I nemici dell’ecumenismo: l'ignoranza del cristianesimo e il relativismo morale

Nella prima giornata di lavori della Terza Assemblea Ecumenica Europea di Sibiu

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Di Mirko Testa

SIBIU, giovedì, 6 settembre 2007 (ZENIT.org).- Far conoscere il cristianesimo nella sua vera essenza e combattere il relativismo morale esistente tra gli stessi cristiani delle diverse confessioni: è questo un forte appello emerso nella prima giornata di lavori della Terza Assemblea Ecumenica Europea (EEA3) in corso a Sibiu, in Romania.

Nel suo discorso d'apertura, il 5 settembre, il Cardinale Péter Erdő, presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE ), uno dei due organismi ecclesiali promotori dell'evento, ha detto che “il primo compito che abbiamo anche qui a Sibiu è quello di approfondire e vivere il cristianesimo”.

“Dobbiamo spesso dolorosamente constatare quanto il cristianesimo sia oggi poco conosciuto in Europa nella sua vera essenza – ha aggiunto –. Circolano molte maschere del cristianesimo, spesso consapevolmente false”.

“Credo che il primo grande ostacolo all’ecumenismo sia l’ignoranza del cristianesimo e la superficialità della vita cristiana”, ha continuato sottolineando l'urgenza “che il cammino ecumenico diventi un luogo di approfondimento spirituale e teologico”.

“Se vogliamo essere autentici missionari di Cristo, dobbiamo essere i suoi veri discepoli. Imparando la Sacra Scrittura e le verità della nostra fede possiamo crescere nella nostra identità cristiana”, ha sottolineato.

“Sicuramente non è la strada giusta verso l’unità, se ciascuno dimentica la storia e le realtà, la dottrina e la fede della propria comunità. Il cammino dell’unità va attraverso la verità e la carità”, ha proseguito.

Il porporato ha anche sottolineato come ulteriore compito ecumenico urgente “quello di confrontarci insieme con la modernità e la secolarizzazione. Tra comunità cristiane dell’est e dell’ovest abbiamo esperienze diverse. C’è qualcosa da imparare reciprocamente”.

In un momento storico come quello attuale, caratterizzato da un prevalente “soggettivismo” e un profondo “vuoto culturale e morale”, è “importante ribadire il senso e il valore oggettivo di tante cose e tanti comportamenti umani” e “mostrare insieme che il Vangelo è in grado di dialogare con ogni cultura ed ha la forza di arricchire ogni cultura”.

Lo stesso giorno il Metropolita Kirill di Smolensk e Kaliningrad ha parlato di una disomogeneità tra le diverse confessioni cristiani sulla concezione dell'uomo e delle norme morali che lo devono guidare.

Constatando che “alcune comunità cristiane hanno unilateralmente rivisto o stanno rivedendo le norme di vita definite dalla Parola di Dio”, il Metropolita si è domandato: “Perché sta accadendo proprio oggi, all’inizio del 21° secolo? Perché alcuni circoli cristiani sono arrivati a favorire così tanto l’idea di norme morali in evoluzione?”.

A questo proposito ha affermato che “c’è una coincidenza sospetta tra il nuovo atteggiamento nei confronti della moralità nei circoli cristiani e la diffusione del paradigma post-moderno nella società secolare. Il post-modernismo in senso ampio implica una compatibilità di visioni e posizioni incompatibili”.

“Forse questo atteggiamento è giustificato in alcune sfere della società, ma non può essere giustificato per i cristiani nel regno della moralità. I credenti non possono riconoscere allo stesso tempo il valore della vita e il diritto alla morte, il valore della famiglia e la validità delle relazioni tra persone dello stesso sesso, la difesa dei diritti dei bambini e la deliberata distruzione di embrioni umani a scopi medici”, ha sottolineato.

“Una lotta per un’unica moralità pubblica e per i valori cristiani nell’Europa di oggi è impossibile senza azioni congiunte, in primo luogo tra cristiani delle principali confessioni, nonostante le loro differenze dottrinali”, ha affermato.

“Il vecchio termine ‘ecumenismo’, ad ogni modo, è poco adatto a realizzare questo compito. A nostro modo di vedere, costruire un sistema di solidarietà cristiana in Europa oggi sulla base dell’unica e indivisibile moralità del Vangelo e sulla testimonianza comune dei valori cristiani che derivano da questa solidarietà può essere l’ultima risorsa per i cristiani nel loro sforzo comune di restituire un’anima all’Europa”.

“Nel difendere le norme etiche comuni, i cristiani dovrebbero cercare alleati in altre religioni che condividano posizioni morali simili a quelle cristiane – ha detto –. A questo scopo è necessari sviluppare i rapporti interreligiosi in Europa e nel mondo”.

“Nonostante tutte le loro differenze, le religioni mondiali tradizionali condividono la consapevolezza comune che i valori eterni hanno una priorità su quelli temporali. Questo aiuta a far fronte insieme alle minacce all’ordine morale della vita umana”, ha continuato.

“I cristiani possono anche trovare sostegno riguardo alla moralità tra le persone laiche che hanno una visione non religiosa ma sostengono norme morali simili a quelle cristiane”.

“In alter parole, i cristiani dovrebbero agire insieme a tutte le persone di buona volontà per cercare e preservare l’armonia nella società riguardo alle norme morali”.

“Per raggiungere questo obiettivo, le comunità cristiane dovrebbero lavorare con l’opinione pubblica e mantenere un dialogo con le strutture nazionali e internazionali”.

“Mentre chiedono che la vita pubblica sia governata da un’unica moralità, i cristiani dovrebbero lasciare alla coscienza individuale il fatto di vivere la propria vita privata in base ai propri valori” ha concluso.