I movimenti ecclesiali: un dono dello Spirito Santo

Si è aperto all'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, il convegno internazionale in preparazione all'incontro di Pentecoste

Roma, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 589 hits

Il primo incontro di Pentecoste di papa Francesco con i movimenti ecclesiali ha fornito lo spunto per un convegno preparatorio all’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum (APRA).

La primavera della Chiesa e l’azione dello spirito è il tema della due giorni di workshop e dibattiti ospitata dall’università dei Legionari di Cristo: un’occasione di incontro e di testimonianza da parte dei rappresentanti (per lo più laici) di realtà come il Regnum Christi, i Focolari, il Rinnovamento nello Spirito, il Cammino Neocatecumenale, la Comunità di Sant’Egidio.

La prima parte dell’evento, svoltasi stamattina ed introdotta dal rettore dell’APRA, padre Pedro Barrajon, LC, ha visto l’intervento di tre illustri personalità del mondo ecclesiale: monsignor Joseph Clemens, segretario del Pontificio Consiglio per i Laici; padre Gianfranco Ghirlanda, rettore emerito della Pontificia Università Lateranense; monsignor Ricardo Blázquez, arcivescovo di Valladolid.

Monsignor Clemens ha riportato in modo particolare il pensiero del cardinale Joseph Ratzinger, di cui è stato segretario. Già nel 1998, in occasione del primo raduno di Pentecoste dei Movimenti, Ratzinger aveva salutato questa realtà come una “speranza per la Chiesa universale”.

I movimenti, aveva affermato il futuro Papa, sorgono spontaneamente, senza che vi sia un vero progetto umano: per questo essi sono veri “doni dello Spirito Santo”, nonché “espressioni della giovinezza della Chiesa”, oltre che “protagonisti della missione, dell’impegno sociale e delle vocazioni sacerdotali e religiose”.

Nel libro-intervista Rapporto sulla fede, realizzato con Vittorio Messori nel 1985, il cardinale Ratzinger aveva salutato la realtà dei movimenti come una delle eredità più luminose di un Concilio Vaticano II non privo di ombre.

Nel 1999 Ratzinger parlò della “perdita di entusiasmo” e della “burocratizzazione” come due minacce mortali per la Chiesa di oggi, in grado solo di elevare barriere all’interno della Chiesa stessa, laddove i movimenti erano espressione in positivo della “varietà” e, quindi, della “cattolicità” della Chiesa.

In tal senso, i movimenti favoriscono l’unità della Chiesa, senza per questo appiattirsi nella uniformità. Essi sono anche generatori di una “piena integrale cattolicità”, che si manifesta in una “fede fresca ed entusiasta”, in una “gioia che contagia”.

Vivendo la realtà di un movimento, ha proseguito monsignor Clemens, il cristiano impara a vincere i propri egoismi e a coltivare una fede autentica che lo sostenga in ogni aspetto della vita, compresa l’azione sociale.

È seguita la relazione di padre Gianfranco Ghirlanda, S.I., che si è soffermato soprattutto sulla natura strutturale ed anche giuridica dei movimenti, all’interno dei quali, possono convivere persone con vocazioni diverse: chi al sacerdozio, chi alla vita consacrata, chi a quella laicale e matrimoniale.

Nei movimenti l’elemento comune ad ogni membro è il carisma e, in un certo senso, la “consacrazione” a quel carisma, sebbene ai membri laici non sia richiesto un cambiamento nello stile di vita.

Due degenerazioni da evitare, ha aggiunto padre Ghirlanda, sono la pretesa che un movimento si presenti in modo esclusivo come depositario autentico della verità della Chiesa o che, qualora esso sorga all’interno di una parrocchia, si sviluppi “a margine della parrocchia e non al servizio della stessa”.

Monsignor Ricardo Blázquez ha raccontato l’esperienza nella propria diocesi, a contatto con il Cammino Neocatecumenale. “Dobbiamo recuperare la gioia di credere per testimoniare il Signore con la fede e le opere”, ha detto il presule, sottolineando come, in una società fortemente secolarizzata, sia importante ripartire dalla “iniziazione cristiana”.

Sebbene non esistano “carismi perfetti”, ha proseguito monsignor Blasquez, i movimenti come il Cammino Neocatecumenale, presentano “segni di autenticità” e sono la giusta risposta alla chiamata alla Nuova Evangelizzazione.

“Tra persona e comunità – ha spiegato Blázquez – si instaura una relazione vitale per trasmettere la fede”. Altro passaggio importante è quello di imparare a percepire la Chiesa non più come una “realtà esterna” ma “interiore”.

La fede, infatti, è sia “personale” che “ecclesiale” e se un cristiano rimane solo, “è destinato al naufragio”. Altri elementi imprescindibili sono “il riconoscimento e il perdono dei peccati”, la “obbedienza” ai superiori, la “speranza nella vita eterna”.

C’è poi l’aspetto relativo alle vocazioni, le quali – siano esse al sacerdozio, alla vita consacrata o familiare, alla missione o alla catechesi – sono sempre “per loro natura vocazioni all’apostolato”.

Il messaggio cristiano, infine, non va mai trasmesso “con orgoglio” ma con “franchezza, fiducia e umiltà”, ha quindi concluso il presule.