I miti sulla Chiesa Cattolica

I fatti vanno distinti dalle opinioni

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di padre John Flynn, LC

ROMA, lunedì, 19 novembre 2012 (ZENIT.org) – Molta dell’ostilità contro la Chiesa Cattolica è basata sull’ignoranza e sul pregiudizio. È questo l’argomento esposto da Christopher Kaczor nel suo recente libro, The Seven Big Myths About the Catholic Church (I sette grandi miti sulla Chiesa Cattolica), edito da Ignatius Press.

Professore di filosofia alla Loyola Marymount University di Los Angeles, Kaczor esordisce puntualizzando che la Chiesa è fatta sia di santi che di peccatori e che spesso possono capitare errori nella sua gestione.

Ciononostante, abbondano la disinformazione e i miti a proposito di determinati argomenti.

Il primo mito esaminato nel saggio è l’idea che scienza e fede siano in conflitto tra di loro. Storicamente, è dimostrabile la falsità di questa affermazione, argomenta Kaczor, citando numerosi esempi di Cattolici - tra cui anche sacerdoti – che hanno svolto un ruolo determinante in varie scoperte scientifiche. Presbiteri come Gregor Mendel, fondatore della genetica, o George Lemaitre, che ha elaborato la teoria del Big Bang, sono solo due degli esempi riportati da Kaczor.

L’autore afferma che fede e scienza sono complementari e non conflittuali. La scienza gioca un ruolo importante, mentre la fede ci aiuta a rispondere ad altre problematiche vitali con cui la scienza non può confrontarsi: da ciò che dobbiamo fare a cosa possiamo sperare.

Il secondo mito è che la Chiesa si oppone alla libertà e alla felicità dicendo no a determinate azioni. La gioia dei sensi, spiega Kaczor, è decisamente transitoria ed è incapace di portare argomenti alla ricerca del senso della vita. Al tempo stesso, vari studi hanno dimostrato che larghe somme di denaro contribuiscono poco ad incrementare la felicità della gente.

La vera felicità

La Chiesa, spiega l’autore, insegna che la felicità scaturisce dalla pratica dell’amore di Dio e del prossimo. Perciò, non c’è nessuna opposizione alla vera felicità ma solo ad una falsa concezione di felicità che si limita alla ricchezza, al potere e al piacere.

L’idea che la Chiesa sia misogina è un altro mito sfatato dal libro di Kaczor. Le cause di questa opinione vanno dall’opposizione della Chiesa all’aborto e alla contraccezione fino alla restrizione del sacerdozio ai maschi.

Kaczor cita vari passi del Vangelo in cui Gesù dimostra il suo alto rispetto per le donne e il suo rifiuto delle norme culturali e ritualistiche del suo tempo, riguardanti il sesso femminile.

Nella sua Lettera alle donne, Giovanni Paolo II ha ammesso che in alcuni contesti storici non pochi membri della Chiesa hanno offeso la dignità delle donne e ha chiesto perdono per questo.

Nell’etica cristiana uomini e donne sono soggetti agli stessi principi morali. Inoltre il Cristianesimo garantisce più sostegno alle donne rispetto alle culture dell’antichità. Infatti, osserva Kaczor, nel corso della storia della Chiesa, ci sono più donne convertite ed attive che non uomini. Ciò non sarebbe accaduto se la Chiesa fosse stata un’istituzione pervasivamente misogina.

Il tema dell’omosessualità, in particolare l’affermazione di taluni, secondo la quale la Chiesa odia gli omosessuali, è un altro mito preso in esame da Kaczor.

Dio ama tutti, afferma l’autore, e il magistero della Chiesa sulla sessualità non riguarda l’identità di un certi tipo di persone ma le loro azioni. L’insegnamento cattolico sulla sessualità afferma che essa deve essere aperta alla vita e nell’ambito del matrimonio. Ciò vale per tutti e non riguarda le persone attratte dallo stesso sesso.

Principi morali impegnativi

Kaczor ammette che lo sforzo di una persona omosessuale di vivere secondo gli insegnamenti della Chiesa può essere particolarmente impegnativo, tuttavia molti dei principi morali della Chiesa sono di per sé piuttosto esigenti.

In merito all’opposizione della Chiesa Cattolica all’uso dei preservativi ai fini di una prevenzione dell’HIV, Kaczor menziona una ricerca sulla situazione in Africa che dimostra che il profilattico non è il sistema più efficace per combattere il virus. Al contrario, l’astinenza e la fedeltà matrimoniale sono i metodi più idonei, tanto è vero che la Chiesa li incoraggia.

L’argomento secondo il quale il celibato determina gli abusi sessuali sui minori è un’altra posizione che Kaczor descrive come un mito. L’autore menziona ricerche e commenti da parte di una gran varietà di esperti sul tema dell’abuso sessuale, che dimostrano che il celibato non è un argomento plausibile.

Secondo Ernie Allen, presidente del National Center for Missing and Exploited Children, ci sono casi di abusi in molti ambiti religiosi non cattolici, dagli evangelici ai rabbini.

Un rapporto del 2004 realizzato dal John Jay College of Criminal Justice ha riscontrato nel clero un tasso di abusatori di bambini più basso rispetto alla media generale.

In ogni caso, aggiunge Kaczor, una percentuale assai più alta di abusi sessuali hanno luogo all’interno delle famiglie, rispetto al clero di ogni denominazione. Un compagno convivente o un patrigno sono più a rischio di compiere abusi sui bambini rispetto ad un sacerdote cattolico.

Eppure, osserva l’autore, i media concentrano la loro attenzione sulla Chiesa Cattolica. Nella prima metà del 2002, ad esempio, i più diffusi quotidiani della California hanno riportato quasi 2000 storie di abusi nelle istituzioni cattoliche. Nello stesso periodo sono emerse appena quattro storie sulla scoperta di una ben più larga percentuale di abusi nelle scuole pubbliche.

Questi fatti, spesso così poco conosciuti, rendono il libro di Kaczor una lettura preziosa, in un tempo in cui i preconcetti sulla Chiesa Cattolica persistono.

[Traduzione dall’inglese a cura di Luca Marcolivio]