I Musei Vaticani sono “un importante contributo alla missione della Chiesa”, secondo il Papa

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CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 22 marzo 2006 (ZENIT.org).- I Musei Vaticani, di cui quest’anno ricorre il V centenario, offrono “un importante contributo alla missione della Chiesa”, ha affermato la scorsa domenica Benedetto XVI.



Così ha detto il Vescovo di Roma al termine della tradizionale preghiera dell’Angelus nel ricordare i cinquecento anni di questa istituzione che Giovanni Paolo II aveva definito "una delle più importanti porte della Santa Sede aperte sul mondo", e che secondo l’attuale Papa permette “a milioni di persone le verità cristiane con il linguaggio dell’arte”.

Quest’anno si celebra infatti l'inizio ufficiale delle raccolte pontificie che si fa risalire al 14 febbraio 1506, giorno in cui Papa Giulio II della Rovere (1503-1513) fece esporre il gruppo scultoreo del Laocoonte nel cortile interno del Palazzetto del Belvedere di Innocenzo VIII – oggi Cortile Ottagono –.

Al gruppo scultoreo del Laocoonte, venuto alla luce un mese prima presso le Terme di Tito sul Colle Oppio e da lui immediatamente acquistato, si andarono poi ad aggiungere altre famose ed importanti sculture che formarono il Cortile delle Statue, nucleo originario dei Musei Vaticani.

In particolare, ad aprire la serie d'iniziative culturali previste per quest’anno dai Musei Vaticani, il 16 marzo scorso è stato presentato il nuovo allestimento del Museo Cristiano, istituito nel 1756-1757 da Benedetto XIV (1740-1758) nell’ambito delle collezioni della Biblioteca Apostolica Vaticana, al fine di raccogliere diversi nuclei di oggetti riguardanti le testimonianze dei primi cristiani che, nel corso della prima metà del Settecento, erano confluiti nelle collezioni pontificie.

Il Museo, che dal 1999, per disposizione di Giovanni Paolo II, è stato affidato ai Musei Vaticani, venne allestito ad un estremità della Galleria di Urbano VIII (1623-1644) proprio con l’esplicita finalità di “promuovere lo splendore di Roma e di affermare la verità della religione cristiana” (Ad augendum Urbis Splendorem et asserendam religionis veritatem), come recita la scritta posta sul prospetto d'ingresso della Galleria.

Il nuovo allestimento, che si caratterizza per i moderni criteri di esposizione museografica e quindi ordina i vari reperti per contesti di provenienza, espone antichità paleocristiane – quasi tutte datate tra il I e il VI secolo d.C. e rinvenute nelle catacombe romane –.

Questi splendidi esemplari dell’arte decorativa di quei tempi sono conservati ed esposti all’interno di vetrine orizzontali – realizzate per volontà di Pio IX (1846-1878) – e splendidi armadi in radica di noce fatti appositamente costruire dai migliori artigiani della fine del Settecento.

I reperti conservati si offrono allo spettatore nell'ordine delle strade consolari romane di provenienza, seguiti da oggetti rinvenuti in altri siti cimiteriali italiani, nell'Africa Cristiana (Numidia), nell'Africa Proconsolare (Cartagine) e in Tripolitania (Leptis Magna). Concludono l'esposizione reperti provenienti dall'Egitto cristiano antico, dalla Tebaide, dalla Siria e dalla Palestina.

Notevoli i cammei, le gemme, i vetri incisi, gli oggetti ornamentali personali, tra cui alcuni anelli, che recano incisi i primi simboli cristiani. Mentre alcuni fragili reperti sono stati lasciati inglobati nella malta di chiusura dei loculi cimiteriali, dove venivano apposti in ricordo dei defunti e di particolari momenti della loro vita terrena.

Il Museo Cristiano espone dagli oggetti più ricchi, come i vetri dorati sicuramente appartenuti a defunti di classe sociale agiata, ai reperti più semplici, fino alle numerose lucerne in terracotta e bronzo, recanti il simbolo cristologico (il X greco intersecato da un Rho sempre greco) – metafora del Cristo che è "luce del mondo" – ma anche simboli pagani ed ebraici.

Mirabile, infine, la fattura delle coppe in avorio e degli amorini di bronzo ed eburnei allineati in bella vista, così come quella dei numerosi fondi di coppe vitree con inscritti in foglia d'oro i ritratti, le effigi e i ricordi dei defunti, che i cristiani erano soliti regalare in grandi occasioni come i matrimoni.

La prossima iniziativa del V centenario dei Musei Vaticani riguarda la presentazione il 27 aprile prossimo del restauro dei dipinti del Pinturicchio nella Sala dei Misteri dell’Appartamento Borgia – da Papa Alessandro VI (1492-1503) – che si trova al primo piano del Palazzo Apostolico Vaticano.