dalle esperienze delle Chiese sorelle, che da tempo sono provocate dalle dinamiche del dialogo interreligioso e della multiculturalità. Chiediamo pertanto ai Centri missionari diocesani a far sì che la missionarietà pervada tutti gli ambiti della pastorale e della vita cristiana”.

Belle parole, ma che faticano a trovare applicazioni concrete nella vita ecclesiale diocesana e parrocchiale. Il mio “giornalismo missionario” è sempre stato orientato su questo binario e ringrazio l’Ucsi che, attraverso il Premio alla carriera, rilancia in qualche modo questo ideale che può ispirare e aiutare la Nuova Evangelizzazione del nostro popolo.