I misteri della vita di Gesù

La "Madonna del Rosario" di Caravaggio

Roma, (Zenit.org) Rodolfo Papa | 514 hits

La memoria della Beata Vergine Maria del Rosario è stata istituita originariamente da S. Pio V come festa di Santa Maria della Vittoria, per ricordare la vittoria nella battaglia di Lepanto avvenuta il 7 ottobre del 1571. Tale festa, e soprattutto la devozione al Rosario, hanno ispirato molti artisti, tra cui anche Caravaggio.

Caravaggio, intorno al 1607, dipinge per la cappella dei Carafa-Colonna nella chiesa di San Domenico Maggiore a Napoli, la tela della Madonna del Rosario, oggi conservata a Vienna nel Kunsthistorisches Museum. Questa tela gli fu commissionata dalla famiglia Carafa-Colonna, che sappiamo essere molto legata all’ordine domenicano, in quanto proprio i Carafa, antica e nobile casata napoletana, vantavano una parentela con san Tommaso d’Aquino. Caravaggio si trova, dunque, a lavorare ad una commissione per una cappella privata all’interno dell’ambito culturale e spirituale domenicano.

La tela rappresenta Maria che, con in braccio Gesù bambino, è attorniata da un gruppo di frati domenicani, mentre in basso un gruppo di fedeli inginocchiati in segno di devozione alza le mani verso le corone del rosario. Le due figure a destra e sinistra di Maria sono quelle di san Domenico, fondatore dell’ordine, che porge ai fedeli le corone del rosario, e di san Pietro martire, ucciso a Barlassina tra Milano e Como nel 1252 da un gruppo di eretici che lo avevano fatto segno di odio per la sua incessante predicazione. Tra la folla dei fedeli si scorge il ritratto di un uomo che si può identificare con Marcantonio Colonna, nonno del committente Luigi Carafa-Colonna, raffigurato nell’atto di sorreggere il mantello di san Domenico, e collocato in asse con la colonna che sorregge il drappo rosso che chiude in alto il dipinto, come un grande tendaggio.

La colonna ha la doppia funzione di rappresentare, attraverso una simbologia consolidata, la Chiesa e contemporaneamente la casata dei Colonna -che poteva vantare anche un pontefice (Martino V) tra i propri membri- il cui simbolo araldico è appunto una colonnina isolata sormontata da una corona.

La tela di Caravaggio rappresenta, dunque, la diffusione della pratica della recita del Rosario nelle missioni popolari ad opera dei Domenicani. Maria indica proprio le corone del rosario distribuite da san Domenico ai fedeli, mentre il santo guarda con sguardo rapito verso di lei. Anzi si può dire che san Domenico esegua l’ordine di diffondere la pratica devozionale del rosario su diretto suggerimento di Maria che teneramente lo guarda, tenendo tra le braccia Gesù che portando la mano sinistra sul suo addome indica, guardando dritto negli occhi il fedele, l’oggetto stesso delle preghiere.

La storia del Santo Rosario è molto lunga e complessa. È tradizione assegnarne l’istituzione a san Domenico, come si legge nel Dignitate psalterii B. V. M. scritto dal domenicano Beato Alano della Rupe. Alano racconta che san Domenico, catturato con il suo compagno Bernardo sulle coste della Spagna, vicino Santiago de Compostela, fu  tenuto ostaggio da alcuni pirati per tre mesi, nei quali fu messo ai remi di una imbarcazione. In una tempesta, occorsa in quel periodo di prigionia, san Domenico esortò i carcerieri a ravvedersi e far penitenza, dicendo loro che se avessero promesso di recitare ogni giorno 150 Ave Maria e 15 Pater Noster, meditando sui quindici misteri principali della vita di Cristo, avrebbero avuto salva la vita e addirittura recuperato il carico che avevano già gettato in mare. Quei pirati si ravvidero dei loro peccati e promisero di cambiar vita, istituendo una nuova Compagnia dedicata a Cristo e a Maria.

Questa tradizione ha motivi di veridicità, in quanto il Santo Rosario si diffuse nel Duecento e poi nel Trecento grazie alla predicazione dell’Ordine Domenicano, che lo usava per le missioni popolari. Nel Quattrocento nell’ambiente Certosino, la pratica del Rosario si trasformò in una forma ridotta, con cinquanta Ave Maria, e a ciascuna di esse fu aggiunta una clausola inerente la vita di Gesù. Quindi tra l’azione di trasformazione certosina e la diffusione domenicana la pratica si allargò moltissimo, anche grazie alla confraternite laiche mariane che furono numerosissime e che adottarono tale pratica come esercizio di devozione e di meditazione. Nel Cinquecento, poi, si diffuse al tal punto che ebbe una ulteriore trasformazione, operata dal domenicano Alberto da Castello che scelse quindici misteri della vita di Gesù e di Maria tra i tanti che ormai si erano diffusi, proponendoli alla meditazione e costituendo il Santo Rosario nella forma che conosciamo oggi.

Fu poi durante il Cinquecento, nel momento in cui la Cristianità rischiava una sostanziale sconfitta e invasione da parte dell’Impero Ottomano, che la pratica del Rosario raggiunse la sua massima diffusione. Il Pontefice (Antonio Ghisleri) san Pio V invitò tutta la Cristianità alla preghiera del Rosario con la bolla Consueverunt romani Pontificies nel 1569, proclamando processioni pubbliche e penitenze per salvare dalla catastrofe imminente il popolo cristiano, chiedendo aiuto alla Vergine Maria. Nel 1571 la flotta cristiana si scontrò con successo con quella ottomana, a Lepanto. Il pontefice raccolto in preghiera, quando ancora non poteva sapere degli sviluppi dello scontro armato, fece sciogliere le campane di tutta Roma annunciando che la flotta aveva vinto grazie all’intercessione della Madonna del Rosario. Dopo questo evento, san Pio V inserì nelle litanie l’invocazione di Maria come Auxilium Christianorum e decretò che il 7 ottobre fosse commemorata la festa di Santa Maria della Vittoria. In seguito papa Gregorio XIII Boncompagni istituì il 7 ottobre come festa della Madonna del Rosario.

La tela è, dunque, commissionata per celebrare la festa della Madonna del Rosario, nella memoria dell’istituzione del Santo Rosario ad opera di san Domenico e nel ricordo storico dell’evento straordinario della Battaglia di Lepanto, che vide tra i protagonisti un membro della famiglia Colonna. Ma Caravaggio va oltre le aspettative dei committenti, dipingendo una tela che non è solo celebrativa dell’ordine domenicano o commemorativa dei fasti di una famiglia nobiliare. Egli aggiunge qualcosa che è tra le righe della commissione, esplicitando tutto il sapore della devozione popolare attorno alla pratica dell’orazione.

I fedeli tendono le mani come ad implorare un dono gratuito, sembra quasi che vogliano del pane, che chiedano, implorando a braccia aperte, malvestiti, sporchi e malati, quel poco di cui hanno bisogno per sopravvivere. La Napoli di quel momento storico è una delle città più grandi d’Europa, supera i duecentomila abitanti e la miseria è visibile in ogni strada. Caravaggio rappresenta quella miseria umana che chiede implorando; san Domenico mostra le mani aperte, con lo sguardo rivolto a Maria, che gli fa cenno di distribuire le corone del Rosario. Tutto si compie in questi pochi gesti. Il dipinto è una esortazione semplice e nel contempo profonda alla preghiera, che nella pratica del Santo Rosario unisce l’orazione e la meditazione sui misteri della vita di Gesù e di Maria.

Caravaggio non rappresenta i bisogni soddisfatti, ne’ tantomeno i miracoli che gli oranti chiedono con fervore, anzi sulla sinistra pone san Pietro martire, che esibisce la vistosa ferita sul capo, mentre, guardandoci fisso negli occhi, indica con la mano destra Maria con in braccio Gesù bambino, per ricordare che la fedeltà al Vangelo non comporta necessariamente onori e ricchezza, ma è piuttosto la conformazione della propria vita alla vita di Cristo. Nella preghiera si è vicini a Gesù e a Maria, nella preghiera si comprende il senso della propria sofferenza, nella preghiera si stabilisce un legame profondo tra la nostra miseria e la misericordia di Dio.

Caravaggio ci esorta ad unirci a quel gruppo di fedeli, che per primi si sono inginocchiati per ricevere il vero dono che Maria e Gesù hanno fatto per tramite di san Domenico: ovvero la preghiera, che ci rende amici di Cristo e suoi fratelli. Nella consapevolezza espressa da san Paolo che «lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito,poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio» (Rm 8, 26-27).

Rodolfo Papa, Esperto della XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, docente di Storia delle teorie estetiche, Pontificia Università Urbaniana, Artista, Accademico Ordinario Pontificio. Website: www.rodolfopapa.it  Blog: http://rodolfopapa.blogspot.com  e.mail:  rodolfo_papa@infinito.it